Tra Kiev e Mosca ci sarà Lugano: «Diamo al Ticino più visibilità»

«Da Vancouver a Vladivostok». È questa l’estensione geografica dell’OSCE(l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), che copre un territorio in cui vivono oltre 1,5 miliardi di persone. E tra un mese, al centro del mondo diplomatico ci sarà il Ticino.
A Lugano, il 3 e 4 dicembre, ci saranno in totale 57 delegazioni per l’annuale conferenza ministeriale. Tante quanti gli Stati che compongono l’OSCE. Ci sarà la Russia, ci sarà l’Ucraina e ci saranno pure gli Stati Uniti. «Saranno sicuramente delegazioni di peso», ha assicurato oggi a Bellinzona Ignazio Cassis. Sono previste oltre mille persone.
Solo glamour mediatico?
Il capo della diplomazia elvetica, dalla sala del Gran Consiglio dove si è tenuta la conferenza stampa, non ha però sciolto le riserve. Oggi, non è ancora possibile sapere se sulle rive del Ceresio arriveranno il ministro degli affari esteri russo Sergej Lavrov (assente lo scorso anno a Vienna), oppure il Segretario di Stato USA Marco Rubio. «E non lo sapremo fino a 24 ore prima», ha detto Cassis, ricordando che le grandi potenze non annunciano mai in anticipo i loro spostamenti. «Se la loro presenza porta un tocco di glamour mediatico, il successo della conferenza è solo in parte legato a questo aspetto». È però chiaro che l’eventuale assenza, soprattutto di Lavrov, sgonfierebbe non poco l’interesse attorno al vertice. «In ogni caso le delegazioni russe e ucraine si confronteranno», ha tenuto a ricordare Cassis. «A Lugano vogliamo dare al dialogo una possibilità concreta».
Un’occasione di incontro
È anche per questo che l’OSCE è stata creata cinquant’anni fa da due Stati «nemici» come Russia e Stati Uniti, ha aggiunto il ticinese, ricordando che uno degli obiettivi della conferenza - oltre a mantenere aperto il dialogo - è di preparare l’organizzazione a svolgere un ruolo concreto qualora si aprisse una prospettiva di cessate il fuoco e di pace in Ucraina. «Dobbiamo essere pronti quando ciò accadrà».
Cassis ha poi passato in rassegna l’anno da presidente dell’OSCE e le conferenze organizzate in tutta la Svizzera: prima San Gallo (incentrata sull’antisemitismo), poi Ginevra (nuove tecnologie), Berna (legata agli aspetti storici dell’OSCE) e infine Zugo (cibersicurezza). «A Lugano ci sarà quella più importante», ha tenuto a sottolineare il capo del DFAE, secondo cui l’evento contribuirà a rafforzare ulteriormente il profilo di Lugano quale sede di conferenze internazionali (più volte è stata ricordata la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina nel luglio del 2022, ndr) e a dare al Ticino maggiore visibilità sul piano internazionale.
Le voci critiche
Per il consigliere di Stato Norman Gobbi, invece, la conferenza dell’OSCE a Lugano «è la dimostrazione che il Ticino da sempre è un territorio di dialogo. E il Cantone è in grado di accogliere e organizzare eventi di carattere internazionale». Eppure, lo si è visto all’inizio di ottobre durante il dibattito in Gran Consiglio sul credito da concedere per la conferenza (4,1 milioni di franchi, di cui l’80% coperto dalla Confederazione), non tutti ritengono che sia opportuno organizzare una conferenza dai costi elevati e dai risultati incerti. Il credito è poi stato accolto con 47 voti favorevoli, 32 contrari e 4 astenuti. «Voci critiche ci sono sempre. E aggiungerei: per fortuna. Questa è la democrazia. Ma sono una minoranza ed è bene che rimangano una minoranza», ha detto senza giri di parole Ignazio Cassis, ricordando che nessuna pace è stata raggiunta senza questo tipo di conferenze e senza incontri tra le parti avversarie.
Gli eventi natalizi
L’elefante nella stanza (anche in quella del Gran Consiglio che ha accolto la conferenza stampa di oggi) sono però i possibili disagi che la conferenza provocherà: dalla circolazione stradale (vedi sotto) allo shopping pre-natalizio per le vie del centro.
