Ultras, petardi e treni: ecco il giro di vite

Le sanzioni, in seguito al lancio di materiale pirotecnico nella stazione di Losanna, sono arrivate ieri, come scrive la Tribune de Genève. Il petardo, scagliato dal treno che riportava a casa 750 tifosi del Servette dopo il derby del Lemano, ha incendiato alcuni cavi e causato il blocco della rete FFS. Nelle prossime due partite, leggiamo, i sostenitori del Servette dovranno passare davanti a telecamere di videosorveglianza agli ingressi. Una misura che consentirà «l'identificazione di tutti i tifosi», hanno scritto le autorità ginevrine e vodesi. Da parte sua, il club ginevrino sarà obbligato a «partecipare a sessioni con le autorità per i prossimi tre incontri, pena una multa». Anche il Losanna non è stato risparmiato, soprattutto perché domenica alcuni suoi sostenitori hanno lanciato fumogeni contro la polizia. Il club e i suoi fan saranno costretti a «dialogare con le autorità prima e dopo la partita per i tre match successivi».
La reazione del Servette
In accordo con la Città di Losanna, i governi dei due cantoni hanno dunque applicato «senza indugio» le sanzioni Progresso, il «modello a cascata» stabilito da un concordato intercantonale. Sintetico, il Servette ha dichiarato di aver «preso atto della decisione delle autorità e la attuerà», aggiungendo di tenersi, «come in ogni suo incontro, pienamente a disposizione delle istanze competenti per garantire che le partite si svolgano nelle migliori condizioni di sicurezza».
La videosorveglianza allo stadio della Praille si rivelerà utile, ha spiegato la consigliera di Stato ginevrina Carole-Anne Kast, responsabile del Dipartimento delle istituzioni e del digitale: «Permetterà di identificare i tifosi colpiti da DASPO e gli autori in caso di disordini. Aiuterà anche a contrastare i tentativi di introduzione di materiale pirotecnico».
Da tempo, le perquisizioni agli ingressi degli stadi sono oggetto di discussione. I due cantoni hanno sottolineato l'importanza di fare tutto il possibile affinché il divieto di fumogeni e petardi (i cosiddetti «pyros») venga rispettato. Ma, considerando che i tifosi sanno nascondere molto bene il materiale proibito, come si può fare di meglio se gli agenti di sicurezza agli ingressi sono autorizzati solo a procedere a semplici perquisizioni sommarie in modo casuale? Per Carole-Anne Kast, «non bisogna sopravvalutare la capacità di occultamento dei tifosi. Spesso abbiamo sequestrato materiale in semplici borse della spesa. Bisogna semplicemente rinforzare i controlli».
La polizia? No grazie
Bisognerebbe affidare questi controlli ai poliziotti, dunque? Vincent Steinmann, presidente del Losanna, interrogato dalla Tribune de Genève si è detto aperto all'idea: «Legalmente, la sicurezza dei club non può effettuare perquisizioni nelle parti intime. Se la polizia vuole occuparsi delle perquisizioni all'ingresso, per me non è un problema». Qualunque sia il metodo, il presidente losannese ha aggiunto: «Servirebbero adeguamenti alle infrastrutture. A tal proposito, anche i migliori controlli possibili, quelli degli aeroporti, non impediscono né gli attentati né di far passare pistole smontate».
Secondo il "ministro" vodese della Sicurezza, Vassilis Venizelos, la polizia non dovrebbe essere coinvolta: «Non spetta alla collettività pagare per l'incapacità dei club di far rispettare le regole». Dello stesso avviso il suo omologo municipale di Losanna, Pierre-Antoine Hildbrand: «Spetta al Losanna decidere chi entra o meno allo stadio della Tuilière, proprio come il gestore di una discoteca decide quale cliente può entrare nel suo locale».
Un altro strumento sarebbe colpire il portafoglio. Le multe inflitte dalla Swiss Football League per il materiale pirotecnico negli stadi sono troppo esigue. Venizelos ha lamentato che le sanzioni della SFL siano «circa cinque volte meno pesanti rispetto a una partita UEFA». In sua difesa, Steinmann ha spiegato che un inasprimento delle multe «non cambierà nulla al fenomeno e penalizzerà i club. La verità è che le sanzioni UEFA non hanno impedito i fumogeni a Losanna, Ginevra, Basilea o Berna».
Sanzioni insufficienti
Il modello Progresso è «insufficiente», secondo la municipale losannese dello Sport, Emilie Moeschler: «Il solo uso di petardi non basta per far scattare una sanzione». A detta di Venizelos, spiega sempre la Tribune de Genève, Progresso dovrebbe applicarsi «in modo più rigoroso e uniforme in Svizzera. In alcuni cantoni svizzero-tedeschi è applicato in modo più blando mentre nella Svizzera romanda è applicato rigorosamente, i club romandi lo sanno bene». Venizelos pensa altresì a un «inasprimento» delle sanzioni laddove il divieto di materiale pirotecnico non venisse fatto rispettare.
Il biglietto nominativo in tutta la Svizzera sarebbe la soluzione definitiva. Peccato che il parlamento federale l'abbia bocciato qualche mese fa, ha deplorato Venizelos: «È fallito dopo un forte lobbying della SFL». Il concordato riprenderà queste discussioni: «I cantoni romandi e diversi cantoni svizzero-tedeschi sono favorevoli». «Siamo ancora contrari al biglietto nominativo» ha incalzato Steinmann. «Se non è accompagnato da misure e da un quadro legislativo più rigido, non servirà a nulla. Se avessimo avuto il biglietto nominativo domenica, sarebbe successa la stessa cosa. Il tifoso che ha lanciato l'ordigno non sarebbe stato comunque identificato».
A Losanna, ma in bus
Infine, la questione dei trasporti: gli spostamenti dei tifosi avverranno in bus e non più in treno, si domanda la Tribune de Genève? I cortei, in particolare quelli dei ginevrini, hanno lasciato danni dietro di sé, alimentando il malumore dei residenti. Città e Cantone «stanno lavorando con il Losanna per l'utilizzo di bus dedicati». Una soluzione, in questo senso, sarebbe «in dirittura d'arrivo». Ancora Steinmann: «Abbiamo abbozzato una soluzione valida e stiamo lavorando per attuarla. Questo risolverà i disagi attraverso Losanna». Tuttavia, un brutto ricordo lasciato dai ginevrini nel 2021 è riemerso in queste ore: «Il bus non risolverà nulla per quanto riguarda le sfide contro il Servette, poiché furono proprio i tifosi ginevrini a distruggere un autobus a suo tempo e a porre fine al dispositivo che avevamo messo in atto».
