Mobilità

A 10 anni dall’inaugurazione un «bilancio a tinte chiaroscure»

Per l’associazione «ProGottardo-Ferrovia d’Europa», nonostante un impatto per molti versi positivo per il Ticino, AlpTransit resta purtroppo incompiuta e la politica dovrebbe quindi avere più lungimiranza
©RUBEN SPRICH
Red. Ticino&Svizzera
01.06.2026 06:00

Il 1. giugno 2016, esattamente 10 anni fa, la Svizzera presentava all’Europa un’opera epocale: il tunnel di base della ferrovia del San Gottardo, ossia la parte centrale del progetto AlpTransit, che con i suoi 57 chilometri di lunghezza è il più lungo al mondo. Molti ricorderanno, quel giorno, la presenza a Bodio di alcuni dei leader più influenti del Vecchio Continente: Angela Merkel, Matteo Renzi e François Hollande, giusto per citarne alcuni. Un momento sicuramente storico per il nostro cantone e, soprattutto, carico di grandi aspettative. Speranze che, come vedremo, a un decennio di distanza sono state raggiunte solo in parte. E, non a caso, l’associazione «ProGottardo-Ferrovia d’Europa» nello stilare un bilancio parla di «tinte chiaroscure». E questo perché, in estrema sintesi, «se per il Ticino l’impatto è stato per molti versi positivo, l’opera resta incompiuta», in particolare poiché «mancano gli accessi a nord e a sud verso Milano», ma anche «le circonvallazioni dei centri urbani di Bellinzona e Lugano». Ma non solo. Come fa notare l’associazione, più in generale, sul futuro di quest’opera epocale «pesa una doppia spada di Damocle»: «Le risorse finanziarie per il sistema ferroviario svizzero sono ridotte al lumicino e la politica a livello nazionale non ha per intanto l’intenzione di completare AlpTransit».

Un’opportunità simbolica

Nel suo comunicato stampa la «ProGottardo-Ferrovia d’Europa» ricorda innanzitutto che i benefici per il nostro cantone sono stati evidenti: «migliori e più veloci collegamenti con la Svizzera interna hanno favorito sia il turismo sia i rapporti di lavoro» e grazie «al tunnel del Ceneri e allo sviluppo della rete TILO le connessioni all’interno del Ticino e nella zona transfrontaliera hanno fatto un salto di qualità». Tuttavia, al netto di questi miglioramenti, secondo l’associazione le domande da porsi sono le seguenti: «Perché il collegamento tra nord e sud, tra Svizzera ed Europa, deve finire in un imbuto dopo Vezia, fermarsi a Lugano e snobbare la circonvallazione di Bellinzona? Perché i problemi del traffico e ambientali della nostra regione – e non solo – devono trascinarsi in ragione di una ferrovia incompiuta, incapace di liberare le necessarie risorse? Perché le prospettive della Regio Insubrica e della Città dei Laghi, e quindi del futuro del Ticino, devono essere messe a repentaglio dalla mancanza di lungimiranza e di una progettazione a lungo termine?».

Già, perché come ricorda l’associazione, sebbene in Ticino (dalle autorità come dalla società civile) da anni si chieda il completamento di AlpTransit, «il Consiglio Federale e la politica svizzera hanno per il momento rimandato il completamento dell’asse transalpino a un futuro lontano, ossia verso la fine del secolo». E, a conti fatti, il completamento dell’opera per il momento «è stato sacrificato sull’altare degli interessi regionali a nord delle Alpi e delle drammatiche risorse finanziarie, che nei preventivi attuali per i progetti dei prossimi due decenni sono in ammanco di circa 30 miliardi». Ora, ad ogni modo, «nel corso del 2027 il Parlamento dovrà decidere del futuro dei trasporti e della mobilità, su ferrovia e su strada» e «a breve il Consiglio federale presenterà un messaggio che porterà verosimilmente a una votazione popolare».

In questo contesto, secondo l’associazione «il decennale della galleria di base del San Gottardo è un’opportunità simbolica significativa», che «richiama le scelte e i valori che (...) sono stati alla base del grande progetto concepito alla fine del secolo scorso: lungimiranza politica, visione della Svizzera come centro dell’Europa e come piattaforma del traffico e della mobilità europea, volontà di affrontare il grave problema del carico ambientale, consapevolezza dell’importanza della rete ferroviaria e della mobilità per lo sviluppo economico, sociale e culturale». Valori che, sottolinea la «ProGottardo–Ferrovia d’Europa» dovrebbero essere e restare il riferimento «per dare luogo a un riorientamento della politica dei trasporti e della mobilità che permetta di ricollocare la trasversale alpina al centro dell’attenzione e dei progetti che verranno decisi nei prossimi mesi».