Trump annuncia dazi del 100% sui farmaci: è un'altra stangata per la Svizzera?

(Aggiornato alle 11.30) Arriva un nuovo giro di vite da Washington, che potrebbe rappresentare un altro duro colpo per la Svizzera. Il presidente USA Donald Trump ieri ha annunciato che i prodotti farmaceutici di marca o brevettati saranno soggetti a dazi del 100% a partire dal primo ottobre, a meno che le case farmaceutiche non costruiscano stabilimenti negli Stati Uniti.
Il peso dei dazi
L'obiettivo del tycoon è quello di spingere l'industria a trasferire la propria produzione sul suolo americano e, al tempo stesso, ottenere una riduzione dei prezzi dei medicinali. Per la Confederazione potrebbe trattarsi di un’altra stangata, dopo le tariffe del 39% scattate per numerosi settori elvetici, dall’orologeria ai prodotti alimentari, che già si stanno facendo sentire. Stando a sondaggio condotto dall'istituto di ricerca BAK Economics, il 45% delle piccole e medie imprese (PMI) elvetiche ha subito un peggioramento della situazione degli ordinativi. Inutile dire che le tariffe stanno avendo effetto anche in Ticino. Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ha fatto sapere che «sono state inoltrate alcune richieste di lavoro ridotto con riferimento ai dazi» e che «il settore che ha espresso le maggiori preoccupazioni è quello dell’industria metalmeccanica ed elettrica». Il Governo ha poi aggiunto di seguire «con attenzione anche altri comparti manifatturieri ed esportatori, in particolare alla luce delle incertezze legate alla farmaceutica e ai metalli preziosi».
Altri cantoni, come il Giura, la cui economia è fortemente orientata all'orologeria, risentono duramente dei dazi doganali imposti dagli USA. Stando a 24 Heures, dall'inizio di settembre oltre 100 aziende hanno presentato domanda di lavoro ridotto, per un totale di 4 mila dipendenti, ossia circa il 10% della popolazione attiva del cantone. O ancora, il noto produttore di caramelle e tisane balsamiche Ricola, il cui business dipende in gran parte dalle esportazioni, si è visto costretto a rimandare la prevista apertura di un nuovo stabilimento di produzione nell'ex fabbrica Hero a Lenzburg, nel canton Argovia.
L'industria farmaceutica, invece, rappresenta uno dei principali motori della crescita economica elvetica, contribuendo per quasi il 10% al Prodotto interno lordo (PIL). Dal 2020 genera circa il 40% dell'incremento annuo dell'economia e garantisce oltre la metà delle esportazioni nazionali.
Gli impianti di produzione negli USA
Secondo la CNBC, le elvetiche Novartis e Roche «sembrano più a rischio» di altre aziende, perché hanno pochi stabilimenti in America e una quota maggiore di siti di produzione di principi attivi a livello internazionale.
Proprio per muoversi in anticipo rispetto ai possibili balzelli doganali, i giganti svizzeri Roche e Novartis avevano annunciato già la scorsa primavera nuovi investimenti negli Stati Uniti. Novartis prevede di destinare 23 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni a nuovi siti di produzione e centri di ricerca, mentre Roche ha annunciato un piano da 50 miliardi lungo lo stesso arco di tempo per potenziare la propria capacità produttiva.
Novartis, nelle scorse settimane, aveva fatto sapere di voler ridurre i costi dei suoi prodotti immessi sul mercato a stelle e strisce: «Stiamo collaborando con il governo e cerchiamo soluzioni costruttive», aveva affermato il CEO del colosso basilese Vas Narasimhan in un'intervista rilasciata alla Neue Zürcher Zeitung. Narasimhan aveva inoltre invitato gli altri Paesi, ma in particolar modo la Svizzera, ad investire maggiormente nel settore e sostenere l'innovazione nel campo farmaceutico, evidenziando che i prezzi dei medicinali nella Confederazione sarebbero ancora «troppo bassi».
Stando a un'analisi della banca Vontobel, le misure trumpiane dunque non dovrebbero avere un impatto troppo pesante sulle due aziende. Roche ha avviato lavori per la costruzione di una nuova fabbrica in North Carolina e Novartis ha in programma di realizzare nuovi centri di produzione e di ampliare quelli esistenti negli Stati Uniti. Secondo Vontobel, pure Sandoz sarebbe al sicuro dai dazi, poiché il commercio di farmaci generici è stato risparmiato. La situazione, invece, sarebbe poco chiara per Galderma.
Alcune attori del mercato dei medicamenti, come Eli Lilly, Bristol Myers Squibb e AbbVie, potrebbero comunque essere meno colpiti dal pesantissimo balzello rispetto ai giganti elvetici, in quanto hanno più stabilimenti produttivi negli Stati Uniti: la maggior parte dei loro siti che si occupano di principi attivi dei farmaci si trova proprio in America.
