A Lugano la cultura indipendente sta per perdere un altro spazio

Sono i giorni decisivi per la candidatura congiunta di Lugano, Mendrisio e Locarno a Capitale culturale svizzera: la decisione della giuria è attesa per giugno. Ma sono anche i giorni in cui lo Spazio L’Ove a Viganello, probabilmente il principale sito cittadino per la produzione e la diffusione culturale indipendente, ha scoperto di avere i giorni contati. In verità lo ha sempre saputo, ma nelle scorse settimane è stato presentato il progetto edilizio che prevede la demolizione dell’edificio in cui ha sede e che è ora in attesa di staccare la licenza edilizia. Una data non c’è ancora, ma la probabilità che l’esperienza partita nel 2021 possa presto vedere la sua fine si è fatta improvvisamente più concreta, gettando l’Associazione Luganetto (che gestisce gli spazi) in una sorta di orizzonte sospeso.
Spazi effimeri
Paradossalmente, quindi, mentre si decidono le sorti di una candidatura che promette di dare slancio alla cultura indipendente cittadina, uno dei suoi principali luoghi rischia di non più esistere nel 2030, ovvero l’anno in cui Lugano potrebbe divenire capitale culturale svizzera. È una coincidenza, certo, ma fino a un certo punto. La possibilità di avere accesso a spazi di produzione e diffusione “sicuri” è al centro delle rivendicazioni della Carta della Gerra, oggetto di discussione da mesi fra gli esponenti della cultura indipendente, la Città e il Cantone. D’altronde, la cronaca di questi mesi dimostra come oggi questi spazi siano piuttosto effimeri. Se a Lugano sono partite nuove esperienze (l’Associazione Fuoriluga a Cornaredo ma su territorio di Porza, lo Spazio Fervida a Molino Nuovo), qualche mese fa è emerso che lo spazio d’arte contemporanea La Rada dovrà lasciare la sua sede a Locarno, e giusto sabato scorso a Casa Azul a Gordola – un altro luogo della cultura indipendente a rischio -vi è stata una giornata dedicata al tema con l’intervento di associazioni e istituzioni. E ora, appunto, la notizia che lo Spazio L’Ove potrebbe avere le ore contate.
Un’ex mensa operaia
Lo Spazio L’Ove ha sede dal 2021 in via Luganetto, a ridosso dell’Ospedale italiano e a pochi passi dal campus USI/SUPSI e dal deposito ARL (uno dei possibili luoghi futuri della cultura indipendente), in un edificio industriale di inizio Novecento che è nato come mensa operaia e ha poi avuto vari usi. Oggi è di proprietà privata e L’Ove ne occupa solo una parte. Il resto è utilizzato da altre persone e società a mo' di ufficio, atelier o magazzino. All’Associazione Luganetto, nata per gestire gli spazi di sua spettanza nell’edificio, era noto che prima o dopo l’edificio sarebbe stato demolito. «Ma speravamo che non succedesse già ora», ci dicono Eleonora Tedesco e Julie Mucchiut. E a gettare maggiore amarezza sulla notizia vi è quanto è diventato evidente in questo quinquennio scarso di uso degli spazi, ovvero che l’ex mensa operaia «poteva facilmente diventare una grande casa per gli artisti, come ce ne sono tante nel mondo e in Svizzera: sembra fatto apposta». «Facilmente», in questo caso, fa riferimento ai lavori di restauro dell’edificio e di messa a punto degli spazi. A rendere l’operazione pressocché impossibile vi è però – anche a prescindere dal progetto edilizio in corso che prevede la realizzazione di spazi abitativi – il costo del terreno. Inarrivabile per l’Associazione, dovrebbe semmai intervenire la Città, ma bisognerebbe costruire un non scontato consenso politico per sostenere l’importante sforzo finanziario. Senza dimenticare che attualmente lo sforzo politico per dare uno spazio alla cultura indipendente si sta concentrando su altri edifici già di proprietà comunale o cantonale, come la Scuola d'Arte e Mestieri della Sartoria sita a Viganello.
«Si perderà una comunità»
Insomma, l’esperienza dello Spazio L’Ove sembra destinata a terminare, almeno nella forma attuale. E replicarla altrove, benché vi sia la volontà non sarà per niente scontato, banalmente perché l’edifico di Viganello «è l’ultimo rimasto di queste dimensioni». Non a caso è stato proprio a in via Lugnetto che è stata organizzata la conferenza stampa per presentare la Carta della Gerra. «Lo Spazio non mancherà solo a noi – affermano Tedesco e Mucchiut – ma anche a tante altre associazioni a cui l’abbiamo messo a disposizione. Si perderà una comunità». Lo Spazio L’Ove, dal punto di vista della produzione, è l’”ufficio” di una quindicina di persone. Garantisce inoltre spazi ad artisti di passaggio. Di recente vi è stata Lisa Lurati per lavorare, con Mucchiut, alle scenografie del suo Wanderer di scena al LAC ieri e l’altroieri, nonché artisti impegnati nel Fresh Festival tenutosi al Foce a metà marzo. Quanto alla diffusione culturale, «ogni settimana c’è qualcosa», e in effetti quando abbiamo incontrato Tedesco e Mucchiut erano impegnate a spostare mobili e riverniciare pareti per la mostra Found Poetry: l’arte nascosta tra le parole (visitabile sino a domenica).
L’Associazione Luganetto è infatti basata sul volontariato («precariato permanente», lo definisce più amaramente Tedesco), ed entrambe le nostre interlocutrici, vi fosse la possibilità, vedrebbero di buon occhio una professionalizzazione di questa attività. Il discorso ricade quindi ancora sul sostegno pubblico alla cultura indipendente. «Come Luganetto non l’abbia cercato – dice Tedesco, che è attiva anche nell’associazione mantello Idra, la promotrice della Carta della Gerra – ma è indiscutibilmente utile. La cultura indipendente va sostenuta a livello di regolamentazioni e spazi, affinché diventi sostenibile». E possa quindi camminare sulle sue gambe, cosa di cui le nostre interlocutrici sono certe. «Anche perché – sottolinea Mucchiut – la gran parte dell’arte che il Ticino esporta in Svizzera e nel mondo nasce proprio da spazi come questo».
