Vaiolo delle scimmie: aumentano i casi, ma sul vaccino manca l'ok da Berna

Dopo le liti di questi ultimi anni, fra opinioni di ogni tipo e no-VAX, come reagireste di fronte all’arrivo di un nuovo vaccino? In seguito alla pandemia da COVID-19, che tuttora sussiste, da diversi mesi è un’altra la malattia che sta facendo discutere. Stiamo parlando del vaiolo delle scimmie, una sottospecie dell'orthopoxvirus. La scorsa settimana il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha fornito le ultime cifre nel corso di una conferenza stampa: sono circa 35 mila i casi di vaiolo delle scimmie da 92 Paesi, con 12 decessi. Circa 7.500 sono stati registrati la scorsa settimana, il 20% in più della settimana precedente quando l'incremento era stato del 20%. La maggior parte dei casi da Europa e America. Ma la Svizzera non è stata risparmiata: a partire da maggio, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha registrato in Svizzera 416 casi. L’UFSP ritiene che il rischio per la popolazione sia moderato, anche se la tendenza è in leggero aumento. L'incidenza varia a seconda delle regioni. I cantoni più toccati sono Basilea Città (12,7 casi ogni 100'000 abitanti), Ginevra (12,6), Zurigo (10,3) e Vaud (6,9), mentre è inferiore a 2,5 casi per 100'000 abitanti in tutti gli altri cantoni. Il gruppo di popolazione al momento più colpito è quello degli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM), Aiuto Aids Svizzero è attivo nell'informazione e nella sensibilizzazione, ma non è possibile escludere un'estensione dei focolai ad altri gruppi di popolazione. Il tasso di mortalità, infatti, può arrivare fino all’11% nei bambini non vaccinati. Tuttavia, quest’infezione potrebbe essere, almeno in parte, troncata. Un vaccino di terza generazione sembrerebbe offrire un’immunizzazione all’85% contro questo vaiolo. Stati Uniti e Europa hanno già provveduto all’autorizzazione. Come sta reagendo il Consiglio federale di fronte a questa nuova condizione sanitaria? Come mai in Svizzera il vaccino non è ancora stato omologato? L’Ufficio federale della sanità pubblica spiega al CdT la situazione attuale.
La decisione è nelle mani del Consiglio federale
A causa dello sviluppo dell'epidemia di vaiolo delle scimmie, l'UFSP sta lavorando intensamente da settimane per acquisire al più presto un vaccino contro questa malattia infettiva e renderlo disponibile alle persone particolarmente a rischio. «Tuttavia - specifica il portavoce Daniel Dauwalder - la decisione finale sull'acquisto del vaccino deve essere presa dal Consiglio federale. Il fabbisogno viene stimato sulla base degli sviluppi epidemiologici in Svizzera e a livello internazionale con esperti della Confederazione e rappresentanti della comunità scientifica. La quantità esatta sarà comunicata non appena il Consiglio federale avrà preso una decisione». Attualmente, infatti, nessuno dei vaccini disponibili sul mercato internazionale è approvato per l'uso in Svizzera.
Com’è stato per il coronavirus, anche in questo caso la vaccinazione non verrà resa obbligatoria, ma fortemente consigliata. «Quando il vaccino sarà disponibile, verrà raccomandato dall'UFSP e dalla Commissione federale per le vaccinazioni (CFV)».
Non solo una questione medica
C’è un nome che circola attualmente. Imvanex, il vaccino prodotto da Bavarian Nordic, sembra essere una soluzione già validata da USA e dallo Spazio economico europeo, ma in Svizzera questo passo non è ancora stato compiuto. Come mai? Il problema non sembra riguardare il vaccino in sé, ma le sue condizioni di acquisto. «In base alle attuali disposizioni di legge - continua l’UFSP - gli operatori sanitari potrebbero, a determinate condizioni, importare piccole quantità di farmaci e vaccini non autorizzati sul mercato svizzero per curare i pazienti. Tuttavia, l’impresa Bavarian Nordic è attualmente disposta a fornire il suo prodotto solo agli Stati e in grandi quantità». Al momento si sta quindi lavorando alla possibilità di una fornitura centralizzata. L’acquisto spetterebbe dunque al Governo federale. «L'UFSP ha già contattato l’azienda e le trattative sono in corso».
La reazione di Vaud e Zurigo
Le autorità del Canton Vaud, però, vogliono rifornirsi direttamente dal fabbricante Bavarian Nordic. Una procedura in tal senso è stata avviata assieme a Ginevra. «Visto che un vaccino può evitare che il vaiolo delle scimmie si diffonda in maniera eccessiva, pensiamo che le autorità cantonali abbiano il dovere di proporlo alla popolazione», ha detto la responsabile del dipartimento vodese della sanità, Rebecca Ruiz, in un'intervista pubblicata sabato da «24 heures». «Tra l'altro niente impedisce ai Cantoni di avviare simili procedure. Anche Zurigo l'ha fatto», ha aggiunto. La ministra ha spiegato che c'è «una domanda molto forte nella popolazione a rischio, in particolare fra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini». Gli interessati sono stimati in circa 10'000 nel cantone: 7500 uomini omosessuali, un migliaio di transessuali con partner multipli, 600 lavoratori e lavoratrici del sesso e qualche caso contatto.
Malgrado l'intenso lavoro e i chiarimenti attualmente in corso, non è ancora possibile dire con certezza quando e per quali gruppi target un vaccino potrà essere effettivamente disponibile in Svizzera. «Ciò nonostante - ribadisce il portavoce dell’UFSP -, assieme alla Commissione federale per le vaccinazioni, stiamo continuano a elaborare una raccomandazione di vaccinazione».
Una pandemia che ha insegnato
Per agire nel migliore dei modi, una delle chiavi sembra essere l’analisi della reazione del governo alla pandemia ancora in corso. «A differenza della COVID, quella del vaiolo delle scimmie non è una pandemia, ma un'epidemia. È generalmente difficile confrontare le malattie infettive tra loro, poiché le condizioni di partenza e l'evoluzione dei virus sono molto diverse. Tuttavia – termina Dauwalder -, stiamo valutando molto attentamente l'approccio alla pandemia di coronavirus per trarre i migliori insegnamenti dalla situazione e applicarli di conseguenza».