A Lugano la politica si spacca sul risanamento dei conti

Tutti concordi, sebbene con qualche appunto, nel valutare positivamente il risultato del Consuntivo 2025 e gli sforzi compiuti dal Municipio per contenere la spesa ma spaccati a metà sul Piano finanziario. I due rapporti sottoscritti dalla Commissione della gestione – uno di maggioranza (Lega, Centro, PLR, UDC e Avanti) e uno di minoranza (Sinistra e Verdi) – sebbene con considerazioni e toni diametralmente opposti, trovano tuttavia una convergenza sull’evoluzione della spesa corrente, che continua ad essere fonte di «criticità», motivo di «preoccupazione» e il «vero nodo strutturale».
Di inviti alla cautela
Ma andiamo con ordine. Prima di tutto, il Piano finanziario non verrà votato dal Consiglio comunale durante la seduta di lunedì prossimo: il Legislativo ne prenderà atto e lo discuterà. Tuttavia, entrambi i rapporti commissionali evidenziano aspetti e sollevano interrogativi che meritano attenzione. Ad esempio, la maggioranza della Gestione ricorda che una parte «importante delle tensioni finanziarie evidenziate dal Piano è riconducibile al significativo programma di investimenti che la Città sta realizzando», raggiungendo il proprio apice con il completamento delle varie opere del PSE. I commissari sono infatti dell’idea che «non sia sostenibile continuare a spendere più di quanto si incassa anno dopo anno, per poi indicare come soluzione la dismissione del patrimonio comunale o l’aumento del prelievo fiscale». Il riferimento va alle differenze tra piani finanziari o preventivi rispetto a quanto poi emerge nei consuntivi(il risultato d’esercizio 2025, lo ricordiamo, presenta un avanzo di 23,7 milioni di franchi, a fronte di un disavanzo preventivato di 24 milioni con un miglioramento di 47,7 milioni rispetto alle previsioni). Di rivalorizzazioni e di alienazioni patrimoniali, scrivono i membri della maggioranza della Gestione. Sì, perché secondo loro la Città non dovrebbe fondare il risanamento delle finanze cittadine su questi due aspetti, che «rappresentano per loro natura misure straordinarie e non ripetibili nel tempo». Piuttosto, possono «accompagnare una strategia di riequilibrio finanziario», ma bisognerebbe comunque mettere al primo posto «scelte politiche puntuali, una costante attenzione all’evoluzione della spesa corrente e la concreta attuazione delle misure di riequilibrio prospettate dal Municipio». In definitiva la Gestione, che da tempo richiama la necessità di mantenere la crescita della spesa corrente «entro limiti compatibili con la capacità finanziaria della città», considera meritevole di particolare attenzione la prevista manovra correttiva di 22,9 milioni di franchi destinata a compensare gli effetti finanziari delle recenti decisioni popolari.
«Una pericolosa tendenza»
Toni accesi e critiche puntuali arrivano dall’area progressista che ha sottoscritto il rapporto di minoranza. I firmatari parlano infatti di un Piano finanziario «problematico» e «non condivisibile» perché «non dichiara esplicitamente le ragioni valoriali alla base delle proprie decisioni e neppure definisce quali siano le proprie priorità, eppure tramite le imposizioni finanziarie stabilisce in maniera netta il suo posizionamento». Considerazioni, queste, esplicitate sulla base del fatto che tale documento verrà sì discusso dalle parti politiche in Consiglio comunale, ma non verrà votato, e quindi il Municipio «potrà realizzare quanto fumosamente definito nel messaggio municipale a prescindere dal volere del Legislativo». Inoltre, sempre a mente di Sinistra e Verdi, nel Piano finanziario «ancora una volta non si tiene conto dei bisogni reali della cittadinanza: gli investimenti necessari a mantenere e migliorare la qualità di vita nei quartieri risultato essere bloccati e la propositività della Città è nulla. Nel messaggio si afferma la pericolosa tendenza già intravista nell’ultimo anno verso una politica di tagli calati dall’alto, non discussi e non motivati, che nulla hanno a che vedere con un processo analitico di miglioramento della macchina amministrativa, ma solo con un atto di terrorismo psicologico che agisce oggi ma non pensa a domani». Infatti, «i soli strumenti che questo Esecutivo sembra mettere in campo di fronte a una situazione finanziaria difficile sono tagli ai servizi (perché queste sono le spese di un Ente pubblico), blocco della progettualità, vendite di propri beni mascherate dal furbesco termine 'rivalorizzazioni'».
«Sui risparmi c'è ancora tanto lavoro da fare»
Come accennato in entrata, la Gestione valuta in modo positivo il risultato dei conti consuntivi. Tuttavia, gli inviti alla prudenza non mancano, perché tale risultato è «influenzato in misura importante da fattori straordinari» e «solo in misura molto minore grazie ai risparmi». Per i commissari, quindi, c’è ancora «tanto lavoro da fare». L’autofinanziamento, invece, viene ritenuto «insufficiente per garantire nel lungo periodo il finanziamento completo del volume d’investimenti previsto dalla Città». E il debito pubblico continua a rappresentare «il principale elemento di attenzione per le finanze cittadine».
