Violenze anti LGBTIQ stabili, «ma è la punta dell'iceberg»

Il numero di reati motivati dall'odio contro le persone LGBTIQ denunciati lo scorso anno è rimasto pressoché invariato rispetto ai 12 mesi precedenti: circa sei alla settimana in media. Si tratta però solo della punta dell'iceberg, secondo le associazioni interessate, che invitano a segnalare con maggiore frequenza.
L'ottavo rapporto sui crimini d'odio pubblicato dalla LGBTIQ Helpline registra 281 segnalazioni di violenze e discriminazioni anti-queer nel 2025. Si tratta di 28 casi in meno rispetto all'anno precedente.
Queste cifre rappresentano però solo la punta dell'iceberg, secondo le organizzazioni LGBTIQ, che si basano in particolare su un recente studio condotto a Ginevra, il quale rivela che oltre l'80% delle persone coinvolte ha già subito discriminazioni o violenze negli spazi pubblici.
Rendere più visibile la violenza
In occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, che si tiene domenica, le organizzazioni mantello LGBTIQ lanciano un appello "per ridurre il numero di casi non denunciati e aumentare le segnalazioni di crimini d'odio". A tal fine, le vittime o i testimoni possono avvalersi del sito stophate.ch.
L'obiettivo è quello di rendere più visibili queste violenze e di incoraggiare una reazione più forte da parte della società di fronte alle violenze anti LGBTIQ, scrivono le organizzazioni Pink Cross, Los e TGNS in un comunicato.
Per crimini d'odio contro le persone LGBTIQ si intendono insulti e atti commessi specificamente a causa dell'orientamento sessuale, dell'identità di genere o delle caratteristiche sessuali di una persona. Sono motivati dall'odio, dai pregiudizi o dal rifiuto delle persone queer, ricordano le organizzazioni interessate.
I giovani sono particolarmente colpiti
Mentre nel 2022 erano state registrate 134 segnalazioni sulla helpline, attiva dal 2018, questa cifra è salita vertiginosamente a 305 nel 2023. Nel 2024 è stato raggiunto un picco provvisorio con 309 segnalazioni, prima che il numero si stabilizzasse, lo scorso anno, a un livello elevato, con 281 segnalazioni.
Per Daniel Furter, segretario generale di Pink Cross, questi dati devono allarmare: "Dietro ogni segnalazione si nasconde un'esperienza di violenza ben reale, che colpisce in modo particolare i giovani".
Il 59% delle persone coinvolte riferisce infatti di conseguenze psicologiche a seguito dei crimini d'odio subiti, che influenzano la loro vita ben oltre l'incidente stesso. I crimini d'odio subiti in contesti istituzionali, come a scuola, al lavoro o nel sistema sanitario - luoghi in cui tutti dovrebbero potersi sentire al sicuro - hanno ripercussioni particolarmente gravi.
Due terzi dei casi segnalati si verificano infatti nello spazio pubblico. Si tratta molto spesso di insulti e molestie, verbali o gestuali. Le segnalazioni riportano 52 episodi di discriminazione e 45 aggressioni fisiche.
Appena il 10% dei crimini d'odio segnalati viene denunciato alla polizia, deplora Muriel Waeger, co-direttrice dell'Organizzazione svizzera delle lesbiche (Los), citata nella nota. Si tratta principalmente di casi di violenza fisica. È tuttavia essenziale che la polizia e le autorità siano sensibilizzate alla realtà delle vittime di crimini d'odio e che possano fornire loro l'aiuto necessario.
Piano d'azione del Consiglio federale
Il Consiglio federale ha appena adottato un piano d'azione nazionale contro i crimini d'odio nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, intersessuali e queer. Questo piano prevede dodici misure nei settori del sostegno, della prevenzione e del monitoraggio.
È però necessario che queste misure vengano applicate, e rapidamente, sottolinea Jann Kraus, di Transgender Network Switzerland (TGNS), perché "c'è urgenza: i dati attuali dimostrano che non c'è più tempo da perdere".
Questo piano, previsto per gli anni 2026-2030, si articola attorno a tre campi d'azione: sostegno e protezione, prevenzione e monitoraggio. Prevede misure pragmatiche e realizzabili a breve e medio termine, secondo l'Esecutivo.
Si tratta in particolare di organizzare una giornata di formazione per l'assistenza alle persone LGBTIQ+ vittime di violenza. La documentazione esistente sulla tematica queer nello sport sarà aggiornata e la sua visibilità rafforzata, ha indicato il Consiglio federale lo scorso gennaio.
La LGBTIQ Helpline è il primo punto di contatto per tutte le questioni relative alla vita delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, non binarie, intersessuali o queer. Offre un servizio di consulenza tra pari e una piattaforma per la segnalazione di violenze anti-LGBTIQ. L'offerta di consulenza si rivolge a chiunque abbia domande o preoccupazioni sul tema.