Città

«A Lugano basta ideologie, dobbiamo essere pratici»

Il Consiglio comunale ha discusso del Piano finanziario 2026-2033 della Città – Dure critiche dai banchi della Lega – Tante le visioni politiche, con il sindaco Michele Foletti che ha invitato a unire le forze: «Siamo l’ultimo anello di una catena»
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
22.06.2026 22:09

Se bene o male il Consuntivo 2025 è stato messo in archivio senza troppi patemi d’animo, altrettanto non si può dire del Piano finanziario. Il documento – che indica a grandi linee la strategia tecnica del Municipio da qui al 2033 (banalmente: dove trovare i soldi) – è stato infatti oggetto di un acceso dibattito in Consiglio comunale, dal quale sono emersi vari fronti contrapposti ma anche un invito comune al Municipio: non basare la strategia di investimento solo sulle dismissioni di beni pubblici, che non può essere la panacea di tutti i mali.

Stoccate incrociate

Che sul tema delle finanze e del loro risanamento le opinioni fossero divergenti era emerso chiaramente già in Commissione della gestione, i cui lavori avevano portato la scorsa settimana alla firma di due rapporti: uno di maggioranza (relatrice la democentrista Raide Bassi), sostenuto da UDC, Lega, Centro, PLR e Avanti, e uno di minoranza (relatrice la socialista Nina Pusterla), sottoscritto da Sinistra e Verdi. In Consiglio comunale, va precisato, il documento non è stato votato, ma «solo» discusso. Il Legislativo si è detto concorde su un tema: la spesa è in crescita e la soluzione, anche per gli investimenti, non può essere il ricorso alle dismissioni/rivalorizzazioni o l’aumento del prelievo fiscale. Ma se per la maggioranza gli investimenti sono strategici e bisogna continuare su questa via (destinando a questo scopo i proventi delle rivalorizzazioni), per la minoranza la Città non tiene conto dei bisogni reali della cittadinanza e gli investimenti «necessari a mantenere e migliorare la qualità di vita sono invece bloccati». Ma non ingannino le apparenze: anche all’interno della maggioranza non sono mancate critiche incrociate.

«Il messaggio è chiaro: la situazione finanziaria della città rimane impegnativa e il vero nodo da affrontare è quello della spesa corrente», ha ammonito Bassi. «Come UDC non vogliamo tagliare servizi, ma occorre creare le condizioni affinché Lugano riprenda a generare avanzi di esercizio, consistenti e ripetuti nel tempo».

Il capogruppo del Centro, Lorenzo Beretta-Piccoli, ha innanzitutto chiamato il Municipio a fare uno sforzo comunicativo verso il Consiglio comunale: «Prendiamo il palazzo in via della Posta: l’Esecutivo aveva dato indicazione di utilizzarlo per uno scopo residenziale. Ora vuole venderlo. Se il Municipio ha cambiato idea è legittimo, ma deve spiegare quali sono le ragioni e dove intende realizzare i contenuti inizialmente previsti per quel comparto». Fatta questa premessa, Beretta-Piccoli ha ribadito che «la Città deve continuare a investire, senza rimandare a domani quello che può essere fatto oggi. Vanno ovviamente fatte delle scelte, e il Municipio dovrà coinvolgere il Legislativo».

Dai banchi della Lega, il capogruppo Lukas Bernasconi ha invitato il Municipio ad avere più coraggio e ha duramente criticato la strategia del dicastero guidato dagli «amici/nemici» dell’UDC: «Il clima che questo Piano finanziario trasmette è di incertezza. Ci sono aggiustamenti e manovre, ma non una visione positiva. Il futuro, questo documento, lo subisce. Una città che non investe, non cresce e recede».

«Non è accettabile avere un Piano finanziario che prospetta dei disavanzi di esercizio ripetuti e che si appella al fil rouge delle sopravvenienze fiscali. È un bel salvagente ma è una finta sicurezza perché non permettono di fare quel lavoro strutturale che la Gestione e parte del Consiglio comunale ha chiesto al Municipio», ha chiosato la capogruppo del PLR-PVL Natalia Ferrara, la quale ha stigmatizzato la scelta del fronte progressiste di presentare un proprio rapporto. «Quando questa città si divide, fa dei disastri», ha poi aggiunto.

«Manca una strategia»

Critiche, come detto, sono arrivate dal fronte progressista. In una nota stampa diramata in mattinata, La Sinistra ha duramente criticato l’Esecutivo, accusandolo di agire in maniera «miope e zoppicante»; mentre nel suo intervento, Pusterla ha rimarcato che nel Piano finanziario ci sono sì le cifre, «ma mancano le strategie di sostegno per la cittadinanza. Un Esecutivo responsabile dovrebbe ascoltare le necessità di tutti, proponendo una visione strategica». Sulla stessa lunghezza d’onda anche gli ecologisti.

«Nemmeno Mago Merlino...»

Pronta la replica del sindaco Michele Foletti, che ha invitato a unire le forze e lasciare da parte le ideologie politiche: «Siamo l’ultimo anello di una catena che subisce le decisioni di chi sta sopra di noi. Allestire un Piano finanziario è un po’ come giocare al lotto; determinate decisioni a livello popolare (le iniziative sulle casse malati, per esempio, ndr), cantonale o federale non erano ancora state prese. Ed è per questo che ogni anno lo aggiorniamo», ha detto. «Da un lato c’è chi non vuole aumentare il moltiplicatore, dall’altro chi non vuole tagliare sulla socialità: anche Mago Merlino farebbe fatica. Quello che dobbiamo fare è trovare un accordo politico. Dobbiamo essere pratici, dobbiamo confrontarci e parlarci su questioni che possono dare un valore aggiunto a Lugano. Dobbiamo ragionare come un Comune e risolvere i problemi di un Comune; questo di fronte a Cantone e Confederazione che non ci aiutano».

«Il Piano finanziario non è una profezia, è l’indicatore della nostra capacità di governare. Non è un esercizio contabile. Se l’indebitamento cresce, parte della libertà politica viene assorbita da interessi e ammortamenti. Lugano non è ferma; investe, e molto», ha rimarcato il capodicastero Finanze, Marco Chiesa. «Non si può promettere tutto a tutti, vanno fatte delle scelte precise. Vogliamo rinunciare a una rivalorizzazione? Bisogna indicare come compensarla...».

Luce verde ai conti

Archiviato il Piano finanziario, il Consiglio comunale ha poi dato luce verde (32 sì, 9 no) al Consuntivo 2025 – che presenta un avanzo di esercizio di 23,7 milioni di franchi – approvando le conclusioni del rapporto unico di Jasmine Altin (La Sinistra). Una curiosità: la relatrice ha sciolto la riserva e ha deciso di non avallare i conti, al pari del suo gruppo.

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