L'analisi

Valore locativo, per l'abolizione potrebbe volerci fino al 2030

I Cantoni più turistici chiedono tempo per elaborare la futura tassa immobiliare sulle residenze secondarie – Oltre al Ticino, anche Grigioni e Vallese temono perdite fiscali – A contribuire in maniera decisiva al cambio di sistema è stata la Svizzera più rurale e anziana
©Gabriele Putzu
Luca Faranda
29.09.2025 23:45

Il cambio di sistema, dopo il sì popolare all’abolizione del valore locativo, non vedrà la luce prima del 2028. Lo ha promesso la «ministra» delle Finanze Karin Keller-Sutter. In questo modo si permetterà ai Cantoni a vocazione turistica di elaborare la futura tassa immobiliare sulle residenze secondarie. L’obiettivo? Dare ai proprietari di case il tempo di effettuare eventuali lavori di ristrutturazione prima che la modifica entri in vigore, in modo che possano beneficiare delle attuali detrazioni fiscali. E, soprattutto, permettere ai Cantoni di contenere, almeno parzialmente, le perdite fiscali previste. Per il Ticino, la Divisione delle contribuzioni stima un ammanco di gettito pari a circa 100 milioni di franchi: 55 milioni per il Cantone e altri 44 per i Comuni. Questo cambiamento non avverrà dall’oggi al domani. Lo sa bene la presidente della Confederazione, che ha tenuto a sottolineare che la data di entrata in vigore la deciderà il Consiglio federale solo dopo che il Dipartimento federale delle finanze l’avrà discussa con la Conferenza dei direttori cantonali delle finanze.

La riforma richiede tempo

Nel frattempo, i Governi cantonali di Ticino, Grigioni e Vallese hanno già messo le mani avanti: Coira, stando al «Tages-Anzeiger», auspica che il Consiglio federale conceda ai Cantoni tre o quattro anni di tempo (si arriverà al 2030?) per elaborare e attuare il nuovo prelievo. Una richiesta simile proviene anche dal servizio delle contribuzioni vallesano, che insiste affinché venga concesso tempo sufficiente, «altrimenti le perdite finanziarie sarebbero gravi», riporta il giornale svizzero-tedesco. Dal canto suo, il consigliere di Stato Christian Vitta, domenica pomeriggio, ha ricordato che il Governo ticinese coinvolgerà i Comuni nell’elaborazione della nuova imposta. Ne seguirà il consueto iter parlamentare.

Resistenza nei Comuni

Anche le altre regioni turistiche inizieranno con le valutazioni: la Conferenza dei governi dei Cantoni alpini (CGCA) - di cui fanno parte Ticino, Grigioni, Vallese, Obvaldo, Nidvaldo, Glarona e Appenzello Interno - non intende ancora esporsi, ha fatto sapere a Keystone-ATS il segretario generale Fadri Ramming, ricordando che le condizioni variano da cantone a cantone. L’esperienza con i tentativi di introdurre un’imposta sulle abitazioni secondarie nei Comuni - per esempio nei Grigioni a Silvaplana, Celerina e Pontresina - dimostra però che è da mettere in conto una certa resistenza da parte dei residenti e dei proprietari di abitazioni di vacanza, avverte Ramming. Il Canton Neuchâtel, dal canto suo, ieri ha annunciato che non intende introdurre alcuna tassa supplementare.

Il 63% rurale e più anziano

Domenica il cambio di sistema è stato approvato alle urne da 16,5 Cantoni, compresi (anche a sorpresa) tutti i Cantoni alpini, ad eccezione del Vallese, che come Basilea Città e gli altri Cantoni romandi ha votato «no» al cambio di sistema. Dai tradizionali sondaggi post-voto pubblicati ieri da Tamedia è emerso che l’età e il reddito sono stati i fattori determinanti. Più questi due indicatori erano alti, più il consenso è stato grande. Il tasso di approvazione ha raggiunto il 63% fra i pensionati. La stessa identica quota che si è registrata tra la cosiddetta «popolazione rurale». Nelle zone periferiche è anche più elevato il numero di persone conservatrici che possiedono un’abitazione propria. Lo stesso vale per la popolazione più anziana, che si ritrova ad aver estinto in gran parte (oppure del tutto) le ipoteche. Le città - in cui ci sono molti inquilini e meno proprietari - hanno invece votato contro con una stretta percentuale (49%).

Oltre sette milioni sul piatto

A dare ulteriore slancio sono stati gli investimenti record da parte delle associazioni a difesa dei proprietari (in particolare dall’Associazione svizzera dei proprietari fondiari), che per la campagna hanno messo sul piatto ben oltre sette milioni di franchi, contro i 500 mila degli avversari. Secondo un’analisi della Confederazione, l’82% dei proprietari di immobili trarrà infatti vantaggio dall’abolizione del valore locativo. E ciò anche se il tasso ipotecario di riferimento (dallo scorso settembre all’1,25%) dovesse salire all’1,5%. Con un tale tasso d’interesse ipotecario medio, Berna prevede una perdita di 1,8 miliardi di franchi all’anno (di cui 400 milioni per le imposte federali e il resto per Cantoni e Comuni). Se il tasso d’interesse dovesse salire oltre il 3%, ciò si tradurrebbe probabilmente in entrate supplementari. E i prezzi degli immobili? Uno studio di UBS prevede ulteriori aumenti del 2-3% nei prossimi anni, in particolare quelli nuovi. Al contrario, si prevede una stagnazione dei prezzi per gli edifici più vecchi, poiché in futuro i costi di manutenzione non saranno più deducibili dalle tasse.