Svizzera
La diretta

Trump: «Non imporrò i dazi per la Groenlandia»

Dopo il discorso al WEF, il presidente USA ha incontrato il segretario generale della Nato Mark Rutte. Un incontro «costruttivo», al termine del quale ha deciso di non applicare i dazi minacciati ai paesi europei per la Groenlandia – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
LIVE
Trump: «Non imporrò i dazi per la Groenlandia»
Red. Online
21.01.2026 06:37
22:10
22:10
Danimarca: «Bene Trump sui dazi, serve soluzione che rispetti Nuuk»

Il ministro degli esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, ha dichiarato di accogliere con favore l'annuncio del presidente statunitense Donald Trump sul ritiro dei dazi preannunciati per le nazioni europee che hanno dispiegato truppe in Groenlandia. Lo riportano i media danesi. «La giornata si sta concludendo meglio di come è iniziata», ha detto il ministro, aggiungendo che sarebbe positivo se questo significasse un ritorno a canali di comunicazione più normali rispetto alla piattaforma dello stesso presidente statunitense Truth Social. Rasmussen ha inoltre sottolineato l'importanza di trovare una soluzione che rispetti il popolo della Groenlandia.

22:05
22:05
Nato: «I negoziati tra Danimarca, Groenlandia e USA proseguiranno»

«Le discussioni tra gli alleati della Nato sul quadro a cui ha fatto riferimento il presidente (Donald Trump) si concentreranno sulla garanzia della sicurezza artica attraverso gli sforzi collettivi degli alleati, in particolare dei sette alleati artici. I negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l'obiettivo di garantire che Russia e Cina non ottengano mai un punto d'appoggio, né economicamente né militarmente, in Groenlandia». Lo ha dichiarato un portavoce dell'Alleanza atlantica citato da Sky News.

21:58
21:58
Incendio al centro congressi durante il WEF: Trump era nell’edificio, nessun ferito

Momenti di tensione a Davos, durante l’incontro annuale del World Economic Forum. Un incendio è scoppiato questa sera nel centro congressi che ospita il vertice, come confermato dalla polizia cantonale grigionese su richiesta di Keystone-ATS. Al momento del rogo, all’interno dell’edificio si trovava ancora il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che nel pomeriggio aveva tenuto un discorso.

Centro isolato, nessun ferito

Secondo quanto riferito dalle autorità, non si registrano feriti. A causa dell’elevato numero di persone presenti nella zona del congresso, sono intervenuti vigili del fuoco, polizia e ambulanze. Il centro congressi è stato isolato per motivi di sicurezza. Le cause e il punto esatto in cui sono divampate le fiamme non sono per ora stati chiariti.

Un secondo incendio durante la giornata

Si è trattato del secondo intervento dei pompieri nella giornata odierna a Davos. In precedenza, un altro incendio è scoppiato accanto a un hotel della località: a prendere fuoco è stata una piccola capanna allestita per la consumazione di fondue di formaggio. Per precauzione, l’albergo è stato temporaneamente evacuato. Anche in questo caso non si segnalano feriti.

20:50
20:50
Trump: «Non imporrò i dazi per la Groenlandia»

Il presidente statunitense Donald Trump annuncia che non imporrà dal primo febbraio i dazi minacciati ai paesi europei per la Groenlandia. Lo annuncia lo stesso Trump sulla sua rete sociale Truth Social dopo l'incontro «costruttivo» con il segretario generale della Nato Mark Rutte a margine della riunione annuale del Forum economico mondiale a Davos (GR). «Sulla base di un incontro molto proficuo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito la struttura di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all'intera regione artica. Questa soluzione, se finalizzata, sarà estremamente vantaggiosa per gli Stati Uniti d'America e per tutte le nazioni della Nato», scrive Trump. «Il vicepresidente J.D. Vance (all'anagrafe James David Vance), il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e altri, a seconda delle necessità, saranno responsabili dei negoziati. Riferiranno direttamente a me».$

In corso discussioni relative al progetto Golden Dome

Trump ha inoltre riferito che "sono in corso ulteriori discussioni relative al progetto 'Golden Dome' per quanto riguarda la Groenlandia" e che "il vicepresidente JD Vance, il segretario di stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e altri, se necessario, saranno responsabili dei negoziati", riferendo "direttamente" a lui. Negoziati che l'inquilino della Casa Bianca aveva, poche ore prima, chiesto con urgenza agli europei: "Se direte di no ce lo ricorderemo", aveva avvertito rassicurando che non "userà la forza". "I won't use force", aveva detto nel suo discorso fiume di 72 minuti. "Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è un posto chiamato Groenlandia", aveva spiegato, prima di definirla un "pezzo di ghiaccio" e di confonderla con l'Islanda.

