Volo LX16, Swiss ha individuato la causa del fumo in cabina

Swiss, tramite una nota, ha chiarito l'origine e la causa del fumo in cabina che, lunedì, ha costretto l'equipaggio del volo LX 16 a un atterraggio di emergenza a Bangor, nel Maine. L'Airbus A330-300, ricordiamo, era in viaggio da Zurigo per New York. Una custodia per auricolari, riassumendo al massimo. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo, passo dopo passo, la nota del vettore.
Gli specialisti inviati negli Stati Uniti, scrive Swiss, «hanno potuto determinare sul posto l'origine del fumo». Concretamente, «le indagini condotte finora mostrano che una custodia di ricarica per auricolari è scivolata dentro un sedile e vi è rimasta incastrata. Il dispositivo è stato così danneggiato, il che ha provocato uno sviluppo di calore e successivamente di fumo». Si tratta, spiega la compagnia elvetica, «di una custodia disponibile in commercio, che permette anche di ricaricare gli auricolari grazie a una funzione di batteria esterna».
Dispositivi di questo tipo, ribadisce Swiss, contengono batterie al litio. «Se queste vengono danneggiate o non funzionano correttamente, possono surriscaldarsi e, nel peggiore dei casi, provocare un incendio. Per questo motivo a bordo si applicano regole severe per i dispositivi elettronici e, in particolare, le batterie esterne. Spetta ai passeggeri rispettare queste regole».
Swiss, di riflesso, nel suo comunicato ha insistito su alcuni punti chiave. Ricordando, fra le altre cose, che «l'utilizzo di batterie esterne a bordo dei nostri aerei non è più consentito dall'inizio dell'anno». Nel video di sicurezza trasmesso prima della partenza, continua il vettore, «chiediamo espressamente ai nostri passeggeri di informare immediatamente l'equipaggio di cabina se un dispositivo elettronico si scalda, emette fumo, è danneggiato o si perde sotto il sedile».
Nel caso del volo LX16 si trattava «soltanto» di una piccola custodia di ricarica dotata di una capacità di batteria relativamente ridotta. Le «vere» batterie esterne, chiarisce Swiss, hanno una capacità nettamente superiore. In caso di danneggiamento o malfunzionamento, «le conseguenze possono essere nettamente più gravi. È dunque importante per noi continuare a sensibilizzare su questo tema. I nostri passeggeri condividono una responsabilità in materia di sicurezza e dobbiamo poter contare su di loro affinché rispettino rigorosamente le regole relative alle batterie esterne».
Swiss, detto delle cause, ringrazia l'equipaggio del volo LX16 per aver reagito immediatamente, «in modo mirato e appropriato». Equipaggio che, leggiamo, «ha seguito rigorosamente le procedure che allena regolarmente al simulatore. In caso di fuoriuscita di fumo di origine indeterminata a bordo, non corriamo alcun rischio. Per questo motivo è stato immediatamente scelto l'aeroporto idoneo più vicino per il dirottamento e l'atterraggio è stato trattato con priorità elevata a titolo precauzionale».
Gli assistenti, d'altro canto, «beneficiano di una formazione completa che copre in modo approfondito la gestione del fuoco, del fumo e di oggetti potenzialmente pericolosi come le batterie esterne. Su ogni volo trasportiamo inoltre dei Lithium Safe Bags. Queste speciali borse resistenti al fuoco permettono ai nostri membri dell'equipaggio di cabina di collocare in sicurezza i dispositivi in caso di surriscaldamento o rigonfiamento».
Ancora fake news...
Intanto, continuano a circolare false informazioni riguardo al volo LX16, secondo le quali ci sarebbe stato un «incendio nel cockpit». «Ciò non corrisponde in alcun modo alla realtà» chiosa Swiss. «Si trattava espressamente ed esclusivamente di fumo in cabina, visibile nella parte anteriore della Business Class. L'autorità americana dell'aviazione civile, la Federal Aviation Administration, aveva corretto poco dopo la pubblicazione il suo primo comunicato, che indicava il contrario».
