Stati Uniti

Texas, sparatoria in una scuola: sale a 21 il numero delle vittime

Si aggrava il bilancio, nell'attacco sono morti 19 bambini e 2 adulti – Biden: «Perché vogliamo vivere con questa carneficina?» – Harris: «Basta, bisogna agire»
© EPA/AARON M. SPRECHER
AtseRed. Online
25.05.2022 06:50

(Aggiornata alle 07.31) Gli USA sono sotto shock per una strage alla scuola elementare di Uvalde, in Texas, dove 19 bambini e due adulti, di cui un insegnante, sono stati uccisi a sangue freddo in classe da un ragazzo di 18 anni, Salvador Ramos. Un massacro che allunga la striscia di sangue negli Stati Uniti dove ci sono state più di 200 sparatorie di massa dall'inizio dell'anno.

Evidentemente scosso e con le lacrime agli occhi, il presidente Joe Biden si è rivolto agli americani e al Congresso eha chiesto un'azione sulle armi. «Possiamo e dobbiamo fare di più. È il momento di trasformare il dolore in azione» e di affrontare la lobby delle armi, ha affermato Biden appena rientrato dal suo viaggio in Asia e con a fianco la first Lady Jill Biden vestita tutta di nero.

Parlando dell'ennesimo «massacro» il presidente si è detto «stanco e arrabbiato» e si è rivolto direttamente agi americani: «Perché vogliamo vivere con questa carneficina? Perché continuiamo a consentire che questo accada? Per l'amor del cielo dov'è la nostra spina dorsale?».

Da qui l'appello a norme di buon senso sulle armi affinché tragedie come questa possano essere evitate. «Non venitemi a dire che non possiamo avere un impatto su queste carneficine», ha aggiunto. Gli ha fatto eco la vicepresidente Kamala Harris: «Quando è troppo è troppo, ora bisogna agire».

Parole pesanti arrivano anche da Barack Obama, presidente durante la strage di Sandy Hook del 2012. «Io e Michelle siamo a fianco delle famiglie di Uvalde. Ma siamo anche arrabbiati»: sono passati dieci anni da Newtown e «il nostro Paese è paralizzato non dalla paura, ma da una lobby delle armi e da un partito politico che non hanno mostrato alcuna volontà di agire per prevenire queste tragedie. È scaduto il tempo per agire, per qualsiasi tipo di azione», ha detto senza mezzi termini Obama.

Aggressore ucciso

La rabbia dei democratici si sfoga mentre su quanto accaduto ancora non c'è molta chiarezza. Il killer ha sparato prima alla nonna e poi ha avuto un incidente di auto vicino alla Robb Elementary School. Sceso dall'auto con fucile e giubbotto antiproiettile, ha cercato di entrare nella scuola superando il blocco di alcuni agenti: una volta nell'edificio ha aperto il fuoco in alcune classi.

Il ragazzo 18.enne è poi stato fermato dalla polizia che lo ha ucciso sul posto. Di Ramos si sa ancora poco: era uno studente di un liceo dell'area e poco prima della strage ha contatto una sconosciuta su Instagram dicendole che aveva un segreto che voleva condividere: «sto per...».

Alla ragazza comunque non ha confessato quale era il gesto folle che aveva in mente e che ha portato a termine qualche ora dopo. Sul suo account Instagram il killer aveva postato un selfie e foto di armi, inclusa una con due fucili uno accanto all'altro. Non è chiaro se si tratta delle armi usate per la strage. Quello che si sa è che il ragazzo per il suo 18.esimo compleanno ha acquistato due fucili.

Un ragazzo difficile

Il killer della scuola elementare del Texas lavorava da Wendy's, catena di ristoranti con un punto vendita non lontano dal luogo della strage. «Era un tipo silenzioso, non diceva molto e non socializzava con altri dipendenti», ha riferito il manager del locale Adrian Mendes.

Era un ragazzo difficile, non andava a scuola spesso e infastidiva altri studenti, ha riportato l'emittente televisiva Abc citando alcune fonti, secondo le quali era «nei radar della scuola. Si sapeva che aveva problemi, ma nessuno lo ha mai segnalato alle autorità».

Critiche al governatore Abbott

La strage è avvenuta a due giorni dalla fine dell'anno scolastico in un'area a prevalenza di ispanici, e ha preceduto di qualche giorno la convention annuale della National Rifle Association, la potente lobby della armi. L'appuntamento è infatti per venerdì a Houston, nel Texas, Stato che piange ora i bimbi uccisi, e vi sono previsti gli interventi dell'ex presidente repubblicano Donald Trump e del governatore dello Stato Greg Abbott.

Proprio su Abbott in questo ore si stanno concentrando le critiche per aver ammorbidito di recente le leggi sulle armi. È anche rispuntato un suo tweet del 2015 in cui invitata i texani a correre ad acquistare di armi. «È imbarazzante. Il Texas è solo secondo dietro alla California per gli acquisti di armi nuove. Muovetevi», aveva twittato.

La strage ha già riacceso il dibattito sulle armi nel mezzo della campagna elettorale delle primarie in vista delle elezioni di metà mandato. Non è comunque scontato che la spinta del momento si traduca in azione, visto che le stragi che si sono succedute nel corso degli anni non sono riuscite a superare l'impasse in Congresso.

Le autorità non hanno ancora notificato a tutti i genitori la morte dei loro figli perché sono in corso gli esami del DNA, riporta l'emittente televisiva Cnn citando alcune fonti, secondo le quali alcuni bambini feriti nella sparatoria non sono ancora stati ricongiunti con le loro famiglie.

L'intervento di Steve Kerr: «Sono così stanco»

Sulla tragedia nella scuola elementare è intervenuto anche Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors in NBA. La sua squadra di basket ha giocato in Texas per i playoff a poche miglia dal luogo della strage, come ha dichiarato Kerr ai microfoni dell'NBA. «Non parlerò di basket» ha esordito, «non è successo nulla alla nostra squadra nelle ultime sei ore, qualsiasi domanda relativa al basket non ha importanza ora». L'uomo, apparso visibilmente scosso dalla notizia, ha ricordato con commozione le vittime di Uvalde, «bambini assassinati mentre erano a scuola» e ripercorso anche la tragica scia delle ultime sparatorie che hanno segnato gli Stati Uniti nelle scorse settimane. Kerr ha domandato con forza: «Quando cominceremo a fare qualcosa?» e ha proseguito «sono così stanco di dover venire qui e porgere le mie condoglianze alle famiglie devastate che ci sono là fuori. Sono stanco dei momenti di silenzio. Ne ho abbastanza». 

Kerr si è anche rivolto ai senatori di Washington, chiedendo al Congresso di accelerare sulla legge che impone il controllo dei precedenti per chi intende acquistare delle armi da fuoco. «Ci sono 50 senatori in questo momento che si rifiutano di votare sulla norma del controllo dei precedenti. La Camera l'ha approvata due anni fa. C'è un motivo per cui non la voteranno, per mantenere il potere». E ha domandato a Mitch McConnell di agire per limitare la violenza dilagante, mettendo al primo posto la vita di anziani e bambini. 

Infine ha esortato chi lo ascoltava a riflettere: «Voglio che ogni persona presente qui pensi ai propri bambini, figli, nipoti, madri, padri, sorelle e fratelli. Come vi sentireste se questo fosse capitato a voi oggi? Non possiamo diventare insensibili. Non possiamo starcene qui seduti, leggere di quello che è successo e andare. Concediamoci un momento di silenzio». 

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