Controllo della Groenlandia necessario

Il presidente americano a Davos ha ribadito che il controllo della Groenlandia è necessario per la sicurezza nazionale e internazionale e che solo gli Stati Uniti sono abbastanza forti da difendere l'isola da minacce esterne. Ma ha avvisato che difenderla ha senso solo se gli USA ne avranno la proprietà, e non semplicemente l'affitto. Quindi ha accusato la Danimarca di essere "ingrata", per non voler cederla dopo che gli USA hanno combattuto per salvarla, restituendola a Copenaghen dopo la Seconda Guerra mondiale.

L'articolo 5 della Nato

Prima di fare il passo indietro sui dazi, aveva ricordato di averli inizialmente imposti agli alleati che hanno maltrattato gli USA e, pur assicurando di essere "con la Nato al 100%", ha dubitato che Washington possa contare su di loro per la difesa reciproca, dimenticando che l'unica volta in cui è stato applicato l'articolo 5 è stato quando gli europei andarono in aiuto degli Stati Uniti dopo l'11 settembre. All'articolo 5 del Trattato dell'Atlantico del Nord, le nazioni della Nato concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in Nord America, va considerato un attacco contro tutte.

19:01
19:01
Farage: «La Groenlandia più sicura se parte degli USA»

Nigel Farage - leader del partito anti-immigrazione britannico Reform UK, in testa da mesi nei sondaggi - rompe il fronte in difesa della sovranità della Danimarca sulla Groenlandia nello stesso giorno in cui il premier laburista Keir Starmer entra per la prima volta direttamente in polemica con il presidente statunitense Donald Trump su questo dossier e assicura che il suo governo «non cederà alle pressioni» del grande alleato d'oltre oceano. Invitato all'incontro annuale del Forum economico mondiale di Davos (GR), dove ha in programma di vedere lo stesso Trump, Farage ha premesso di credere «nel rispetto del principio dell'autodeterminazione» anche per il popolo della Groenlandia, dopo averlo sbandierato in patria per sostenere la Brexit.

«Groenlandia più sicura se parte degli USA»

Intervistato dai media britannici, ha tuttavia aggiunto di non avere «dubbi di sorta che il mondo sarebbe un posto migliore e più sicuro se un'America forte possedesse la Groenlandia, per ragioni di equilibri geopolitici» nell'area strategica dell'Atlantico del nord. «Sarebbe una situazione più sicura per la Nato? Sì», ha proseguito il leader di Reform UK, paventando altrimenti rischi legati «al continuo espansionismo dei rompighiaccio della Russia e degli investimenti della Cina» nell'Artico.

18:34
18:34
Parmelin: «Incontro cordiale con Trump, negozieremo»

L'incontro odierno con Donald Trump è stato l'occasione per il presidente della Confederazione Guy Parmelin per informare il presidente statunitense del fatto che non vi è più deficit commerciale degli USA dopo l'accordo tra Berna e Washington. Lo scarto si attesta a 8,8 miliardi di dollari (7 miliardi di franchi al cambio attuale) a favore degli Stati Uniti. Lo ha indicato lo stesso Parmelin nel corso di una conferenza stampa al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR).

Il presidente della Confederazione ha precisato che l'incontro è durato 15 minuti e si è svolto in toni cortesi: è stato anche l'occasione per spiegare all'inquilino della Casa Bianca come funziona il sistema presidenziale in Svizzera. Trump - ha aggiunto Parmelin - ha chiesto al suo delegato al commercio di confermare l'ammontare dello scarto commerciale e lui l'ha fatto.

Interpellato in merito alle critiche mosse oggi da Trump alla Svizzera nel corso del suo discorso all'arrivo a Davos, Parmelin ha detto che «non commentiamo le dichiarazioni fatte da alcuni». Incalzato da un altro giornalista, che ha ipotizzato una mancanza di spina dorsale del governo svizzero - «un presidente insulta il paese ospite del WEF definendolo un paese approfittatore, insulta la sua ex presidente della Confederazione Keller-Sutter (...) e lei gli dice che senza il presidente americano Davos non è Davos, non c'è forse un problema di toni?» -, il presidente della Confederazione si è limitato a rispondere «questa è la diplomazia».

Parmelin ha sottolineato che a questo stadio la Svizzera intende negoziare una soluzione definitiva che tuteli il più possibile dai dazi la propria industria esportatrice e correggerà il tiro strada facendo, sulla base delle reazioni e dell'atteggiamento americano.

Oltre all'abboccamento con Trump, il WEF è stato l'occasione per Parmelin per incontrare rappresentanti di aziende elvetiche di grosso calibro, con cui ha discusso delle sfide attuali, dei problemi che incontrano nel loro lavoro quotidiano.

Il Forum ha anche fornito l'opportunità di tastare il polso alla concorrenza e constatare che l'Europa come continente in generale è rallentata se non ferma rispetto al sudest asiatico. «Questo - ha detto Parmelin - ci fa capire che abbiamo del lavoro da fare per mantenere il nostro livello di competitività in generale».

