A Lugano ci sono volute 75 ore per rispondere a un'interrogazione

Da metà maggio, il Municipio di Lugano conta le ore. Per l’esattezza quelle necessarie ai suoi servizi per evadere le interrogazioni inoltrate dai consiglieri comunali. Lo fa, nelle parole del sindaco Michele Foletti, per «sensibilizzare». Perché l’impressione è che le domande siano in aumento, le risposte interessino solo fino a un certo punto, e la mole di lavoro strida con le continue richieste di contenere il personale.
Le considerazioni del sindaco
«Ogni anno, quando discutiamo i conti preventivi, il Consiglio comunale chiede di contenere i dipendenti. - spiega Foletti. - Però la produzione di atti parlamentari cresce fino a diventare copiosa. Segnare le ore necessarie a rispondere è il sistema che abbiamo scelto per rendere attenti i consiglieri comunali al fatto che ci sono collaboratori che devono impegnarsi per dare risposte corrette e coerenti alle loro richieste. Tutto questo richiede molto lavoro». Quanto, possiamo iniziare a quantificarlo. Ma lo faremo tra un attimo. Prima restiamo su Foletti: «L’interrogazione è uno strumento messo a disposizione dalla Legge, e giustamente viene utilizzato. L’importante è che vi sia consapevolezza che rispondere comporta un lavoro lungo e approfondito». Aneddoticamente, continua il sindaco, la produzione di atti parlamentari sarebbe in crescita: «Da un lato c’è la necessità dei parlamentari di profilarsi, ma dall’altro credo che l’avvento dell’intelligenza artificiale abbia reso lo strumento più accessibile. Oggi è più facile scrivere un’interrogazione». Foletti ha poi l’impressione che non sempre la risposta interessi davvero: «Senza voler generalizzare, credo vi sia chi produce atti parlamentari non per avere delle risposte, ma per far vedere di averli fatti. Se davvero sollevassero problematiche, per logica l’atto successivo dovrebbe essere una mozione che propone soluzioni, ma questo non capita quasi mai». I consiglieri comunali come hanno reagito alla novità? «Finora non abbiamo avuto riscontri».
I primi dati
E passiamo ai primi dati, notando innanzitutto che il Municipio ha inaugurato in grande stile il nuovo corso, quantificando in ben 75 le ore necessarie a evadere un’interrogazione di alcuni consiglieri PLR (prima firmataria: Céline Antonini) che chiedeva di fare un bilancio a vent’anni dalle aggregazioni del 2024 sugli investimenti effettuati nei quartieri, verificando in particolare se siano stati omogenei. Nient’altro vi si è finora avvicinato, in termini di tempo. Possiamo citare, fra i temi più complessi, le venti ore necessarie a rispondere sul tema fuga dei giovani e attrattività fiscale, o le sedici per illustrare la riorganizzazione dei servizi di mensa e doposcuola. In tutto, i servizi cittadini hanno finora impiegato 311 ore a evadere 46 atti parlamentari in poco più di tre mesi. Vale a dire quasi 39 giorni lavorativi. In media, escludendo la maxi risposta da 75 ore, ne sono necessarie cinque per evadere un atto parlamentare. «Abbiamo chiesto ai nostri servizi di essere realistici nella quantificazione», precisa Foletti.
Continuiamo: a norma di legge, l’interrogazione deve essere evasa entro sessanta giorni: «Cerchiamo di rispettare questa indicazione», afferma il sindaco. I dati finora gli danno sostanzialmente ragione: gli atti parlamentari sono evasi mediamente in 54 giorni. Il dato sale però a 100 giorni integrando tre interrogazioni che hanno dovuto attendere fra gli 11 e i 32 mesi per ottenere risposta. Sono ad esempio serviti 980 giorni per rispondere a un’interrogazione relativa all’attuazione della protezione ambientale in città. A mo’ di confronto, un decennio fa il Consiglio di Stato impiegava in media 148 giorni per rispondere. I consiglieri comunali che hanno avuto più risposte in questo lasso di tempo, e chiudiamo, sono stati Danilo Baratti, Sara Beretta Piccoli e Omar Wicht (4 risposte ognuno). A livello di partiti, primeggiano invece Lega e PLR, con 10 risposte ciascuno.
