Lugano

Teatro e danza a Gemmo: questa volta si fa sul serio

Approfondito il progetto per creare spazi di produzione culturale nell'ex sottocentrale di AIL – Si parla di una superficie utilizzabile di 2 mila metri quadrati con varie sale prove, laboratori, aule e uffici – Tra un mese l'incontro tra la Città e l'azienda energetica – Rimane il nodo dei costi (ingenti) di ristrutturazione
© Gabriele Putzu
Valentina Coda
30.07.2026 06:00

Ci sono due buone notizie. La prima è che il dossier per la realizzazione della Casa del teatro e della danza all’interno dell’ex sottocentrale Gemmo non è finito nel dimenticatoio, anzi. La seconda è che concretizzare questo scenario – così come altri al vaglio sul territorio luganese – significherebbe dare ossigeno al settore culturale indipendente, che da tempo immemore si batte per cercare spazi destinati alla creazione e alla produzione. La Città e le AIL (proprietaria dello stabile) dialogano da anni attorno a questo progetto, il quale a fine agosto verrà rimesso sul tavolo grazie a un incontro tra il vicesindaco Roberto Badaracco e la stessa azienda energetica. Il presidente della direzione di AIL, Angelo Bernasconi, considera il principio di questa operazione – ovvero valorizzare e destinare uno stabile in disuso alla cultura – «interessante» e «valido», ma sull’ex sottocentrale Gemmo aleggia sempre lo stesso spettro: il costo della ristrutturazione. «Tempo fa si parlava di 10-15 milioni di franchi, in verità siamo più vicini ai 20. Bisogna fare tutto un discorso che ruota attorno al piano finanziario di AIL, all’autofinanziamento e alla sostenibilità economica. Questioni che, appunto, discuteremo insieme alla Città tra un mese. In ogni caso, lasciare inutilizzato quello stabile è un peccato».

Bussare alla porta di Bellinzona

Idealmente, le Aziende Industriali di Lugano si dovrebbero appunto far carico degli «ingenti» lavori di restauro mentre il canone d’affitto verrebbe spartito tra le varie realtà che usufruiranno degli spazi. Di contro, l’impegno finanziario della Città sarà limitato ai contributi che annualmente elargisce alle associazioni. Non ci saranno, quindi, contributi fissi e ricorrenti, oppure nuovi oneri a carico di Palazzo Civico. E questo, inutile dirlo, a fronte dello stato di salute delle casse comunali. «Vorremmo anche chiedere un appoggio cantonale, ma non tanto per l’opera in sé, di cui si occuperà interamente AIL, piuttosto a livello di sostegno finanziario e spese ricorrenti», puntualizza il vicesindaco Roberto Badaracco.

Al netto, adibire degli spazi a sala prove per le compagnie di teatro e di danza (di cui, per intenderci, il territorio cittadino è sprovvisto, Foce a parte), per di più vicino alla futura Casa della musica di Besso, sarebbe per certi versi la conferma degli sforzi che, ultimamente, la Città sta compiendo per trovare luoghi sul territorio cittadino per la produzione culturale. O meglio, «sarebbe la quadratura del cerchio e il tassello mancante dei settori del teatro e della danza, dopo quello della musica», secondo Badaracco. «Questo progetto di una Casa del teatro e della danza era stato anche presentato alla giuria nell’ambito della candidatura per la Capitale della cultura. Il discorso, ora, è spostato al 2030 quando ci ricandideremo, quindi abbiamo la possibilità di portarlo avanti con calma». Nel corso degli ultimi mesi è stato approfondito e affinato uno studio di fattibilità per lo sviluppo del progetto – già presentato al Municipio e alle AIL –, in cui la ristrutturazione dello stabile è stata suddivisa in quattro tappe. Per la prima – quella più importante – si parla di un costo che si aggira attorno ai 12 milioni. E complessivamente la superficie utilizzabile sarà di 2.000 metri quadrati. E i contenuti? «L’ultima versione del progetto, in cui abbiamo anche abbozzato un business plan, prevede una grande sala prove di circa 400 metri quadrati con un’altezza importante per le prove di teatro (9,5 metri), altre sale prove di varia misura – alcune simili alla sala Foce e altre più grandi (145 metri) –, spazi per uffici, coworking, aule didattiche e due laboratori sempre collegati alle attività che si andranno a svolgere. Le compagnie della cultura indipendente potrebbero quindi avere un luogo dove accedervi, così come la scena cantonale».