Bilaterali III

Via libera alla tassa d'immigrazione: «Sarà di almeno 4.000 franchi»

Il Consiglio degli Stati concluderà questa sera i dibattiti sul pacchetto di accordi con l'UE: è attesa la decisione sul tipo di referendum – I «senatori» vogliono introdurre un balzello a carico dei datori di lavoro: ma sarà riscosso solo in caso di gravi problemi economici e sociali nel Paese
©ALESSANDRO DELLA VALLE
Luca Faranda
30.09.2026 06:00

Tre giorni, forse, possono bastare: questa mattina e poi ancora nel pomeriggio sono previsti gli ultimi dibattiti al Consiglio degli Stati sul pacchetto di accordi con l’UE. Cosa è stato deciso? E cosa bisogna attendersi? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

1. Cosa è stato deciso lunedì sera?

Dopo oltre sei ore, i «senatori» hanno votato l’entrata in materia (29 voti a 15). Poi, si sono occupati degli «aiuti di Stato»: gli Stati hanno detto sì all’istituzione in Svizzera di un’autorità di sorveglianza degli aiuti di Stato indipendente dalla Commissione della concorrenza (COMCO), un meccanismo richiesto dall’UE per evitare distorsioni della concorrenza nel suo mercato interno. I dibattiti - alla presenza del presidente della Confederazione Guy Parmelin, del «ministro» degli Esteri Ignazio Cassis e del «ministro» della Giustizia Beat Jans - si sono conclusi poco prima delle 22.

2. Cosa è stato deciso ieri mattina?

Ieri c’è stato il secondo round, dalle 8 alle 13. All’ordine del giorno c’era la tutela dei salari con le 13 misure elaborate con i partner sociali (trattate in aula con il «ministro» dell’Economia Guy Parmelin). Ma soprattutto la questione dell’immigrazione, con la clausola di salvaguardia e la relativa tassa d’immigrazione, nonché la richiesta per i cittadini UE di presentare un estratto del casellario giudiziale e la controversa direttiva UE sulla cittadinanza (il responsabile del dossier era Beat Jans). Infine, anche le disposizioni relative ai trasporti terrestri e aerei (con Albert Rösti).

3. Perché si parla di tutela dei salari?

Gli accordi con l’UE prevedono un accesso facilitato al mercato del lavoro svizzero per i cittadini dell’UE: c’è chi teme dumping salariale e concorrenza sleale, se imprese straniere che distaccano lavoratori in Svizzera offrono retribuzioni basate sui loro standard nazionali (generalmente i salari sono più bassi rispetto alla Svizzera). Il Consiglio degli Stati ieri ha seguito la linea del Governo e ha approvato tredici misure - per proteggere i salari sul territorio nazionale - concordate con i partner sociali, che comprendono principi, eccezioni e una clausola di non regressione. La quattordicesima misura (particolarmente controversa) sarà invece discussa durante la seduta odierna: riguarda la protezione contro il licenziamento dei rappresentanti del personale e sindacali attivi nelle aziende. Si tratta di una misura supplementare, particolarmente voluta dai sindacati e contestata dall’economia.

4. Gli accordi negoziati con l’UE sono stati modificati?

Non nell’ambito della tutela dei salari. La maggioranza della Commissione dell’economia e dei tributi avrebbe però voluto farlo: pur andando contro l’esito dei negoziati (l’accordo non si dovrebbe poter modificare), proponeva di mantenere il vecchio sistema in fatto di cauzioni, facendole pagare a tutte le aziende dell’UE che impiegano lavoratori distaccati (e non solo quelle che hanno commesso inadempienze) e rinunciando a estendere la responsabilità agli appaltatori. Questo cambiamento in corsa sulle cauzioni (riguardava la misura 8) è però stato respinto per 29 voti contro 15.

5. Cosa è stato deciso in materia di immigrazione?

Qui sono emersi i primi malumori e le prime vere resistenze. Il Consiglio degli Stati, contrariamente a quanto auspicato dal «ministro» della Giustizia Beat Jans, si è spinto più lontano rispetto ai piani del Governo. Per i «senatori», la famosa clausola di salvaguardia (che può essere attivata autonomamente dalla Svizzera per limitare un’eccessiva immigrazione, ma solo se essa è all’origine di gravi problemi economici e sociali) deve essere completata con una «tassa d’immigrazione». Inoltre, il Consiglio federale deve valutare - e non solo «può», come previsto nel progetto governativo - l’attivazione della clausola di salvaguardia qualora venga superata una soglia prestabilita a livello nazionale in quattro settori: immigrazione netta dall’UE, numero di nuovi frontalieri, disoccupazione o tasso di assistenza sociale. Se uno di questi valori viene superato, il Governo si deve attivare.

6. Che cosa è la tassa d’immigrazione e quanto ammonterà?

La tassa d’immigrazione, che in realtà viene definita «tassa di incentivazione» (e che sarà riscossa solo con l’attivazione della clausola di salvaguardia), vuole favorire l’assunzione di manodopera interna, limitare l’immigrazione e garantire che arrivino in Svizzera soprattutto persone che generano un elevato valore aggiunto. Questa tassa dovrà ammontare ad almeno quattromila franchi per i lavoratori dipendenti (in questo caso la dovrà pagare l’azienda che assume), per i lavoratori indipendenti e anche per le persone senza attività lucrativa. Dovranno pagare una tassa di almeno duemila franchi pure le persone maggiorenni che raggiungono la famiglia in Svizzera. I proventi generati da questo balzello dovranno essere distribuiti alla popolazione.

7. Perché si è parlato di casellario giudiziale?

Il Canton Ticino ha fatto scuola: per la maggioranza risicata dei «senatori» (la proposta è passata grazie al voto decisivo del presidente del Consiglio degli Stati, il grigionese Stefan Engler del Centro), i cittadini comunitari dovranno presentare un estratto del casellario giudiziale al momento del loro arrivo in Svizzera. Se la persona dovesse rappresentare un pericolo, il permesso di soggiorno potrà essere negato o limitato. Questa misura supplementare è stata aggiunta a posteriori: non faceva parte del mandato negoziale. Attualmente, ogni Cantone ha le sue regole.

8. Cosa è stato deciso in merito al diritto di soggiorno?

Gli Stati hanno approvato un inasprimento che riguarda il soggiorno permanente dei cittadini comunitari (punto centrale del recepimento parziale della direttiva UE sulla cittadinanza): i disoccupati, o coloro che percepiscono l’assistenza, non dovrebbero poter presentare una richiesta di soggiorno. In questo caso, il termine di 5 anni per l’ottenimento del diritto di soggiorno ripartirebbe da zero. Una misura, ha avvertito Jans, che non è però compatibile con la libera circolazione delle persone.

9. Cosa bisogna ancora decidere oggi?

Uno degli aspetti che più ha fatto discutere: il tipo di referendum. Una risicata maggioranza sarebbe favorevole alla doppia maggioranza (Cfr. edizione di ieri). Oltre a ciò, sarà discussa la «misura 14», il contributo di coesione (il primo sarà di 350 milioni di franchi) e i due nuovi accordi: sanità e sicurezza alimentare. Infine, i «senatori» voteranno sull’approvazione del pacchetto di accordi. Poi, il dossier passerà al Nazionale.