Tapola: «Non ho fatto magie, è una questione di fiducia»

Ambrì
Tra qualche ora scopriremo se l’Ambrì Piotta potrà andare in vacanza oppure se dovrà accendere le luci della Gottardo Arena anche sabato sera. La fine di una stagione travagliata è all’orizzonte, la si può quasi toccare con un dito. A separare i leventinesi e la salvezza c’è la sfida di questa sera a Porrentruy. La parte più difficile di gara-4 sarà proprio questa: evitare di pensare che ormai, sul tre a zero, la serie con l’Ajoie sia conquistata. «Hai ragione. Potresti fare l’allenatore», replica Jussi Tapola con il suo immancabile sorriso. Tre giorni fa la sua squadra non ha disputato la sfida più bella della stagione, ma è riuscita a vincere un match importantissimo. Gara-3, in qualsiasi serie al meglio delle sette partite, rappresenta uno spartiacque per chi è avanti 2-0: perderla significa riaprire la serie, vincerla vuol dire portarsi a un passo dalla vittoria finale. «So per esperienza che la cosa più difficile da fare nell’hockey è non vivere nel futuro. Si analizza, si immaginano scenari, ma serve a poco», commenta il coach biancoblù. «Dobbiamo restare concentrati cambio dopo cambio. È stato il mio credo sin dal primo giorno. Al contempo, sono però consapevole che la mente non è qualcosa che si può sempre controllare».
Nuova energia giurassiana
Se l’Ambrì vorrà chiudere la serie già questa sera, dovrà però stare attento. Nessuna delle tre contese disputate finora ha mostrato una netta supremazia tra leventinesi e giurassiani. «Anche gara-3 è stata piuttosto equilibrata - prosegue il finlandese -. Il merito va dato anche al nostro avversario, una squadra che non molla mai. Sabato siamo andati subito sul 2-0 e forse questo ci ha influenzato un po’. Abbiamo iniziato a cercare qualche scorciatoia di troppo e loro sono rientrati in partita. Ma potevamo aspettarcelo, non siamo così tanto più forti di loro. Dobbiamo lottare e portare intensità. Se non lo facciamo, loro sono pronti a rubarci il momentum».
Momentum che stasera i giurassiani cercheranno guidati da un nuovo allenatore. Sì, per provare a dare una scossa, l’Ajoie ha esonerato Greg Ireland, passando il timone ad interim a Julien Vauclair. Tapola, ad ogni modo, non si attende rivoluzioni. «È difficile cambiare un sistema di gioco in così poco tempo. Forse modificheranno qualche dettaglio. Sicuramente avranno però più energia. Ma in realtà non importa granché chi siede in panchina, conta che i nostri giocatori portino la miglior prestazione sul ghiaccio».
Gli incantesimi del finlandese
L’impegno leventinese finora è bastato per conquistare le prime tre gare. Partite tutte caratterizzate da alti e bassi, ma che i biancoblù hanno saputo gestire, a differenza di quanto spesso accaduto durante la stagione, quando appena le cose iniziavano a complicarsi tendevano a crollare. È la filosofia di Tapola che fa magie? «Trovo sia soprattutto una questione di fiducia (sorride, ndr). A fine stagione abbiamo iniziato a costruirla vincendo diverse partite. Giocare bene ma perdere di misura rende estremamente difficile affrontare la gara successiva. Anche subire un gol porta a scoraggiarsi. Durante la stagione ci sono stati momenti negativi in cui, anche giocando bene, non riuscivamo a vincere. E questo ha avuto un impatto enorme sulla squadra. Ecco perché bastava anche solo un gol per farci crollare. Se invece arrivano i risultati arriva anche la fiducia. In questi playout l’impegno dei giocatori ha fatto la differenza. E con lui anche un grande spirito di squadra. A questo aspetti si aggiungono due ottimi portieri e importanti qualità individuali». Come quella di Joly, che in gara-3 ha tirato fuori dal cilindro una chicca che ha regalato il momentaneo 2-0 leventinese. «Certo. Ci serve l’impegno collettivo, ma anche giocatori capaci di fare la differenza. Spesso questi non sono quelli che seguono il sistema in modo “quadrato”. Non cerchiamo robot, ma ragazzi con personalità. Al contempo tutti devono rispettare i nostri valori e il nostro stile: lavorare duro e cercare la porta. Ci sono aspetti non negoziabili su cui tutti devono essere allineati. Poi ognuno deve portare le proprie caratteristiche, il proprio talento». Restiamo sui singoli. Tapola deve aver fatto un incantesimo anche a De Luca, diventato inarrestabile. «Non credo di aver fatto niente di magico (ride, ndr). È più una questione di squadra: siamo connessi. Ormai lo sapete, cerco di creare un ambiente e una panchina positiva. I giocatori devono anche divertirsi. Il livello deve rimanere alto, sia ben chiaro, ma deve convivere con il piacere di giocare. Questo può aiutare alcuni ragazzi a rendere meglio: sanno che le richieste sono alte, ma possono anche godersi la partita».
L’apporto del numero 10
Un altro singolo che da qualche match a questa parte pare aver fatto il famoso click è Alex Formenton, autore, sabato sera, di un assist e un gol. Il canadese, dopo un inizio stagione così così, pare aver finalmente ritrovato le giuste sensazioni. «È stato bello segnare», commenta l’attaccante biancoblù. «A distanza di qualche ora posso però dire che conta poco. Dopo ogni partita bisogna azzerare tutto e ricominciare». Sì, anche per il numero 10 leventinese la battaglia con l’Ajoie è tutt’altro che conclusa. «A prescindere da come sia messa la serie, bisogna affrontare ogni incontro partendo dallo 0-0. È bello avere tre vittorie alle spalle, ma non è finita qui». Questa sera l’Ambrì non potrà nuovamente contare su Jesse Virtanen, ma potrà appoggiarsi su un Alex Formenton in gran forma. «Sapevo che ci sarebbe voluto un po’ di tempo per tornare a sentirmi bene. Ho cercato di concentrarmi sulle piccole cose e di ritrovare la condizione passo dopo passo. Ora mi sento bene, ma c’è sempre margine di miglioramento». Quando il 26.enne ha raggiunto Ambrì, dicevamo, era alla ricerca della migliore forma fisica, ma anche di quella mentale, dopo le delicate vicende extra sportive affrontate in Canada. «Ho vissuto qualcosa che lascia il segno e che avuto un impatto su di me. Ma adesso il mio focus è qui ed è su gara-4». Guardando invece oltre i playout, cosa c’è nel futuro dell’attaccante canadese? Sempre la Leventina? «Sicuramente è un’opzione. Ambrì è casa mia. Però adesso cerco solo di finire al meglio la stagione. Poi si vedrà».
