Aviazione

Il carburante costa il 50% in più, Swiss chiude il semestre a 189 milioni

Utile operativo in calo del 3%, ricavi in crescita del 3,2% – Meno voli ma aerei più pieni, e il 2026 declassato ad «anno di transizione»
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Red. Online
04.08.2026 09:31

Cinquanta percento. È l'aumento del costo del carburante fra aprile e giugno per Swiss, compagnia di bandiera svizzera. Il resto del semestre, in sostanza, rappresenta una sfida: assorbire quella cifra.

Partiamo dai fatti. Nel primo semestre 2026 Swiss ha registrato un utile operativo rettificato – l'Adjusted EBIT – di 189,3 milioni di franchi, in calo del 3% rispetto ai 195,1 milioni dello stesso periodo del 2025. I ricavi d'esercizio sono invece saliti del 3,2%, a 2,77 miliardi contro i 2,69 di un anno fa. Cresce il fatturato, cala il margine: la voce che spiega quasi tutto è il cherosene, primo capitolo di spesa della compagnia, rincarato con la guerra in Iran.

«Abbiamo superato bene le difficoltà eccezionali che abbiamo affrontato negli ultimi mesi» ha dichiarato Dennis Weber, direttore finanziario del vettore. «Tuttavia, nonostante le misure di copertura in essere, il forte aumento dei costi del carburante ha pesato sensibilmente sul nostro risultato. Le misure di risparmio e ottimizzazione che abbiamo avviato in una fase precoce stanno già producendo i loro effetti. Senza di esse, il calo dell'utile sarebbe stato più marcato».

E la parte su cui la compagnia non può intervenire? Weber, al riguardo, ha tagliato corto: «Non abbiamo alcuna presa sull'evoluzione dei prezzi del carburante. Di qui l'importanza di controllare rigorosamente i nostri costi in tutti gli ambiti che non dipendono esclusivamente dal mercato».

Meno voli, aerei più pieni

I numeri di traffico raccontano, d'altro canto, una compagnia che ha stretto l'offerta e riempito meglio quello che è rimasto. Andiamo con ordine. Passeggeri trasportati: circa 8,5 milioni, in crescita dello 0,6%. Voli operati: oltre 67.400, in calo del 4,1%. La capacità offerta, misurata in posti-chilometro, è scesa dello 0,8%, mentre il traffico effettivo in passeggeri-chilometro è salito dell'1,9%. Risultato: il tasso di riempimento è migliorato di 2,2 punti percentuali.

«Sebbene abbiamo leggermente ridotto la nostra offerta, abbiamo venduto più posti e migliorato ulteriormente il riempimento dei nostri aerei» ha commentato Weber. Le classi premium sul lungo raggio, ha aggiunto, sono rimaste molto richieste e hanno contribuito positivamente al risultato.

Un aiuto è arrivato anche da fuori. All'inizio del secondo trimestre alcune compagnie del Golfo hanno temporaneamente ridotto la propria offerta e parte dei viaggiatori si è riversata su altri collegamenti, soprattutto verso l'Asia. Effetto benvenuto, ma esaurito nel giro di poche settimane, con il ripristino delle capacità.

Motori, ancora loro

Sul fronte dei costi c'è una seconda voce che non molla: la manutenzione, rimasta su livelli elevati. La ragione è nota da tempo e riguarda i problemi tecnici che affliggono alcuni motori della flotta a corto raggio.

Nonostante ciò, la disponibilità operativa è migliorata rispetto alle previsioni. A inizio anno Swiss metteva in conto una riduzione della capacità per l'intero esercizio; oggi, invece, stima di poterla mantenere sui livelli del 2025. Merito, ha detto la compagnia, del ricorso mirato a partner in wet leasing – il noleggio di aeromobili con equipaggio, nello specifico Air Baltic – e di misure supplementari nella formazione dei piloti.

La puntualità resta ferma

Sul piano operativo, ancora, il semestre si è chiuso in parità. La puntualità si è attestata al 72,4%, lo stesso valore dell'anno precedente. La stabilità del programma di volo è invece scesa dal 97,3% al 96,7%. Swiss ha attribuito la pressione alle incertezze geopolitiche e alla moltiplicazione dei fenomeni meteorologici estremi.

Un anno da saltare

Sul futuro, la compagnia ha usato una formula che dice più di quanto sembri: il 2026 è «un anno di transizione». Volatilità sui prezzi del cherosene, incertezza geopolitica, prenotazioni che arrivano sempre più tardi. L'obiettivo dichiarato è creare le condizioni strutturali per tornare a crescere e migliorare la redditività a partire dal 2027. «I primi progressi sono visibili, ma abbiamo ancora strada da fare prima di arrivare a un miglioramento duraturo della redditività» ha ammesso Weber.

La chiusura è dell'amministratore delegato Jens Fehlinger: «Questi ultimi mesi hanno dimostrato che Swiss resta affidabile anche nei periodi difficili. Mentre il mondo diventa più incerto, è tanto più importante che privati e imprese possano contare su buoni collegamenti aerei». 

La reazione del sindacato

Swiss sta facendo la sua parte, grazie al lavoro dei suoi dipendenti, ed è quindi giusto che Lufthansa faccia altrettanto e riconosca l'autonomia della compagnia elvetica, senza ulteriori pressioni al risparmio: è questa, in estrema sintesi, la reazione SEV-GATA, il ramo del trasporto aereo del Sindacato del personale dei trasporti SEV, ai risultati semestrali pubblicati oggi da Swiss. «SEV-GATA constata con incomprensione che Swiss viene tenuta sempre più strettamente al guinzaglio da Lufthansa», scrive l'organismo in una nota. In particolare, la nomina effettuata a inizio giugno dei due membri che ancora compongono il consiglio d'amministrazione di Swiss con due manager di Lufthansa invia un segnale definito fatale. «L'identità e la forza di Swiss si fondano sul suo radicamento in Svizzera: questa Swissness non deve essere svuotata passo dopo passo», si legge nel comunicato. «Non è accettabile che il personale di una Swiss fondamentalmente molto redditizia debba subire le conseguenze dei problemi del gruppo Lufthansa», afferma Philipp Hadorn, presidente di SEV-GATA ed ex consigliere nazionale socialista solettese, citato nel documento per la stampa. «Dalle imminenti trattative salariali e dalla verifica ancora in sospeso delle valutazioni delle funzioni ci aspettiamo un vero riconoscimento e una compensazione adeguata per le maestranze che contribuiscono in modo determinante al successo dell'azienda». A suo avviso Swiss non ha bisogno di un'ulteriore centralizzazione né di risparmi imposti. Necessita per contro di margini d'azione imprenditoriali, di una forte identità elvetica e di manodopera che partecipi in modo adeguato al successo costruito insieme. Il 59enne rivolge un messaggio chiaro al gruppo Lufthansa: «Se a Francoforte pensano che in Svizzera i sindacati forti possano essere semplicemente tenuti a distanza si sbagliano di grosso. SEV-GATA difenderà con determinazione i legittimi interessi dei propri membri. Se necessario, porteremo avanti l'escalation passo dopo passo, sempre con l'obiettivo di imporre condizioni di lavoro eque e rispetto nei confronti del personale», conclude.