Svizzera-Italia

Tassa sulla salute, UFIS rilancia: «Violati gli accordi bilaterali»

L’Unione Frontalieri Italiani in Svizzera sostiene che le posizioni delle autorità ticinesi confermano l’incompatibilità del prelievo con il trattato fiscale e chiede l’abrogazione della norma
Red. Online
03.06.2026 20:02

L’Unione Frontalieri Italiani in Svizzera (UFIS) rilancia la propria opposizione alla cosiddetta «tassa sulla salute», dopo che il Consiglio di Stato ticinese ha commissionato una perizia che conferma la sua incompatibilità con gli accordi internazionali che regolano la fiscalità dei lavoratori frontalieri.

L’associazione, che ha sempre ribadito la sua contrarietà al provvedimento, ritiene che il prelievo previsto dalla normativa italiana costituisce un ulteriore prelievo sul reddito da lavoro già tassato secondo quanto stabilito dall’Accordo fiscale Italia-Svizzera, indipendentemente dalla denominazione adottata dal legislatore. E oggi il governo ticinese ha qualificato la misura in violazione degli accordi bilaterali. «Si tratta di un passaggio politico e istituzionale di enorme rilevanza», sottolinea UFIS. «Per lungo tempo alcuni hanno sostenuto che fosse necessario attendere l’effettiva applicazione della norma per verificarne gli effettie, solo successivamente, valutarne la legittimità davanti alla Corte Costituzionale. I fatti dimostrano invece il contrario».

Secondo l'organizzazione l’incompatibilità con gli accordi internazionali è ravvisabile già al momento della sua approvazione. «Se una disposizione è in contrasto con un accordo internazionale ratificato dagli Stati contraenti, il problema sussiste dal momento stesso della sua approvazione e non dal giorno in cui viene materialmente riscossa».

UFIS evidenzia inoltre come, a livello politico, la misura non abbia trovato ampio sostegno al di fuori di alcune realtà regionali italiane. «La Lombardia è rimasta sostanzialmente isolata nel sostenere questa misura, mentre crescono le richieste di ritiro della norma per evitare tensioni istituzionali, contenziosi internazionali e danni economici ai territori di confine», scrive UFIS.

L’associazione chiede quindi l’abrogazione della «tassa sulla salute», sottolineando la necessità di garantire il pieno rispetto degli accordi bilaterali tra i due Paesi. «I frontalieri non possono essere utilizzati come strumento per reperire risorse finanziarie in violazione di impegni internazionali già assunti dallo Stato italiano», ribadisce UFIS. «Il rispetto degli accordi deve rimanere il fondamento dei rapporti tra i due Paesi e della tutela dei lavoratori che ogni giorno contribuiscono allo sviluppo economico di entrambe le realtà di confine».