Un milione di euro in contanti nel SUV: il «Lupin del Ticino» a processo (ma nessuno sa dove sia)

Alla domanda dei doganieri se trasportasse somme elevate di denaro oppure oggetti vietati, l'uomo al volante del SUV a noleggio ha risposto di no. Con calma. Era settembre del 2025, il posto di controllo era quello di Lindau, in Germania, e l'uomo, un italo-svizzero oggi sessantenne, che il Blick chiama Jörg W., aveva le sue ragioni per apparire tranquillo: di controlli, nella sua vita, ne aveva superati parecchi.
Quella volta, però, è andata diversamente. Gli agenti hanno smontato la sua auto e, come riferiscono Blick e Bild, hanno trovato un milione di euro in contanti, circa 944 mila franchi, nascosto nella console centrale, nel bagagliaio e persino nelle bocchette di ventilazione. Accanto, due lingotti d'oro dal valore di 176 mila euro (166 mila franchi) e un sacchetto pieno di limatura d'oro. Quindi, è arrivata l'interrogazione alla banca dati. E i doganieri hanno capito chi avevano davanti.
Il mago del cilindro
I giornali, negli anni, gli hanno cucito addosso tre soprannomi. «Gentleman-gangster», per i modi. «Mago del cilindro», per la specialità tecnica. E «Lupin del Ticino», con un rimando ad Arsène Lupin, il ladro gentiluomo nato dalla penna di Maurice Leblanc, e al nostro cantone. D'altronde, alle nostre latitudini l'uomo è ben conosciuto. Nel 2015 le cronache ticinesi riferivano della sua 14esima condanna (3 anni e 3 mesi di carcere, poi ridotti in Appello, nel 2016, a 2 anni e 6 mesi) per una serie di furti commessi nel nostro cantone, ma pure a Lucerna, Zugo e San Gallo, tra il novembre del 2011 e il marzo del 2014. Il «Mago del cilindro» venne arrestato il 15 marzo 2014 nella sua abitazione in Valganna, in provincia di Varese.
La carriera di Jörg W. comincia presto: primo reato a sedici anni, negli anni Ottanta. Il talento che lo rende celebre è l'apertura silenziosa delle serrature, un'abilità che gli garantisce l'accesso indisturbato alle abitazioni. Seguono innumerevoli furti con scasso, commessi, secondo l'accusa, sotto diciassette identità di copertura.
Nel 1998 evade dal carcere e si dà alla latitanza con documenti falsi. Nel 1999 il suo volto finisce persino in Aktenzeichen XY … ungelöst, la trasmissione tedesca dedicata ai casi irrisolti: l'avviso di ricerca lo descrive come pericoloso e armato. Viene ripreso nel maggio dello stesso anno, durante un controllo su un treno, mentre esibisce un passaporto croato contraffatto.
Poi il silenzio. Fino al 2008. E ancora: un nuovo reato in Svizzera nel 2009, un'altra condanna, la scarcerazione nel 2011 e il trasferimento in Italia. All'epoca i media ipotizzarono un ritiro dagli affari criminali, una vita dedicata alla famiglia. Il fermo di Lindau, sedici anni dopo, suggerisce che il «Lupin del Ticino» avesse altri programmi.
Un processo con il posto dell'imputato forse vuoto
Il ritrovamento ha prodotto un'accusa di riciclaggio di denaro davanti al tribunale di Kempten, in Baviera. Ma il percorso giudiziario ha subito preso una piega curiosa. I giudici, in prima battuta, hanno frenato la Procura: mancavano indizi sufficienti su un reato presupposto, cioè su quel delitto anteriore che deve necessariamente precedere il riciclaggio. Senza di esso, il denaro trovato in un'automobile resta denaro trovato in un'automobile. Il mandato d'arresto è stato revocato e Jörg W. è tornato libero. Da quel momento, il suo domicilio è ignoto.
La Procura generale non si è arresa e ha presentato reclamo al Tribunale superiore di Monaco, ottenendo il ribaltamento della decisione: grazie ad alcuni messaggi di chat cifrati rinvenuti sul telefono dell'uomo, il processo è stato ammesso. L'udienza dovrebbe aprirsi martedì. Resta da vedere se l'imputato si presenterà.
Un filone d'indagine, intanto, porta a Colonia: tra gli effetti personali dell'italo-svizzero sono stati trovati gli indirizzi di tre gioiellerie, e il navigatore dell'auto conferma che vi aveva parcheggiato. Contanti e oro, nel frattempo, restano in custodia nella camera dei reperti.
Ciò che resta da capire
Il caso, così come si presenta oggi, è più un enigma che una storia conclusa. Non si sa da dove venisse quel milione di euro, né dove fosse diretto. Non si sa cosa significhi la limatura d'oro, materiale che nel commercio dei metalli preziosi può indicare tanto una lavorazione lecita quanto la fusione di oggetti di provenienza illecita. E non si sa dove sia l'uomo che dovrebbe rispondere a queste domande.
L'unica certezza è la difficoltà giuridica che ha già rallentato una volta l'accusa: in Germania, come in Svizzera, provare il riciclaggio significa provare l'origine criminale del denaro. Un milione in contanti nascosto nelle bocchette di un'auto a noleggio è un indizio potente. Non è, da solo, una prova.