Il presidente della Confederazione ha anche incontrato il presidente argentino Javier Milei, quello della Serbia Aleksandar Vučić e il presidente finlandese Alexander Stubb. Con il primo ministro palestinese Mohammad Mustafa e con il presidente israeliano Isaac Herzog - incontrati separatamente - ha affrontato la scottante questione del Medio Oriente.

18:09
18:09
Stretta di mano fra Parmelin e Trump

Era un abboccamento atteso e alla fine c'è stato: il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ha incontrato il presidente americano Donald Trump a Davos, durante il Forum economico mondiale (WEF). I due politici si sono sono stretti la mano di fronte ai fotografi, dopo il discorso pronunciato dal leader statunitense nella cittadina grigionese. All'incontro erano presenti anche la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter - da Trump peraltro ricordata in toni non lusinghieri durante il suo discorso - e il ministro degli esteri Ignazio Cassis. La Svizzera, colpita dalle misure protezionistiche di Washington, è da tempo impegnata a negoziare una soluzione definitiva che tuteli il più possibile dai dazi la propria industria esportatrice. L'atmosfera era comunque a prima vista gioviale: sia il presidente americano che Keller-Sutter sono stati visti ridere. Da parte statunitense c'erano il segretario di stato Marco Rubio e quello del tesoro Scott Bessent. Le due delegazioni hanno parlato per 15 minuti nel centro dei congressi di Davos.

Trump è tornato a sottolineare il deficit commerciale degli USA nei confronti della Svizzera, pari a circa 40 miliardi di dollari (32 miliardi di franchi). Il ministro elvetico dell'economia gli ha però fatto notare che, secondo gli ultimi dati, lo scarto è ora di 8,8 miliardi di dollari a favore degli Stati Uniti, al che Trump - sempre stando a quanto riferito da Parmelin - ha reagito con sorpresa, ma in modo positivo. La discussione è stata «cortese ma decisa», ha chiosato l'esponente UDC. 

18:05
18:05
Milei: «L'America sarà un faro di luce per tutto l'occidente»

Per il presidente dell'Argentina, Javier Milei, «l'America sarà il faro di luce che porterà al risveglio di tutto l'occidente» grazie all'affermazione nella regione di governi a favore del libero mercato. Lo ha detto oggi nel suo intervento all'incontro annuale del Forum economico mondiale di Davos (GR) ricordando le avvertenze che aveva espresso nei suoi precedenti interventi sullo stesso palco in Svizzera. «Nel 2024 ho segnalato qui che l'occidente era in pericolo e nel 2025 ho affermato che le politiche promosse da questo foro non erano né più né meno che un congiunto di politiche socialiste travestite di buone intenzioni».

Per Milei il mondo si sta svegliando

«Oggi porto buone notizie, il mondo si sta svegliando e lo dimostra quello che sta succedendo in America con la rinascita delle idee della libertà. La nostra regione sarà il faro di luce che porterà al risveglio di tutto l'occidente e con questo ripagherà il suo debito di civilizzazione alla filosofia greca, al diritto romano e ai valori giudeocristiani. Abbiamo davanti un futuro migliore, ma dobbiamo tornare alle radici dell'occidente, ovvero tornare alle idee della libertà», ha affermato

17:29
17:29
Parmelin a Trump: «Davos non sarebbe Davos senza di te»

Poco dopo il discorso-fiume tenuto davanti alla platea del WEF, durante il quale il leader statunitense ha rivolto critiche pesanti alla Svizzera, ricordando fra le altre cose la telefonata di Karin Keller-Sutter, Donald Trump ha avuto un incontro bilaterale con il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Parmelin ha detto a Trump che, senza di lui, «Davos non sarebbe Davos» e che è un piacere, per la Svizzera, averlo al Forum economico.

«Sono d'accordo» ha risposto Trump, spiegando ai giornalisti che, domani, incontrerà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nella giornata odierna, secondo quanto affermato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, l'agenda di Trump prevede incontro con i leader di Belgio, Egitto e Polonia, oltre al segretario generale della NATO Mark Rutte.

© Keystone/Laurent Gillieron
© Keystone/Laurent Gillieron
© Keystone/Laurent Gillieron
© Keystone/Laurent Gillieron
© Keystone/Laurent Gillieron
© Keystone/Laurent Gillieron
16:28
16:28
Il Parlamento europeo sospende l'intesa sui dazi con gli USA

Il Parlamento europeo ha deciso di sospendere l'accordo commerciale con gli Stati Uniti, rinviando il suo via libera.

Lo ha annunciato il presidente della commissione commercio internazionale dell'Eurocamera, Bernd Lange, in conferenza stampa a Strasburgo, ufficializzando la decisione preannunciata ieri dal presidente del gruppo del Ppe, Manfred Weber, in accordo con Socialisti e Liberali.

Con le nuove minacce di dazi «Donald Trump ha rotto» il patto firmato a luglio in Scozia, ha sottolineato Lange.

