Il caso

«Vietare i social ai minori non risolve i problemi»

Come spiega il sociologo Olivier Steiner, in Svizzera, prima di pensare a un divieto d'accesso per i più giovani, bisognerebbe poter valutare anche gli effetti a lungo termine
©Gabriele Putzu
Ats
11.04.2026 10:14

Sempre più Paesi valutano l'introduzione di un divieto o restrizioni dei social per i minori di 16 anni. Tali misure rischiano di produrre effetti controproducenti, sostiene il sociologo Olivier Steiner, professore presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW).

In Svizzera, prima di pensare ad un divieto d'acceso ai social per i più giovani, bisognerebbe poter valutare anche gli effetti a lungo termine, spiega Steiner in un'intervista a Keystone-ATS.

Rischio di aumentare i pericoli

Anche a livello internazionale, precisa, mancano ancora dati scientifici sufficientemente solidi, ad esempio sull'esperienza che ora trarrà l'Australia, dopo aver approvato una legge in tal senso. «Per questo, al momento, una simile decisione appare prematura per la Confederazione», sostiene il sociologo. «I primi segnali indicano inoltre che molti giovani aggirano facilmente un simile divieto», precisa.

Il rischio è addirittura quello di aumentare i pericoli. «Il consumo mediatico finirebbe ancora di più fuori controllo e lontano dalla supervisione degli adulti», dichiara il docente, che insegna all'Istituto per l'infanzia e la gioventù della FHNW.

In altre parole, imponendo un divieto si rischia di rendere ancora più attraente le reti sociali per i minori? «In effetti, le prime esperienze in Australia sono preoccupanti», risponde Steiner. Secondo uno studio dell'UNICEF, circa un quarto dei ragazzi coinvolti elude attivamente le restrizioni. «Quando qualcosa è vietato, lo si fa di nascosto. E così viene meno un elemento centrale della protezione dei minori, ovvero il supporto da parte di genitori, insegnanti e professionisti del settore sociale», prosegue.

Genitori non consapevoli

Ma cosa ne pensa allora l'esperto delle competenze digitali degli adulti in questo preciso contesto? «Su questo aspetto c'è infatti ancora molto da fare», afferma il sociologo, «e non solo in Svizzera. Molti genitori non sono consapevoli dei rischi oppure sono proprio loro stessi a utilizzare eccessivamente i dispositivi mediatici. Anche le scuole affrontano il tema in modo ancora troppo sporadico», deplora Steiner, secondo cui è fondamentale cercare il dialogo con i giovani e parlare delle loro esperienze online.

«Più che un divieto, servono misure che rafforzino le competenze digitali di ragazzi e genitori», afferma. Inoltre, sono necessari freni più efficaci all'interno delle piattaforme stesse e obblighi affinché le società che le gestiscano si impegnino maggiormente per la tutela dei giovani utenti.

Rischi seri sulle piattaforme

Dal punto di vista della tutela dei minori, sono soprattutto rilevanti le piattaforme basate su algoritmi e sistemi di ricompensa, come TikTok, Instagram, Snapchat, Facebook, X, Reddit e Pinterest, spiega il professore. Su queste reti sociali i rischi più seri, come l'uso compulsivo, l'esposizione a contenuti estremisti o dannosi per la salute, il cybergrooming (adescamento di minorenni online) o il cyberbullismo, emergono soprattutto quando l'utente già affronta delle difficoltà nella vita familiare o scolastica.

«Si crea così una sorta di spirale negativa: problemi personali comportano un consumo mediatico rischioso, che a sua volta accentua l'isolamento nella vita reale», riassume Steiner.

Anche esperienze positive

Ma per l'esperto sussistono anche aspetti positivi: «Spesso ci dimentichiamo che molti giovani vivono anche esperienze positive sui social. In particolare i ragazzi più marginalizzati trovano conforto e sostegno, e si possono confrontare con persone con cui condividere gli stessi interessi e gli stessi problemi».

«In uno dei nostri studi, alcuni giovani hanno dichiarato che lo smartphone è il loro migliore amico e al contempo il loro peggior nemico». Questo dimostra che la questione è assai complessa.

«È fondamentale dialogare con i giovani e dar loro la possibilità di raccontare le proprie esperienze», ribadisce Steiner. «Non imponendo un divieto, ma chiedendo loro cosa apprezzano, e cosa invece li mette a disagio», conclude.