«Ci sono aspettative legittime di chi vive e lavora in Ticino», ha detto Gobbi. «Sarà prioritario limitare il più possibile i disagi alla popolazione. Per chi lavora a Lugano, per le attività economiche e per tutti i cittadini», gli ha fatto eco il sindaco di Lugano, Michele Foletti, che ha sgomberato il campo dai dubbi: gli eventi natalizi sono assicurati.
Le possibili infiltrazioni
La conferenza è prevista per giovedì 3 e venerdì 4 dicembre, ma già mercoledì 2 si terrà la conferenza parallela della società civile all’Hotel de la Paix. Poi, il vertice si concentrerà in due luoghi principali: al Palazzo dei Congressi e al Parco Ciani (ci saranno allestimenti temporanei per ospitare le sessioni plenarie e gli incontri bilaterali, nonché il centro per i media e le ONG).
E poi ci saranno le manifestazioni di protesta. Ne sono già state annunciate due: una organizzata dal MPS la settimana prima dell’evento e una seconda - prevista il 3 dicembre alle 18.30 - «contro le guerre imperialiste e la militarizzazione dei territori». Foletti, però, ha precisato: «Non nascondo che il problema non è tanto la manifestazione, se autorizzata, ma le eventuali infiltrazioni».
Città accoglienze e accessibile
Lugano sarà, in parte, blindata. Il dispositivo di sicurezza presentato oggi dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi prevede infatti chiusure di strade (anche temporanee, fra cui arterie importanti come Corso Pestalozzi, le strade nella zona del LAC e dell’aeroporto di Lugano-Agno), ma pure una limitazione dello spazio aereo e di navigazione.
Le restrizioni, viene spiegato dalle autorità, entreranno in vigore già martedì primo dicembre, ma si concentreranno soprattutto dalla sera del 2 dicembre fino alla sera di venerdì 4 dicembre.
Norman Gobbi, Michele Foletti e Matteo Cocchi hanno più volte sottolineato l’importanza di «limitare il più possibile i disagi alla popolazione e alle attività commerciali del centro Città», con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra la sicurezza e le esigenze di chi vive e frequenta il centro di Lugano.
«La Città rimarrà accogliente e accessibile», ha sottolineato il sindaco di Lugano Michele Foletti.
Zona a controllo accresciuto
Nel centro di Lugano, però, ci saranno «zone a controllo accresciuto». Nella zona indicata in blu sarà garantito l’accesso agli esercizi commerciali. Da parte della polizia non sono state emanate indicazioni di chiusura per le attività commerciali del centro, ha assicurato Cocchi.
Sempre nella parte colorata di blu (che si estende dalla zona della Pensilina alla Foce e comprende anche il Liceo Lugano 1), le attività scolastiche proseguiranno regolarmente come da programma. Inoltre, assicurano le autorità, «sarà garantito l’accesso al Casinò di Lugano e al relativo parcheggio». Cosa succederà in questa zona blu? «Ci sarà una maggiore presenza di polizia e potranno essere effettuati controlli d’identità e di sicurezza», ha spiegato Cocchi. Ci sarà però anche una zona rossa in cui sarà vietato l’accesso (salvo alle persone autorizzate): riguarda in particolare il Parco Ciani, il Centro esposizioni e il Palazzo dei Congressi.
A sostegno degli agenti di polizia (che arriveranno come rinforzo da tutta la Svizzera) ci sarà pure l’esercito: saranno fino a duemila i militari chiamati in servizio per proteggere Lugano. Sul tema della sicurezza, una conferenza stampa è in agenda il prossimo 23 novembre. Tra le strade coinvolte dalle chiusure e dalle restrizioni (che si possono consultare al sito web www.ti.ch/osce) figurano ad esempio Viale Cattaneo, Corso Elvezia e Viale Castagnola. Riva Caccia è percorribile sino alla Rotonda del LAC, mentre in Via Maraini sono da prevedere congestionamenti del traffico e chiusure momentanee all’altezza della stazione FFS.
