Un giovane su dieci si rivolge all’IA quando è preoccupato

I bambini e i ragazzi in Svizzera sono sempre più preoccupati per il loro futuro professionale e per le crisi globali. Non solo: un giovane su dieci si rivolge a un’intelligenza artificiale per ottenere supporto nelle proprie preoccupazioni. È quanto emerge da un sondaggio rappresentativo realizzato per uno studio di Pro Juventute. Con l’88%, una larga maggioranza degli intervistati dichiara di sentirsi psicologicamente bene. Il rapporto con i genitori e le buone amicizie restano per la grande maggioranza fattori di protezione centrali per la salute mentale. Nonostante questi risultati, in parte anche incoraggianti, altri dati destano preoccupazione. «Si conferma quanto emerso dal primo studio del 2024: un giovane su dieci dichiara di essere attualmente in trattamento psicoterapeutico, le ragazze con una frequenza doppia rispetto ai maschi», si legge in una nota stampa. Circa un quarto degli interpellati si sente non compreso dai genitori. Uno su tre afferma che la scuola o la formazione non lo preparano adeguatamente alla vita.
L’intelligenza artificiale aiuta a gestire le preoccupazioni
Lo stress legato alla scuola e alla formazione resta il principale fattore di preoccupazione anche nel secondo studio: oltre un terzo dei giovani è sotto pressione, tra le giovani donne quasi una su due. Sono aumentate anche le apprensioni per il futuro professionale: circa un terzo ci pensa spesso, contro il 25% della prima rilevazione. Parallelamente, diminuisce sensibilmente il senso di autoefficacia. Solo poco più di un terzo dei giovani ritiene di poter affrontare attivamente i propri problemi, mentre nella prima indagine era la metà. È stato anche chiesto agli intervistati se si rivolgessero a un’intelligenza artificiale come ChatGPT in caso di problemi. Uno su dieci afferma di farlo. Con una frequenza simile, i ragazzi indicano di rivolgersi a servizi specialistici e di consulenza, come ad esempio il numero d’emergenza 147 di Pro Juventute.
Le giovani donne si sentono nettamente peggio
In base al secondo studio, le ragazze e le giovani donne si sentono significativamente peggio rispetto ai maschi. Più della metà è preoccupata per la propria salute mentale; una su tre si sente spesso stanca ed esausta. Le intervistate riportano molto più frequentemente stress dovuto a fattori scolastici, formativi e personali. Sono anche più in ansia per il proprio futuro e per gli sviluppi globali. Allo stesso tempo, parlano più spesso dei loro problemi con amici, genitori o fratelli e sorelle, e si rivolgono a specialisti tre volte più frequentemente rispetto ai maschi.
Maggiore pressione sui giovani con background migratorio
Altro dato emerso è che i giovani i cui genitori non provengono entrambi dalla Svizzera vivono più spesso il rapporto con il padre e con la madre come difficile, e si sentono maggiormente sotto pressione. Riportano più stress e maggiori preoccupazioni per la propria salute mentale. Le richieste scolastiche li gravano in modo particolare: il 24% dichiara di essere molto spesso sotto pressione per le verifiche, contro l’11% dei giovani senza background migratorio. Anche le alte aspettative e le preoccupazioni per il futuro professionale sono più frequenti. Inoltre, i ragazzi con background migratorio hanno maggiori preoccupazioni finanziarie e sono più spesso colpiti da discriminazione rispetto a quelli con entrambi i genitori svizzeri. Utilizzano altresì i media digitali in modo più intensivo e riferiscono maggiori difficoltà nel limitarne il consumo.
Più preoccupazioni per il mondo
Circa un terzo dei giovani è preoccupato per la situazione mondiale e la società. Rispetto allo studio del 2024 sono aumentate soprattutto i timori per le guerre: il 40% si sente turbato da questo tema, contro circa un quarto nella prima rilevazione. Per la maggioranza degli intervistati i social media non rappresentano una pressione diretta: solo il 13% si sente stressato da essi. Allo stesso tempo, il 36% afferma che social media o videogiochi migliorano l’umore. Tuttavia, la metà degli interpellati ha difficoltà a mettere via il cellulare, circa un quarto continua a usare i media digitali nonostante effetti negativi e una persona su cinque considera problematico il proprio consumo mediatico.
