Telefonia

Swisscom: «Sede a Lisbona? Il nostro impegno nei confronti della Svizzera è chiaro»

Nella Confederazione si contano quasi 15.000 posti di lavoro a tempo pieno, ha spiegato il presidente della direzione Christoph Aeschlimann in dichiarazioni riportate dall'agenzia AWP
Ats
06.08.2026 15:48

Il presidente della direzione di Swisscom Christoph Aeschlimann respinge le critiche dei sindacati alla decisione del gruppo telecom di creare una sede a Lisbona, dove saranno erogati servizi nel campo dell'informatica e della finanza.

A suo avviso l'impegno di Swisscom nei confronti della Svizzera è chiarissimo. Nella Confederazione si contano quasi 15.000 posti di lavoro a tempo pieno, argomenta il dirigente in dichiarazioni riportate dall'agenzia AWP. «Si tratta di ben oltre il 90% dei collaboratori che lavorano per l'attività elvetica». «La Svizzera è la sede più importante per Swisscom e continuerà a esserlo, anche se in futuro 200 dipendenti lavoreranno in Portogallo», aggiunge il 49enne.

La posizione di Transfair

Dopo Syndicom, anche il sindacato del settore pubblico Transfair è infatti sceso in campo contro la decisione di Swisscom di aprire una nuova sede a Lisbona, dicendosi «estremamente allarmato».

Secondo l'organizzazione l'apertura in Portogallo è solo l'ultimo tassello di una strategia ben rodata: già nel 2020 sono nati i siti di Riga e Rotterdam, nel 2021 il call center in Kosovo. Ogni volta, in Svizzera sono seguiti tagli o mancate sostituzioni dei partenti. «È un sistema, non un caso isolato», si legge in un comunicato.

«Swisscom è di proprietà della Confederazione» - al 51% - «per questo motivo l'azienda ha una responsabilità particolare nei confronti del mercato del lavoro elvetico», afferma Marika Schaeren, responsabile settoriale presso Transfair, citata nella nota. «Con la sua strategia di nearshoring» - lo spostamento di servizi aziendali in un paese vicino - «l'impresa sta abbandonando i propri dipendenti in Svizzera», aggiunge la specialista.

Secondo il sindacato, la scelta di Lisbona è dettata unicamente da ragioni economiche, ovvero dalla possibilità di pagare salari più bassi rispetto alla piazza elvetica, e non da una reale carenza di manodopera specializzata, come spesso sostenuto dall'azienda. «Questa strategia punisce i dipendenti svizzeri, che vengono visti solo come un costo da ridurre», argomenta Schaeren, sottolineando il contrasto fra l'aumento del dividendo versato agli azionisti nel 2026, salito da 22 a 26 franchi, e quello della massa salariale: i lavoratori si sono visti riconoscere solo lo 0,9%.

A ciò si aggiunge l'aspetto della sicurezza: in qualità di operatore di servizi di telecomunicazione, Swisscom è fornitore di base e gestore di servizi centrali per le autorità e le organizzazioni nel settore del soccorso e della sicurezza. «L'esternalizzazione all'estero o a fornitori terzi di infrastrutture e servizi critici per la sicurezza è estremamente rischiosa», sostiene Transfair.