Alcuni CEO delle casse malati ormai intascano stipendi da capogiro

Tre dei dieci maggiori assicuratori malattia svizzeri pagano ormai ai loro rispettivi presidenti della direzione stipendi milionari: è quanto emerge da un'analisi pubblicata oggi dal Beobachter basata sui rapporti annuali, che mostra anche il forte incremento delle remunerazioni avvenuto negli ultimi anni. Intanto il parlamento discute da anni su una limitazione degli stipendi.
Il campione della lega dei top manager delle casse malati - riferisce il bimensile nel numero da oggi in edicola - è una donna: Philomena Colatrella, alla testa di CSS sino alla fine del 2025, ha ricevuto l'anno scorso 998'600 franchi, a fronte dei 743'700 che venivano versati per la stessa posizione nel 2017. Subito dopo si inserisce Helsana: sono 996'000 i franchi andati al CEO Roman Sonderegger, circa 200'000 in più dell'esercizio precedente (e 309'600 in più di otto anni prima). I due dirigenti hanno nel frattempo superato Andreas Schönenberger di Sanitas, che si è dovuto accontentare di 982'500 franchi (469'300 nel 2017).
L'andamento è visibile da anni: nel 2017 solo un CEO guadagnava più di 700'000 franchi, mentre oggi sei delle dieci maggiori casse superano tale soglia. L'anno scorso la retribuzione più bassa è stata quella di Caroline Meli, al vertice di Atupri, con 349'500 franchi.
Contattata dal Beobachter, Helsana giustifica il forte aumento in busta paga del suo numero uno con lo sviluppo positivo dell'azienda: il numero di affiliati all'assicurazione di base è aumentato notevolmente e il ramo delle complementari è cresciuto bene. Il gruppo versa stipendi «attrattivi, ma chiaramente conformi al mercato» a tutti i livelli, assicura un portavoce.
Il tema è da anni al centro del dibattito politico. In agosto il Consiglio federale si è detto favorevole a limitare le retribuzioni, dando seguito a un'iniziativa parlamentare. Il governo pensa di orientare il salario a quello di un membro dell'esecutivo federale, che è di circa 480'000 franchi.
Secondo il Beobachter il nodo però è che il tetto riguarderebbe solo la parte di stipendio proveniente dall'assicurazione di base obbligatoria. Nel ramo delle complementari le retribuzioni dei piani alti non sarebbero limitate: solo questa soluzione potrebbe ottenere il sostegno dei parlamentari borghesi, che in passato avevano nettamente respinto un limite salariale, invocando la libertà economica.
Quindi, stando alla testata vicina ai consumatori e ai piccoli risparmiatori, le casse dovrebbero solo suddividere le remunerazioni nel rapporto annuale. Se formalmente il 60% dello stipendio proverrà dal ramo complementare, il salario milionario potrà rimanere intatto: la parte proveniente dall'assicurazione di base sarebbe allora di 400'000 franchi, sotto il tetto legale.