Votazioni

Tutti a disposizione della comunità, ma rafforza o indebolisce l'esercito?

Il prossimo 30 novembre Popolo e Cantoni sono chiamati a esprimersi sull'iniziativa popolare «per una Svizzera che si impegna» – Anche le donne, in futuro, sarebbero tenute a prestare un servizio a beneficio della collettività e dell'ambiente – L'Economia si è detta contraria
©PETER KLAUNZER
Luca Faranda
29.10.2025 06:00

Si chiamerà «Servizio civico» e mira a riformare il concetto di milizia e l’obbligo di servire. L’iniziativa popolare «per una Svizzera che si impegna» non convince però il Consiglio federale e il Parlamento, che propongono di respingerla senza controprogetto. Ma di cosa si tratta? E cosa cambierebbe concretamente? Ecco le risposte alle principali domande.

1. Che cosa è l’iniziativa Servizio civico?

L’iniziativa mira a modificare l’articolo 59 della Costituzione, che attualmente riguarda il «Servizio militare e servizio sostitutivo» (ovvero il servizio civile, con durata più lunga). Oggi gli svizzeri che hanno compiuto 18 anni sono obbligati ad assolvere il servizio, mentre per le donne è volontario (ma sono escluse dal servizio civile). Coloro che vengono ritenuti inabili al servizio militare vengono solitamente arruolati nella Protezione Civile. Chi non presta il servizio obbligatorio, militare o civile, è tenuto a pagare una tassa. In futuro, per i promotori del testo, dovrà esserci un «Servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente». Tutti i giovani adulti di nazionalità svizzera, uomini e donne, saranno chiamati a mettersi a disposizione per l’esercito oppure per «un altro servizio di milizia equivalente riconosciuto dalla legge». La legge stabilirà poi se (e in che misura) le persone senza cittadinanza svizzera potranno svolgere il servizio civico. Il nuovo modello mira anche a garantire livelli minimi di personale per l’esercito e per la protezione civile. Chi non intende prestare servizio dovrà pagare una tassa, donne comprese. 

2. Quali potrebbero essere i servizi di milizia equivalenti?

Al momento non è dato sapere, nel concreto, quali attività possano essere incluse nell’obbligo di servire: dovranno essere «rilevanti per la sicurezza e la coesione», per esempio nell’ambito della prevenzione delle catastrofi, dell’assistenza sanitaria, della cibersicurezza o della sicurezza alimentare (o nell’ambito agricolo). Sarà il Parlamento a definire quali attività sono considerate rilevanti: il testo dell’iniziativa lascia infatti un ampio margine di discrezionalità per quanto riguarda l’attuazione.

3. Perché si cerca di modificare il sistema?

Attualmente, solo un terzo dei ventenni che abita in Svizzera presta un servizio (contando nel totale anche donne, stranieri e inabili al servizio). Per i promotori del testo, il servizio civico per tutti permette di sfruttare maggiormente il potenziale esistente (di persone e di competenze) e offre «finalmente una soluzione concreta» alla carenza di effettivi nell’esercito e nella protezione civile. Saranno inoltre da prevedere più ammissioni di donne nelle forze armate.

4. Chi è favorevole e chi è contrario?

Consiglio federale e Parlamento sono nettamente contrari all’iniziativa, così come le principali associazioni economiche e quelle legate al militare. Il comitato d’iniziativa, tuttavia, può contare sul sostegno di alcune personalità del PLR (tra i promotori c’è anche l’ex consigliere nazionale ticinese Rocco Cattaneo), del Centro e del PS. I partiti, però, non hanno sostenuto il testo in Parlamento.

5. Quali conseguenze ci sarebbero per l’Esercito?

Per Alleanza Sicurezza Svizzera, se l’iniziativa venisse accolta a farne le spese sarebbe in primis l’esercito di milizia, che risulterebbe indebolito, e con esso la sicurezza del paese. L’Associazione delle società militari svizzere (ASM) teme dal canto suo che il «servizio civico obbligatorio» renda il servizio nell’esercito meno importante del servizio civile. Di tutt’altro avviso i Verdi (che si oppongono anch’essi all’iniziativa), secondo cui la proposta «rafforzerebbe l’esercito e la protezione civile, indebolendo il servizio civile che non viene nemmeno menzionato.

6. Quali sono le argomentazioni dei favorevoli?

Garantire la sicurezza a 360 gradi (non solo difesa, ma anche le sfide legate ai disastri naturali, ai ciberattacchi, alle pandemie), mobilitare «il 100% del potenziale della Svizzera» (con il contributo di uomini e donne laddove c’è più bisogno) e permettere ai giovani di servire, assumendosi responsabilità e aumentando il numero e la diversità delle persone chiamare in servizio. Per i promotori, inoltre, instaura l’uguaglianza nel sistema di milizia e rafforza il ruolo delle donne. L’attuale sistema di milizia, che «ha fatto la forza della Svizzera, non è più all’altezza delle sfide attuali».

7. Quali sono le argomentazioni dei contrari?

Per il fronte borghese e dell’economia, l’iniziativa non è adeguata, comporta costi supplementari per le imprese e aumenta le assenze dal posto di lavoro, mettendo in difficoltà le aziende. Per Verdi e PS, anch’essi contrari, è invece inaccettabile obbligare le donne a svolgere più lavoro non retribuito, dato che già oggi si occupano per la maggior parte delle mansioni legate alla cura dei figli e della casa.L’iniziativa potrebbe incoraggiare il dumping salariale in settori come l’assistenza sociale.

8. Quali sono i punti più critici del voto?

Per il Governo è ancora incerto se sia possibile istituire un numero sufficiente di servizi di milizia senza violare il divieto di lavoro forzato previsto dal diritto internazionale. Per i sostenitori, l’obbligo di prestare servizio è in contrasto col principio dell’uguaglianza giuridica (ad esempio per le disparità tra uomo e donna) sancito dalla Costituzione e col divieto di discriminazione previsto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Un altro punto criticato riguarda il libretto di voto, poiché «veicola informazioni incomplete». È stato inoltrato un ricorso che chiede di correggere le spiegazioni del Governo, oppure di rinviare il voto. La Cancelleria federale respinge le accuse.

9. A livello di costi quali sarebbero le conseguenze?

L’IPG per chi presta servizio ammonta a circa 800 milioni di franchi all’anno. Le spese per l’assicurazione sono di circa 160 milioni all’anno. Le cifre potrebbero raddoppiare (rispettivamente a 1,6 miliardi e 320 milioni) se si dovesse estendere l’obbligo di servire. D’altro canto, si dovrebbe prevedere un raddoppio delle entrate dalla tassa d’esenzione (attualmente circa 180 milioni).

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