Telefono amico, un filo contro la solitudine: oltre 20 mila contatti nel 2025

Piu di 20.000 persone in Ticino e Grigioni italiano lo scorso anno hanno sentito la necessità di essere ascoltate, necessità che ha trovato risposta nel servizio offerto dal Telefono amico. Disturbi psichici, gestione della vita quotidiana e solitudine sono solo alcune delle preoccupazioni che hanno toccato i Ticinesi. Come ogni anno il Telefono Amico ha pubblicato il suo rapporto d’attività per il Ticino e Grigioni italiano, che evidenzia la crescita di una realtà di aiuto sempre più fondamentale in Ticino come nel resto della Svizzera. Ne abbiamo parlato con Vera Bianda, responsabile pubbliche relazioni dell’associazione.
Numeri in aumento
«Nonostante il numero di contatti non sia vertiginosamente aumentato negli ultimi anni, è comunque in continua salita, confermando il bisogno delle persone di questo servizio», dichiara la nostra interlocutrice. Nel rapporto i dati parlano chiaro, nel 2025 le persone che hanno contattato telefonicamente il servizio al numero 143 in Ticino e Grigioni italiano sono state 20.252, quasi 3.000 in più rispetto al 2024. Sul perché di questo aumento le ipotesi sono molte: «La situazione mondiale e sociale di crisi dettata da guerre e l’ormai lontano ma disastroso COVID-19 hanno creato nelle persone una maggiore fragilità e bisogno di condividere, parlare con qualcuno» ci dice Bianda.
La modalità della chat funziona
Accanto a quello telefonico continua a svilupparsi anche un servizio via chat, accessibile tramite il sito 143.ch/it, che nel 2025 ha registrato 363 richeste di aiuto. Come ci comunica Bianda questo tipo di servizio attira maggiormente una fascia giovanile, che invece non sembra fare ampio uso del servizio telefonico. «I più giovani possono avere maggiore difficoltà a chiedere aiuto e ad aprirsi», si può trattare di un fattore di disponibilità di tempo o di semplice maggiore agio con una modalità scritta piuttosto che di persona. Anche la recente popolarità dell’utilizzo di AI per fare fronte a disagi di diverso tipo può rappresentare per i più giovani un’alternativa favorita.

I collaboratori volontari
Quello della chat è un servizio ancora in fase di sviluppo, che conta al momento sette collaboratori volontari, purtroppo non sufficienti per coprire un turno di 24 ore, invece garantito per il servizio telefonico. Lo indica nel rapporto il presidente dell’associazione Claudio Ottaviani, che sottolinea l’importanza dei 42 collaboratori volontari, i quali permettono il funzionamento del servizio ininterrottamente. I collaboratori sono il cuore pulsante dell’associazione che è sempre alla ricerca attiva di nuovi volontari. «È un lavoro che dà tanto ma che richiede molto impegno, i nostri collaboratori volontari devono passare attraverso un percorso di formazione intenso specialmente a livello emozionale, bisogna essere idonei per questo ruolo», afferma la nostra interlocutrice. «La loro formazione è continua e poggia sull’apprendimento dell’ascolto attivo empatico e non giudicante».
Preoccupazioni condivise
Le preoccupazioni che hanno quest’anno portato i ticinesi a contattare il Telefono Amico, come accennato, sono molteplici e rimangono generalmente in linea con quelle degli anni scorsi e condivise a livello svizzero. Con il 27% i disturbi psichici sono la principale fonte di disagio, seguono la gestione della vita quotidiana con il 21% e la solitudine con l’11%, soprattutto riscontrata negli over 65 che rappresentano il 44% degli utenti. Il restante 56% è occupato per il 39% dalla popolazione tra i 41 e i 65 anni, e per il 14.5% dai 19 ai 40 anni.

Collaborazioni e donazioni
Nel rapporto viene anche sottolineato come collaborazioni e donazioni, le due principali fonti di finanziamento per l’associazione, siano vitali per la riuscita del servizio di aiuto. «Siamo sempre alla ricerca di fondi» evidenzia Bianda. Le collaborazioni con il Cantone costituiscono un prezioso contributo finanziario che rende possibile la continua formazione dei volontari. Anche la collaborazione con la LAV (Servizio cantonale per l’aiuto alle vittime di reati) è stata, in alcuni casi di richiesta di aiuto per situazioni di violenza, sfruttata dai collaboratori del telefono amico per reindirizzare le vittime verso un’istituzione competente.
Un augurio per il futuro
I numeri in crescita sottolineano ancora una volta come l’ascolto empatico in situazioni di disagio possa fare la differenza. Vera Bianda ci lascia con un augurio per l’associazione per questo 2026: «Speriamo di continuare ad avere volontari che permettano al nostro servizio di essere ancora più efficiente, e che lo stesso sia riconosciuto e apprezzato come punto di riferimento per chiunque ne senta il bisogno». Con un servizio che dimostra come chiedere aiuto sia sempre possibile, l’associazione si impegna a creare uno spazio di comunicazione umano e discreto, perché come dice il loro motto «parlarne aiuta».
