Luganese

A Bissone si è ristretta la Grosse Koalition

Il PLR lascia l’alleanza nata quattro anni fa «per salvare il Comune dal baratro» - A Melano spunta una lista civica e i popolari democratici si prendono una pausa di due anni
©CdT/Archivio
John Robbiani
01.02.2020 06:00

Nuova tappa di avvicinamento alle elezioni comunali. Dopo aver approfondito la situazione nei comuni ai piedi dell’Arbostora (Morcote, Vico e Melide) e dell’Alto Vedeggio (Monteceneri e Mezzovico-Vira) ci concentreremo oggi sul Basso Ceresio. Iniziando da Bissone. Ma per capire quel che potrebbe accadere il 5 aprile occorre ricordare un po’ il passato. E lo facciamo con una frase risalente al 9 maggio 2016, quando Andrea Incerti, trionfante, commentò l’elezione a sindaco (battendo 224 a 102 al ballottaggio lo sfidante Marco Taminelli di Lega/UDC). «Bissone ha optato per un cambiamento (...) e la nostra è una vittoria costruita grazie al lavoro di 3 partiti che si sono uniti di fronte a un pericolo. Tutto per salvare Bissone dal baratro». Un mese prima - in aprile - PLR, PPD e PS si erano uniti in una Grosse Koalition (Bissone Unita) che aveva lo scopo di mettere in minoranza - dopo la condanna del sindaco Ludwig Grosa - il gruppo Lega/UDC, visto all’epoca come l’erede naturale del Movimento Nuova Bissone (il partito fondato da Grosa, che aveva raggiunto la maggioranza in Municipio). Bissone Unita, ottenendo il 54,8% dei voti, riuscì nell’intento e vide attribuirsi tre dei cinque seggi nell’Esecutivo (oltre a Incerti anche Claudio Testorelli e Gianmaria Verda, scomparso nel 2018). La Grosse Koalition ha però ora perso un pezzo. Il PLR ha infatti deciso di correre da solo e di candidare per il Municipio, oltre all’uscente Testorelli, Vladimiro Bernardi. Nell’alleanza restano comunque PPD, PS, Verdi, indipendenti e il gruppo «Andrea Incerti sindaco». Oltre al sindaco in lista ci sono l’uscente Ugo Ballinari, Bojanka Guggiari e Luciano Salini. Lega/UDC e indipendenti rispondono invece con gli uscenti Marco Taminelli e Ruth Hodel Lavanzini, Angela Kulig, Marino Rossi e Sergio Chiesa. Azzardato, almeno per ora, fare pronostici.

Maroggia, riecco i liberali
Ed è difficile fare pronostici anche a Maroggia, uno dei pochi Comuni guidato da un sindaco socialista. Quattro anni fa le elezioni le vinse - al fotofinish ma con una crescita impressionante - la Lega (27,2% dei voti di scheda) davanti alla sinistra (24,4%) e al PPD (19,2%). Sindaco, in virtù dell’ottimo risultato personale_(170 voti), venne scelto Jean Claude Binaghi. Complicato dunque capire cosa potrebbe accadere il 5 aprile, anche perché rispetto a 4 anni fa sulla scena è tornato il PLR (che fino a una decina di anni fa otteneva tra il 15 e il 20%). Liberali che schierano Shafic Hatab, Enrichetta De Spirito e Aleardo Romano Fernando. Sinistra e Verdi rispondono con gli uscenti Binaghi e Ida Maria Magaton. In lista anche Giampietro Ceretti e Marco Busi. Il PPD propone l’uscente Maurizio Lancini e candida Alfredo Maranesi e Antonino Cusimano. E poi c’è la Lega, che spera di crescere ancora. In lista i due uscenti: Aldo Acquisto e Romana Merzaghi.

«Ci rivediamo dopo la fusione»
Passiamo a Melano, dove spicca l’assenza della lista PPD, che quattro anni fa aveva ottenuto il 16,4% dei voti di scheda ed eletto Gabriele Cavasin. «Abbiamo deciso di prenderci due anni di pausa - ci ha spiegato - e di ripresentarci, più forti di prima, tra due anni». Già perché nel Basso Ceresio e in Val Mara, se il progetto aggregativo andrà in porto, si potrebbe tornare alle urne nel 2022. Sparito il PPD ecco invece apparire una lista civica (Melano a misura d’uomo) che candida per il Municipio Nadia Gilardi e Simona Fumagalli. Il PLR (di gran lunga il primo partito nel 2016, con il 29,6%) ripresenta il sindaco Daniele Maffi e l’uscente Davide Cresta. La lista è completata da Arianna Ghielmetti e Jgor Zocchetti. PS e Verdi candidano Antonio Casellini, Camillo Mangili e Marzio Poretti, mentre Lega e UDC Maloa Morandi.