Trump «sta usando i dazi per esercitare una pressione politica su di noi affinché vendiamo la Groenlandia. Per questo siamo stati molto chiari: la procedura resterà sospesa finché non ci sarà chiarezza sulla Groenlandia e su queste minacce», ha evidenziato il socialista tedesco.

La minaccia di Washington, ha aggiunto, rappresenta «un vero e proprio attacco alla sovranità economica e alla sovranità territoriale e all'integrità dell'Ue».

A titolo personale, Lange ha indicato inoltre di ritenere necessari «ulteriori passi» come l'applicazione dei dazi sulle liste di prodotti Usa congelati a seguito dell'accordo di luglio, nonché «l'attuazione dello strumento anti-coercizione», il bazooka Ue creato «per rispondere a un Paese terzo quando utilizza dazi o investimenti come strumenti di pressione politica».

16:23
16:23
E l'Ucraina? «Bisogna trovare un accordo ora»

Trump ha parlato, in conclusione, del suo incontro con Zelensky: «Questo accordo di pace deve essere raggiunto ora» ha detto. Putin e Zelensky sarebbero «stupidi» a non sedersi per trovare un'intesa.

A Trump è stato chiesto anche del conflitto di Gaza. Ha detto che i combattenti di Hamas sono «nati con la pistola in mano». «Ma se non si fermano, saranno spazzati via» ha minacciato. Ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno fatto il loro lavoro in Iran per porre fine al conflitto di Gaza. «Entro due mesi avrebbero avuto la bomba atomica» ha aggiunto Trump, riferendosi ai piani dei mullah. Ora il programma nucleare è stato «spazzato via». Trump ha poi lasciato il palco tra gli applausi.

16:21
16:21
«Non vogliamo una terza guerra mondiale»

L'ultima sessione di domande e risposte ha avuto quali temi principali Groenlandia e Ucraina. Washington, dunque, cercherà un accordo con la Danimarca per la Groenlandia? In che modo? «La Danimarca è un Paese piccolo. La Groenlandia è costosa per la Danimarca» ha affermato Trump. Solo controllando la Groenlandia gli Stati Uniti riusciranno a tenere sotto controllo le «forze del male», per dirla con Trump. Riguardo all'Ucraina, il presidente USA ha spiegato: «Senza di noi, Putin avrebbe già raggiunto tutti i suoi obiettivi. Potremmo persino avere una Terza Guerra Mondiale se Joe Biden o Kamala Harris fossero ancora in carica. Non vogliamo una Terza Guerra Mondiale».

Sui partner della NATO, Trump ha detto: «Non credo che correrebbero in nostro aiuto». Trump si è poi detto convinto di aver già concluso otto guerre. Pensava che quella in Ucraina sarebbe stata la più facile. «C'è un odio anormale tra i due» ha affermato riguardo ai possibili negoziati tra il capo del Cremlino Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «È un gioco di equilibri davvero difficile».

16:03
16:03
«Possiamo porre fine alle guerre»

Alla domanda sulla forza dell'economia statunitense, Trump si è paragonato ad Abramo Lincoln e George Washington. «Quando ho terminato il mio primo mandato, il mercato azionario andava meglio» ha detto. Ora, per lui, il problema sono le guerre. «Possiamo porre fine alle guerre».

16:01
16:01
«Gli USA sono tornati»

Trump, per contro, ha avuto parole di elogio per i partecipanti al WEF. «In questa sala sono riunite le menti più brillanti. Dobbiamo valorizzare le persone di talento» ha sottolineato Trump. «Dobbiamo costruire un sistema più forte e migliore di qualsiasi altro abbiamo visto finora». E ancora: «Gli Stati Uniti sono tornati. Siamo tornati, migliori e più forti che mai» ha concluso Trump, lasciando spazio alle domande dalla sala.

15:53
15:53
Spazio anche alle gang somale

«Gli immigrati clandestini non sono più degli evasori dell'assistenza sociale» si è infine vantato Trump, tornando agli Stati Uniti. «C'è meno criminalità. Abbiamo perso 19 miliardi di dollari a causa delle gang somale». E ancora: «Sono persone con un basso QI, ma sono bravi pirati».

Sottomarini e navi cariche di droga arrivavano negli Stati Uniti, ha aggiunto il presidente USA, aggiungendo che i Democratici avevano affermato che si trattava di pescherecci. «Un sottomarino? Non si pesca con un sottomarino» ha ribattuto Trump. Il quale è poi tornato alle gang somale in Minnesota: «In Somalia non c'è uno stato funzionante, né una polizia. Il progresso in Occidente è dovuto alla nostra meravigliosa cultura. Questa è la nostra eredità comune, che Europa e Stati Uniti hanno in comune. Dobbiamo difendere questa cultura».

