L'intervista

Terremoto in Venezuela, il capomissione della Catena Svizzera di Salvataggio: «Purtroppo non siamo riusciti a salvare vite»

Sebastian Eugster e la sua squadra rientrano domani a Zurigo dopo giorni fra le macerie – Il racconto dell'intervento elvetico e dell'impegno umanitario che ora continua
©Matias Delacroix
Marcello Pelizzari
01.07.2026 12:22

La linea, mentre parliamo con Sebastian Eugster, a capo della squadra della Catena Svizzera di Salvataggio intervenuta in Venezuela, va e viene. Intercettiamo a fatica le sue parole, non le sue emozioni e, parallelamente, una certa fatica. Eugster e i suoi colleghi, oggi, atterreranno a Zurigo dopo giorni intensi sul campo. Fra le macerie. La doppia scossa di terremoto che ha colpito il Paese sudamericano ha generato una risposta, forte, da parte delle squadre specializzate. Quella elvetica, spiega il nostro interlocutore, è stata fra le primissime ad annunciarsi e intervenire. Ecco com'è andata.

Iniziamo da una domanda banale: com'è stato l'impatto con il Venezuela e con il dramma che sta vivendo la popolazione?
«I bisogni, in Venezuela, sono enormi. Il terremoto ha colpito soprattutto la zona costiera a nord di Caracas, la capitale, attorno alla regione di La Guaira sul Mar dei Caraibi. Due o tre città sono state colpite in modo particolarmente duro. Interi quartieri sono stati rasi al suolo, molti edifici a più piani sono crollati. Ed è proprio in queste zone che il nostro aiuto è stato apprezzato. Un centinaio di squadre internazionali si sono mobilitate e sono arrivate sul posto. Abbiamo lavorato assieme, fianco a fianco».

Quando siete arrivati, per l'esattezza?
«La squadra svizzera era in Venezuela venerdì mattina e, la sera, stavamo già lavorando. Ci è servito un po' di tempo per spostarci dall'aeroporto alle zone più colpite, ma sfruttando il lavoro di una squadra che ci aveva preceduto e aveva preparato il terreno per il nostro arrivo, beh, abbiamo potuto entrare in azione immediatamente». 

È stato complicato dialogare con le autorità locali? Il Venezuela non è un Paese modello, in questo senso...
«In realtà, il Governo venezuelano ha rivolto, quasi subito, un appello alla comunità internazionale di soccorso. Da parte mia, sono contento che sia stato lanciato questo appello». 

Siamo stati protagonisti di molti interventi, in taluni casi c'erano segnali, forti, che indicavano la presenza di persone vive. Alla fine, però, abbiamo estratto persone già decedute

Le mani svizzere sono riuscite a salvare persone intrappolate sotto le macerie?
«Purtroppo, no. Non ci siamo riusciti. Siamo stati protagonisti di molti interventi, in taluni casi c'erano segnali, forti, che indicavano la presenza di persone vive. Alla fine, però, abbiamo estratto persone già decedute. In totale, considerando tutte le squadre internazionali impegnate, ci sono stati circa 2 mila salvataggi di persone dalle macerie. La maggior parte di questi salvataggi è avvenuta nei primissimi giorni dopo il sisma».

Che sensazione si prova nel non riuscire a salvare qualcuno? Tristezza, frustrazione, rabbia?
«Il desiderio di qualsiasi soccorritore è proprio quello di salvare vite. Non è stato il caso, come detto, e ne abbiamo parlato all'interno della squadra. Siamo giunti alla conclusione che, di fronte a eventi simili, non possiamo controllare tutto. Abbiamo fatto ciò che era in nostro potere, siamo stati bravi a governare ciò che potevamo governare. Ma, per dirne una, non potevamo controllare un fattore come il caldo. Le condizioni climatiche, in Venezuela, sono un fattore importante. Un fattore che ha ridotto la probabilità di sopravvivenza fra le macerie. Se per i soccorritori sopportare il caldo è faticoso, figuratevi che cosa può significare per una persona intrappolata sotto le macerie. Là sotto ci si disidrata ancora più rapidamente. I numeri sono sempre relativi, ma è chiaro ed evidente che, quando parti per una missione di soccorso, vorresti salvare più vite».

Domani sarete di nuovo in Svizzera, ma l'impegno nei confronti del Venezuela non si esaurisce qui. Giusto?
«Sì, è corretto. La squadra di soccorso ha fatto ciò che doveva fare, ma il nostro impegno proseguirà sul fronte umanitario: alla fine di questa settimana, una squadra specializzata per acqua e igiene sarà in Venezuela. Come Svizzera, manteniamo la presenza nel Paese. La squadra che arriverà potrà utilizzare la base operativa allestita. Il messaggio, da allargare alle organizzazioni non governative e ai partner, è che continuiamo e continueremo ad aiutare. A cambiare è lo strumento: passeremo dalla ricerca e soccorso al supporto umanitario».