Bilaterali III

Un «no» all'Europa sarebbe un salto nel buio

La maggioranza del Consiglio degli Stati è entrata in materia (29 voti a 15) sul pacchetto di stabilizzazione Svizzera-UE
Ats
28.09.2026 19:06

(Aggiornato) In un periodo geopolitico difficile come quello che stiamo vivendo, la Svizzera non può permettersi un salto nel buio, specie col suo maggiore partner economico.

Forte di questa convinzione, la maggioranza del Consiglio degli Stati è entrata oggi in materia (29 voti a 15) sul pacchetto di stabilizzazione Svizzera-Ue (Bilaterali III).

L'esito del voto non è stato una sorpresa. I fronti si erano già formati ben prima dell'appuntamento odierno in aula: l'UDC, si detta è contraria all'intero pacchetto. Gli altri partiti (con eccezioni oggi fra alcuni membri del Centro, come il vallesano Beat Rieder e del PLR, come il grigionese Martin Schmid), nonché le parti sociali e le associazioni economiche, sostengono in linea di principio la via bilaterale, ma a determinate condizioni.

Ora i dettagli di questo ampio progetto (94 atti giuridici dell'UE, 18 accordi e protocolli, nonché due dichiarazioni congiunte), potranno essere discussi presumibilmente fino a mercoledì sera. Tra i punti controversi figurano la questione del referendum, gli aiuti di Stato (l'esame, cominciato oggi, proseguirà domani) la tutela dei salari, le disposizioni relative all'immigrazione, il recepimento dinamico del diritto comunitario, nonché la formazione e la ricerca.

Più della metà dei membri della camera si è espressa nel corso del dibattito sull'entrata nel merito, durato oltre cinque ore. Successivamente, hanno preso la parola i consiglieri federali Ignazio Cassis (affari esteri), Guy Parmelin (economia, formazione e ricerca) e Beat Jans (giustizia e polizia).

Stabilizzare relazioni

Per i sostenitori degli accordi si tratta di stabilizzare le relazioni col nostro maggiore partner economico, in particolare in un frangente storico complicato dal punto di vista geopolitico. E ciò anche se ci sono aspetti delicati nella intese negoziate che toccano la libera circolazione delle persone (vedi direttive Ue sulla cittadinanza) o la ripresa dinamica del diritto.

A nome della commissione di politica estera, Carlo Sommaruga (PS/GE), ha ricordato che un "no" agli accordi rischia di prorogare l'erosione delle attuali intese e, in ultima analisi, la base della nostra prosperità. Per il "senatore" ticinese Fabio Regazzi (Centro/TI), che ha parlato anche a nome dell'Unione svizzera delle arti e mestieri che presiede, "non dobbiamo chiudere la porta".

L'accordo è importante per le aziende, come lo è anche la libera circolazione delle persone, ha spiegato l'imprenditore locarnese, ammettendo che vi sono anche aspetti del pacchetto legati alla protezione dei salari non graditi all'USAM (vedi protezione dal licenziamento dei sindacalisti). Il suo voto finale sul pacchetto dipenderà anche da come verrà trattato quest'ultimo aspetto inerente gli accordi.

Swissexit non praticabile

Per Tiana Angelina Moser (PVL/ZH), il pacchetto di intese è "uno dei documenti fondamentali per le generazioni future. I Bilaterali III sono la continuazione degli accordi bilaterali I e II. Ormai, questi accordi sono diventati una "realtà concreta": è normale, ad esempio, avere un'amica a Parigi o accettare un lavoro a Vienna.

A suo avviso, lo status quo non è una via praticabile, come dimostra la Brexit. Il Regno Unito ha perso l'accesso al mercato interno dell'UE, ciò che ha danneggiato le piccole e medie imprese, ha sottolineato.

No a un salto nel buio

Pirmin Bischof (Centro/SO) e Benedickt Würth (Centro/SG) hanno insistito sull'importanza economica dei Bilaterali III, specie per i rispettivi Cantoni, fortemente dipendenti dalle esportazioni nell'area Ue. A detta di Würth, un "no" agli accordi sarebbe un "salto nel buio". "È contrario alla realtà", secondo Sommaruga, pensare che si possa rimanere allo statu quo e negoziare in futuro accordo per accordo laddove interessa solo alla Svizzera.

A tenere banco è stata anche la questione del referendum (aspetto sul quale si voterà domani) ossia se esso debba essere facoltativo (maggioranza del popolo) oppure obbligatorio (maggioranza popolo e Cantoni). Petra Gössi (PLR/SZ) si è espressa per la doppia maggioranza. Solo in questo modo si avrebbe la necessaria certezza giuridica per il pacchetto di accordi, ha spiegato. D'accordo pure Fabio Regazzi con questa posizione a causa della portata degli accordi, specie sulla sovranità dei Cantoni.

Democrazia sotto scacco

Per il "senatore" Marco Chiesa, espressosi a nome della minoranza che ha perorato la non entrata nel merito, "bisogna invece guardare in faccia alla realtà". Questi accordi non stabilizzano le relazioni bilaterali, bensì modificano l'essenza stessa del rapporto fra la Svizzera e l'Ue a causa della ripresa dinamica della giurisprudenza di Bruxelles. Anche se potremo dire la nostra, i nostri interessi non verranno considerati prioritari rispetto a quelli degli Stati membri dell'Ue, ha sottolineato.

In caso di disaccordo, la Corte di giustizia dell'Ue avrà sempre l'ultima parola rispetto al Tribunale arbitrale (affermazione che Ignazio Cassis ha confutato in aula, n.d.r). Certo, ha aggiunto, la popolazione potrà sempre votare se una decisione dell'Ue non ci piace, col rischio però di subire le cosiddette misure compensatorie, ossia sanzioni, ha precisato il "senatore" luganese. Le nostre istituzioni, in caso di accettazione degli accordi, "saranno sotto scacco dell'Unione europea". Sulla nostra democrazia graverebbe la spada di Damocle delle misure compensatorie, ciò che metterebbe in causa la qualità delle decisioni, ha rincarato Esther Freidli (UDC/SG).

Chiesa ha anche accennato alla necessità di preservare l'indipendenza della Svizzera, a rischio con questi accordi che farebbero del nostro Paese una colonia.

No a un trattato coloniale

Su quest'ultimo aspetto, Beat Rieder (Centro/VS) ha sostenuto che i Bilaterali III sono peggiori degli accordi che la Gran Bretagna siglava con le sue colonie: queste ultime potevano almeno legiferare come volevano, purché non adottassero disposizioni in contraddizione con la legislazione fondamentale della madre patria.

A detta del "senatore" del Centro, la ripresa dinamica del diritto svuota la sovranità del Paese e rappresenta un costrutto "esotico" praticamente unico al mondo. Non firmerei mai un trattato che in futuro consentisse a un partner di apportare modifiche senza che la controparte possa avere voce in capitolo.

La democrazia svizzera verrebbe così distrutta nel corso degli anni. Per Rieder, il fatto di poter essere consultati da Bruxelles, non è uguale a partecipare all'elaborazione della futura legislazione comunitaria. Alla luce poi della nostra buona situazione economica e della bilancia commerciale deficitaria con l'Ue, "non abbiamo bisogno dei Bilaterali III". Anche per Martin Schmid (PLR/GR) e Heidi Z’graggen (Centro/UR) il prezzo da pagare con i Bilaterali III è troppo elevato.