15:50
15:50
«La Svizzera se la passa bene solo grazie a noi»

Trump, trovandosi in Svizzera, ha spostato il discorso anche sulla Confederazione. E riaperto la questione dazi: «Che cosa paga la Svizzera? Niente» ha detto il presidente USA, criticando il deficit commerciale degli Stati Uniti con Berna. «Così ho detto: ok, dazi del 30%». Di nuovo: «Poi è scoppiato il caos» ha ammesso Trump. E ancora: «Ho notato che la Svizzera sta andando così bene solo grazie agli Stati Uniti».

Trump ha pure preso in giro Karin Keller-Sutter. Affermando che la consigliera federale gli abbia detto che la Svizzera è un «piccolo Paese» implorandolo a non imporre dazi: «No, no, non farlo». Trump, proprio dopo aver parlato con Keller-Sutter, «un colloquio aggressivo», aveva imposto dazi del 39%. «Avrei anche potuto salire al 70%, ma non volevo portare la Svizzera in una crisi economica. Poi Rolex è venuta da me e io ho abbassato un po' l'aliquota. Adesso i dazi vengono pagati». Trump ha detto che il deficit commerciale con la Svizzera ammonta a 41 miliardi di dollari. «Senza di noi, la Svizzera non sarebbe la Svizzera».

15:37
15:37
Gli occhiali da sole di Macron...

Trump, durante il suo discors, ha ironicamente elogiato gli «splendidi occhiali da sole» di Emmanuel Macron. Il presidente francese in questi giorni sta indossando occhiali da sole a causa di un problema all'occhio destro. «Mi piace, forse è difficile da credere, ma mi piace davvero». Trump ha poi chiesto ai francesi di aumentare i prezzi dei farmaci, sostenendo che Macron stia sfruttando gli Stati Uniti da trent'anni. In realtà, Macron non è presidente della Francia da così tanto tempo. 

15:04
15:04
«L'Europa non è in grado di difendere la Groenlandia»

«Ho un grande rispetto sia per gli abitanti della Groenlandia sia per quelli della Danimarca. Ogni Paese della NATO ha l'obbligo di garantire la sicurezza del suo territorio. E solo gli Stati Uniti possono difendere la Groenlandia. Durante la Seconda guerra mondiale, gli USA hanno mandato il proprio esercito per salvaguardare il territorio groenlandese, perché l'Europa non ne era in grado di difenderlo. Noi abbiamo combattuto per salvare questa terra di ghiaccio. Dopo la guerra, abbiamo ridato l'isola ai danesi. Siamo stati stupidi a farlo, ma i danesi sono degli ingrati». Lo ha detto il presidente USA Donald Trump, affermando che l'isola artica è ricca di terre rare e ha un'importante valore strategico sulla scacchiera mondiale, evidenziando come gli Stati Uniti siano l'unico Paese in grado di difendere la Groenlandia dalle minacce cinesi e russe. Il tycoon ha sottolineato di non essere intenzionato a usare la forza per prendere l'isola, accusando la NATO di non aver mai pagato quanto gli USA: «Noi abbiamo pagato migliaia di miliardi per la difesa. Ora dovete darci la Groenlandia, dobbiamo costruire un sistema di difesa missilistico» ha ammonito Trump rivolgendosi al segretario generale dell'Alleanza atlantica, Mark Rutte. «Chiedo solo un pezzo di ghiaccio», ha aggiunto.

Trump ha quindi affermato che se non ci fosse stata una «truffa» nelle Elezioni presidenziali del 2020, la situazione in Ucraina sarebbe molto diversa. Il capo della Casa Bianca è tornato a sostenere di aver vinto quelle elezioni «alla grande». «Quando sono tornato alla Casa Bianca, la situazione era disastrosa», ha aggiunto, puntando il dito contro il suo predecessore Joe Biden. Trump ha inoltre ribadito di aver reso il confine sud degli USA il «più sicuro al mondo» e di aver fermato 8 guerre.

14:45
14:45
«Quando l'economia americana sta bene, tutto il mondo sta bene»

«Quando l'economia americana sta bene, tutto il mondo sta bene». Lo ha detto il presidente USA Donald Trump durante la sua conferenza stampa al WEF di Davos. Il tycoon ha sottolineato i suoi meriti nell'aver risollevato un Paese in cui la situazione era peggiorata, a suo dire, per «colpa della sinistra». Trump ha pure affermato che la sua politica commerciale basata sui dazi sta portando benefici agli Stati Uniti, affermando di aver compiuto un «miracolo» nell'aver ridotto l'inflazione. «Le persone non credono ai loro occhi quando vedono le cifre dell'esportazione americana», ha evidenziato il capo della Casa Bianca.

«A causa della mia brillante elezione, siamo tornati al petrolio, al gas e pure al carbone» si è vantato Trump, definendo le politiche ambientaliste una «truffa verde». E ancora: «Ho notato che più un Paese costruisce impianti eolici, più diventa povero. La Cina, che sta bene, usa il carbone, ma vende al resto del mondo gli impianti eolici, che rovinano il paesaggio». Il tycoon ha poi puntato i riflettori sul settore dell'intelligenza artificiale negli USA, che sarebbe molto più sviluppato di quello cinese.

