Violenza domestica, via l’arma dalla cantina?

Solo nel 2025 sono state ben 34 le vittime di violenza domestica, su un totale di 55 omicidi consumati. Di questi, in undici casi è stata utilizzata un’arma da fuoco. È quanto emerge dall’annuale Statistica criminale di polizia, da cui emerge che tra i reati legati alla violenza domestica (22.066 in un anno), ci sono anche stati 59 tentativi di omicidio. Per la consigliera nazionale Priska Seiler Graf (PS/ZH), bisogna agire. Per questo motivo, già nel giugno scorso ha presentato una mozione che chiede di «introdurre nella legge l’obbligo di confiscare tutte le armi militari privatizzate che da oltre dieci anni non sono state più utilizzate dai loro detentori nel tiro sportivo».
L’obiettivo è chiaro: rafforzare la prevenzione degli omicidi con armi da fuoco in ambito domestico. Domani, l’atto parlamentare sarà affrontato al Consiglio nazionale. Ma ha già trovato sostegno: il Consiglio federale propone infatti al Parlamento di accogliere la mozione, senza tuttavia precisarne i motivi.
Lo studio
Priska Seiler Graf, per la sua proposta, si è basata soprattutto sui risultati dello studio «Omicidi con armi da fuoco in ambito domestico», pubblicato dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU), secondo cui nella maggior parte di tali omicidi sono utilizzate prevalentemente armi corte e armi militari.
«L’85,4% di tutti gli omicidi in ambito domestico con armi da fuoco tra il 2015 e il 2022 è stato commesso da cittadini svizzeri con un’età media di 63,2 anni», scrive la socialista zurighese, secondo cui è necessario levare il fucile o la pistola a chi non li usa da tempo per praticare il tiro sportivo. Dallo studio emerge inoltre che gli omicidi coniugali con armi da fuoco avvengono in un contesto di crisi acuta, in cui il passaggio all’atto è reso possibile dalla disponibilità immediata di un’arma in casa.
Seiler Graf, poi, nell’atto parlamentare lancia la stoccata: «Non è compito dell’esercito lasciare agli uomini svizzeri l’arma per commettere omicidi in ambito domestico». E c’è già chi ha reagito.
Interventi arbitrari
È il caso della Società per un diritto liberale sulle armi (nota anche come ProTell), che lunedì ha depositato una petizione, con oltre 22 mila firme, alla Cancelleria federale per lanciare «un segnale chiaro contro gli interventi arbitrari nei diritti fondamentali». Il riferimento è proprio alla mozione di Seiler Graf. Ma non solo. Nel mirino di ProTell c’è anche un’iniziativa parlamentare di Jessica Jaccoud (PS/VD) che chiede di introdurre nella legge l’obbligo di confisca delle armi da fuoco in caso di separazione conflittuale oppure se è stata presentata una querela o una denuncia per violenza domestica. Questa iniziativa è già stata approvata in gennaio dalla Commissione degli affari giuridici del Nazionale: ora deve esprimersi la commissione omologa degli Stati.
Per ProTell, le due proposte «mirano a introdurre interventi automatici nella proprietà privata, senza una valutazione individuale, senza proporzionalità e sulla base di dati insufficienti. Ne deriva un precedente pericoloso: un’erosione dello Stato di diritto verso meccanismi di sospetto generalizzato», critica l’organizzazione.
Responsabilità ed eccezioni
Per ProTell, «questa non è politica di sicurezza, ma pura politica simbolica a scapito dei diritti fondamentali». A metà del guado c’è invece Jacqueline de Quattro (PLR/VD), presidente della Commissione della politica di sicurezza del Nazionale. «Mi preoccupa l’uso improprio delle armi, in particolare tra le mura domestiche», premette l’ex consigliera di Stato vodese, ricordando di aver promosso a livello cantonale una legge contro la violenza domestica.
Tuttavia, a suo avviso, non è corretto far pensare che il semplice possesso di armi da parte di un cittadino-soldato possa essere un problema. «Abbiamo sempre tenuto le armi in casa, e prima anche le munizioni, nella profonda convinzione che i nostri cittadini sono responsabili. Sono combattuta: questa fiducia, per me, è intatta. Ci sono le eccezioni, ma la confisca delle armi mi sembra problematica. Prima di decidere ascolterò attentamente le motivazioni del Consiglio federale. Penso che dobbiamo continuare ad avere questa cultura del cittadino-soldato e delle armi in casa, ma dobbiamo anche fare in modo che non se ne abusi».