D’altronde, diverse importanti aziende, tra cui Merck & Co., AstraZeneca PLC e Johnson & Johnson, da mesi hanno iniziato a muoversi di fronte alle minacce di Trump, svelando impegni per centinaia di miliardi di dollari per costruire o espandere le attività produttive negli Stati Uniti. Proprio questa settimana, riporta la CNN, Eli Lilly ha annunciato la costruzione di uno stabilimento produttivo da 6,5 miliardi di dollari a Houston, in Texas. Mentre un importante impianto da 5 miliardi di dollari verrà creato a Richmond, in Virginia.
Citata da Bloomberg, Deborah Elms, responsabile delle politiche commerciali della Hinrich Foundation, ha sottolineato come l’ultima mossa di Trump rappresenti «un'espansione incredibile e sbalorditiva della copertura tariffaria che avrà ripercussioni su tutti», compresi i Paesi che erano riusciti a definire un accordo tutto sommato accettabile sui dazi, come ad esempio Regno Unito e i membri dell'Unione europea. In ogni caso, Bloomberg ha lanciato l'allarme: Singapore e Svizzera potrebbero essere i Paesi più colpiti dalla stangata.
Secondo Interpharma, l'associazione della aziende farmaceutiche svizzere, le aliquote doganali sui medicinali mettono a rischio l'approvvigionamento globale dei pazienti, interrompendo le catene di produzione e di fornitura, nonché ostacolando la ricerca e lo sviluppo. Interpharma ha spronato il mondo politico ad agire, in quanto verrebbe danneggiata in modo duraturo la stretta e importante collaborazione economica tra la Svizzera e gli Stati Uniti.
Vontobel, dal canto suo, sottolinea che l'aumento dei prezzi dei medicinali appaia «politicamente indesiderabile», affermando che una carenza di prodotti aumenterebbe la pressione sul governo USA. I dazi, poi, potrebbero mettere a rischio gli investimenti previsti dal settore negli Stati Uniti, indebolendo così la posizione di leadership nello sviluppo di farmaci.
L'indagine sulla sicurezza nazionale
Stando ai dati del database Comtrade delle Nazioni Unite, le importazioni di prodotti farmaceutici negli Stati Uniti hanno raggiunto quasi 213 miliardi di dollari nel 2024, ossia circa il triplo rispetto a 10 anni prima. Lo scorso aprile, l’amministrazione Trump ha avviato un’indagine relativa all’impatto delle importazioni di farmaci sulla sicurezza nazionale americana. Una Corte d’appello federale, nelle scorse settimane, aveva stabilito che i dazi imposti da Trump sono illegali, in quanto «la legge conferisce al presidente un'autorità significativa per intraprendere una serie di azioni in risposta a un'emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre tariffe, dazi o simili, o il potere di tassare». Il tycoon, finora, ha giustificato le serie di tariffe ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Questa legge del 1977 conferisce al presidente il potere di affrontare minacce «insolite e straordinarie» durante le emergenze nazionali. Di fatto, il capo della Casa Bianca, ha sfruttato la IEEPA per aumentare le entrate e fare pressione sui partner commerciali affinché negozino accordi favorevoli per gli Stati Uniti.
Stando alla sentenza della Corte d'appello, «sembra improbabile che il Congresso, emanando l'IEEPA, intendesse discostarsi dalla sua prassi passata e concedere al presidente un'autorità illimitata per imporre dazi. La legge non menziona i dazi (o alcuno dei suoi sinonimi) né prevede garanzie procedurali che contengano chiari limiti al potere del Presidente di imporre dazi». Trump ha però fatto ricorso alla Corte suprema americana, dunque bisognerà attendere il responso dei giudici fissato per novembre. Qualora i dazi legati alla IEEPA venissero giudicati illegali, verrebbero eliminate le tariffe superiori al 15%, tetto massimo previsto dal Trade Act, legge del 1974 che permette l’introduzione di aliquote ai Paesi con cui gli Stati Uniti registrano ingenti deficit commerciali.
La farmaceutica, tuttavia, non rientrerebbe in questa fattispecie, in quanto oggetto di un'indagine per verificare se i medicinali importati rappresentino un rischio per la sicurezza nazionale. In questo caso, i dazi sarebbero regolati dal Trade Expansion Act. Va sottolineato come il tycoon, ancora una volta, abbia aggirato le autorità competenti, annunciando le tariffe sui medicamenti prima del responso dell'inchiesta in corso. Non è la prima volta che Trump prende di mira il settore dei medicinali: lo scorso 12 maggio ha firmato un ordine esecutivo per ridurre i prezzi negli USA, allineando così i costi dei farmaci americani a quelli più bassi provenienti dall'estero.
Colpiti anche camion, mobili e cucine
Quello farmaceutico, inoltre, non è l'unico settore su cui si è abbattuta la scure del presidente americano. Trump ha fatto sapere che, sempre dall'inizio di ottobre, imporrà tariffe del 25% sui camion pesanti prodotti al di fuori degli Stati uniti, nonché del 50% su mobili da bagno e cucine componibili. Questo, ha riferito il tycoon, per «proteggere i grandi produttori» e il «processo manufatturiero» americani.