14:40
14:40
Trump parlerà di «America first», Groenlandia e Venezuela

Il discorso di Donald Trump a Davos sarà improntato al concetto di «America First» ma affronterà anche anche i temi legati a Venezuela, Groenlandia e l'economia Usa. Lo ha detto un alto funzionario della Casa Bianca a bordo dell'Air Force One. Intanto fuori dal centro congressi di Davos si sono riuniti manifestanti con cartelloni di protesta. Anche l'accesso alla sala in cui si terrà il discorso è fortemente limitato: per accedervi è necessario disporre di un badge bianco, riservato a capi di stato ministri, alti funzionari e delegazioni di organizzazioni internazionali. Tutti gli altri, giornalisti compresi, potranno seguire il discorso del presidente USA via streaming da una sala adiacente. «In un anno abbiamo praticamente eliminato l'inflazione e l'economia Usa è in pieno boom ed è il motore dell'economia mondiale», ha esordito Trump, giustificando questi successi. Ha quindi considerato che l'Europa «non sta andando nella direzione giusta e sta diventando irriconoscibile a causa dell'immigrazione incontrollata».

14:10
14:10
Trump è arrivato a Davos

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, circa un'ora e mezzo dopo essere atterrato all'aeroporto di Zurigo a bordo dell'Air Force One, è arrivato a Davos (GR).

Il suo elicottero, scortato da diversi altri velivoli militari, è atterrato sull'eliporto della località grigionese, come ha riferito l'agenzia Keystone-ATS sul posto. Un tappeto rosso è stato steso ai piedi dell'elicottero per accogliere Trump.

Tra poco terrà un discorso al Forum economico mondiale (WEF). Lì, lui e la delegazione statunitense incontreranno dapprima una delegazione svizzera con il presidente della Confederazione Guy Parmelin (UDC), il consigliere federale Ignazio Cassis (PLR) e la consigliera federale Karin Keller-Sutter (PLR).

Resta per ora programmato per le 14.30 l'atteso intervento del presidente degli Stati Uniti al WEF. Lo ha confermato un portavoce della Casa Bianca a Politico, dopo che si era ipotizzato un possibile slittamento a causa del ritardo accumulato da Trump per raggiungere la Svizzera dopo il guasto tecnico all'Air Force One che lo aveva costretto a tornare negli Stati Uniti e cambiare aereo.

L'equipaggio a bordo dell'Air Force One aveva riscontrato un «piccolo problema elettrico» e per precauzione ha interrotto il volo, ha precisato la portavoce di Trump.

L'aereo di Stato con a bordo il repubblicano e il suo entourage ha fatto inversione poco dopo il decollo nella tarda serata di ieri (ora locale) ed è tornato alla base militare Joint Base Andrews, vicino alla capitale degli Stati Uniti Washington. Lì sono saliti a bordo di un Air Force One più piccolo, un Boeing 757. Con quello è poi ripartito alla volta della Svizzera.

L'arrivo di Trump attira numerosi curiosi

L'arrivo dell'aereo presidenziale ha attirato numerosi curiosi all'aeroporto zurighese. Durante il WEF lo scalo diventa infatti un punto di riferimento speciale per gli appassionati di aerei.

Questi ultimi, che non volevano perdersi l'arrivo di Trump a Zurigo dal vivo, non sono rimasti affatto delusi. Al momento dell'atterraggio, la nebbia che ha avvolto la zona nella mattinata si era in gran parte diradata.

Anche a Davos, numerosi curiosi hanno assistito all'arrivo dell'elicottero di Trump, protetto da forze di sicurezza pesantemente armate.

Prima del WEF, il responsabile della sicurezza Walter Schlegel aveva parlato di un nuovo record in termini di partecipazione di personalità di spicco. Quest'anno a Davos sono presenti in totale 123 persone che beneficiano di uno status di protezione, un numero mai raggiunto prima.

11:50
11:50
Il piano per la ricostruzione dell'Ucraina rischia di slittare

Lo scontro sul tentativo di Donald Trump di acquisire la Groenlandia e le difficoltà sulla firma del Board of Peace prevista per domani mattina rischiano di far slittare il piano di aiuti da 800 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Ucraina concordato tra Ucraina, Europa e Stati Uniti, che si sarebbe dovuto discutere a Davos (GR) nel quadro del Forum economico mondiale (WEF).

Lo riferiscono diversi funzionari sentiti dal Financial Times e lo conferma una fonte dell'entourage ucraino al forum. Secondo la fonte, al momento, uno slittamento è nelle cose dato il mancato arrivo sul posto del presidente Volodymyr Zelensky, il cui 'special address' a Davos era originalmente calendarizzato per ieri mattina.

Tuttavia - fra riunioni e contatti frenetici con l'amministrazione Usa e nell'attesa che a Davos atterri Trump - dai Grigioni filtra anche che non è ancora detta l'ultima parola sul 'Prosperity Plan' per l'Ucraina. E che potrebbe esserci una svolta all'ultimo minuto, con un potenziale tavolo sul tema proprio nella giornata di domani.

Lo stesso giorno in cui il presidente Trump, stando a un invito circolato due giorni fa, ha convocato i leader di numerosi Paesi per la firma del Board of Peace per Gaza, incassando però il diniego di numerosi Stati europei, fra cui Francia, Germania, Spagna e Svezia, vista anche la composizione dell'organismo che includerebbe anche Paesi come la Russia e la Bielorussia.

11:43
11:43
Rutte: «Trump ci costringe a prenderci cura della nostra difesa»

«Possiamo essere felici che Donald Trump sia qui, perché ci costringe a prenderci cura della nostra difesa». È quanto ha affermato oggi a Davos, al Forum economico mondiale (WEF), il segretario generale dell'Alleanza Atlantica (NATO), Mark Rutte. Senza il presidente statunitense «non avremmo preso le decisioni cruciali per far progredire la nostra economia», ha proseguito durante un incontro dedicato alla difesa europea organizzato alla presenza dei presidenti polacco e finlandese, Karol Nawrocki e Alexander Stubb. La Finlandia è uno degli otto paesi europei minacciati da Trump con l'imposizione di dazi aggiuntivi se la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, non gli verrà ceduta. Stubb ha manifestato la sua opposizione a questa misura commerciale in una missiva inviata a Washington e oggi ha affermato che «l'Europa è in grado di provvedere alla sua sicurezza». La disputa territoriale tra gli Stati Uniti e la Danimarca, entrambi membri della NATO, è senza precedenti e minaccia l'esistenza stessa dell'Alleanza Atlantica, a 77 anni dalla sua nascita nel 1949. Molto cauto sul dossier, che lo pone in una posizione estremamente scomoda, Rutte ha annunciato domenica sera di aver avuto uno scambio con Trump, definito «ottimo», da quest'ultimo.

Lavoro dietro le quinte

Oggi Rutte ha ribadito che «la Nato è cruciale anche per la sicurezza statunitense. Il mio ruolo di segretario generale quando c'è tensione tra gli alleati, come in passato tra Turchia e Grecia, non è quello di commentare in pubblico, perché nel momento in cui lo faccio, non posso più aiutare a ridurre la tensione». «Sto lavorando sulla questione dietro le quinte. Ci sono tensioni, è vero, ma la diplomazia attenta è l'unica soluzione. Dobbiamo difendere l'Artico, Trump ha ragione. Alla NATO stiamo lavorando per rendere la regione artica sicura», ha detto Rutte.

Priorità sull'Ucraina

«Il rischio è che ci concentriamo sulla Groenlandia, perché dobbiamo assicurarci che la questione venga risolta in modo amichevole, ma il problema principale ora non è la Groenlandia, è l'Ucraina», ha poi rilevato. «Mentre parliamo, missili e droni russi stanno attaccando le infrastrutture energetiche in Ucraina. I 90 miliardi ci sono ma saranno disponibili solo a marzo o aprile, ci vorrà ancora del tempo. Ho quindi bisogno che per gli alleati l'Ucraina sia la nostra priorità numero uno e poi potremo discutere tutte le questioni, compresa la Groenlandia».

09:34
09:34
Trump a Davos con tre ore di ritardo

Donald Trump arriverà al Forum economico mondiale (WEF) con «circa tre ore di ritardo», ha dichiarato mercoledì il segretario al Tesoro Scott Bessent. Il ritardo è dovuto a un problema con l'Air Force One che avrebbe dovuto condurlo in Svizzera.

«Credo che il presidente Trump arriverà con circa tre ore di ritardo» ha dichiarato Bessent ai giornalisti presenti a Davos. L'aereo del presidente americano ha dovuto fare ritorno a causa di un problema tecnico. Il presidente è finalmente riuscito a decollare con circa due ore e mezza di ritardo rispetto all'orario previsto, a bordo di un altro aereo.

09:15
09:15
Previsto un incontro tra Parmelin e il ministro delle Finanze USA Scott Bessent

Il ministro delle Finanze statunitense Scott Bessent ha dichiarato di aver programmato un incontro con il presidente della Confederazione Guy Parmelin oggi a Davos (GR). Ha affermato di avere un «ottimo rapporto» con il suo omologo svizzero.

Esprimendosi alla USA House - il padiglione privato, non governativo, che opera parallelamente al WEF e funge da centro per eventi, networking e promozione degli interessi americani - Bessent ha detto che Parmelin è molto esperto in materia economica: grazie alle sue capacità di leadership sarà possibile raggiungere un accordo equo per i cittadini statunitensi.

La Svizzera è una roccaforte industriale, ha aggiunto il ministro USA, esprimendo tuttavia preoccupazione per un possibile avvicinamento della Confederazione all'UE e che la «burocrazia europea» possa indebolire l'economia svizzera.

Il segretario al Tesoro ha inoltre confermato che il presidente americano Donald Trump arriverà con circa tre ore di ritardo a causa di un problema elettrico riscontrato sull'Air Force One, che lo ha costretto a cambiare aereo.

Il discorso di Trump a Davos atteso per le 14,30, seguìto con particolare attenzione per le sue recenti pressioni sull'acquisizione della Groenlandia, slitta quindi a causa dell'imprevisto tecnico.

Il ritardo arriva in un momento di alta tensione, con i leader europei e le istituzioni finanziarie - incluse le banche del Vecchio Continente - in allerta per le possibili ricadute delle politiche commerciali e geopolitiche dell'amministrazione statunitense, che potrebbero influenzare anche la liquidità in dollari delle istituzioni europee.

09:14
09:14
Il WEF potrebbe essere spostato da Davos

I vertici del Forum economico mondiale (WEF) starebbero valutando se spostare il tradizionale appuntamento annuale da Davos (GR), temendo che la kermesse abbia ormai superato i limiti della sua storica sede alpina. Lo scrive il Financial Times citando fonti vicine alle discussioni.

Larry Fink, presidente di BlackRock e co-presidente ad interim del consiglio direttivo del WEF, avrebbe avviato riflessioni riservate: fra le ipotesi, spostare permanentemente il summit da Davos o adottare una formula rotazionale tra diverse sedi, tra cui Detroit e Dublino.

Fink, critico verso l'immagine sempre più elitista e distante dalla realtà del forum, ha sottolineato la necessità di aprire l'evento oltre la cerchia ristretta di leader politici ed economici che tradizionalmente vi partecipano.

In un post pubblicato lunedì, aveva scritto: «Il WEF deve iniziare a fare qualcosa di nuovo: presentarsi - e ascoltare - nei luoghi dove il mondo moderno si costruisce davvero. Davos, sì. Ma anche città come Detroit, Dublino, Giacarta e Buenos Aires».

07:40
07:40
A Davos è il giorno di Donald Trump

Al Forum economico mondiale (WEF) di Davos oggi è il giorno di Donald Trump, che torna nella località grigionese dopo sei anni. Il discorso del presidente degli Stati Uniti, coinvolto in una crisi con i suoi alleati, è molto atteso.

Le minacce da parte dell'inquilino della Casa Bianca di introdurre dazi contro otto Paesi europei se non otterrà la Groenlandia hanno sconvolto l'Europa, che si sta preparando a rispondere. I 27 Stati membri dell'Ue si incontreranno in un vertice straordinario domani sera.

Trump ha annunciato sul suo social Truth un incontro fra le «varie parti» sul tema della Groenlandia a Davos. Il presidente americano ha anche iniziato a formare il suo «Consiglio di pace», inizialmente concepito per la situazione a Gaza, ma che sta ora assumendo l'aspetto di un concorrente dell'Onu nella risoluzione dei conflitti in tutto il mondo.

La questione mediorientale sarà sicuramente celebrata da Trump come uno dei grandi successi della sua amministrazione. Il tycoon, che deve agire rapidamente in vista delle elezioni di metà mandato in calendario a novembre, potrebbe anche affrontare questioni di politica interna, come misure per abbassare il costo degli alloggi.

Per la Svizzera, l'attenzione principale sarà rivolta ai progressi sull'accordo sulle tariffe doganali, che deve essere finalizzato entro il 31 marzo. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin è rimasto finora vago sui dettagli di un potenziale faccia a faccia con il presidente statunitense.

Il viaggio di Trump - che si era già recato a Davos nel 2018 e nel 2020, mentre l'anno scorso aveva tenuto un discorso virtuale - verso i Grigioni è iniziato con un intoppo. Un problema elettrico minore ha infatti costretto il suo aereo a rientrare alla base di Andrews.

Trump e il suo entourage hanno dunque cambiato velivolo, imbarcandosi su due più piccoli, e sono decollati di nuovo poco dopo la mezzanotte, le 6 di mattina in Svizzera, con circa due ore e mezza di ritardo sulla tabella di marcia. Ci potrebbero dunque essere ripercussioni sul programma della giornata odierna.

06:38
06:38
Il punto alle 6

La Groenlandia è «importate per la nostra sicurezza nazionale, ma anche per la sicurezza internazionale. Stiamo costruendo la Golden Dome e la Groenlandia la rende molto più efficace». Lo ha ribadito il presidente USA  un'intervista a NewsNation.

Il tycoon ha poi aggiunto: «Probabilmente riusciremo a trovare una soluzione» con l'Europa «possibilmente anche a Davos nei prossimi giorni».

A causa di un piccolo problema elettrico, Trump non arriverà in Svizzera a bordo dell'iconico Air Force One presidenziale, ma a bordo di un altro aereo.