A Maroggia si trova il bello anche tra le macerie del mulino (e Banksy non è molto distante)

Prendete un paesino di 700 abitanti e 0,99 chilometri quadrati, invitate artisti da tutto il mondo e trovate loro 25 luoghi (muretti, ponti, palazzi, parcheggi o campi da gioco) in cui realizzare le loro opere. Lasciate che si sbizzarriscano e che riescano a stupire. E se davvero tutto questo non dovesse bastare, organizzate una mostra su Banksy per contestualizzare il fenomeno e, perché no, avere il nome di richiamo internazionale per attirare anche l’attenzione del pubblico meno esperto di street art. La Triennale di Maroggia - che inizia domani e proseguirà fino al 5 novembre - è anche questo. È un percorso a piedi (prevedete almeno 60 minuti del vostro tempo) per le vie del paese alla scoperta e alla ricerca dell’arte. Del bello. Per dimostrare di nuovo che la street art - perché così a volte viene ancora percepita - non è vandalismo e che non è vero, come ha spiegato la curatrice del progetto Patrizia Cattaneo (direttrice di Artrust di Melano), che è un’espressione adatta unicamente ai grandi centri urbani. E la Triennale - organizzata dal Comune - è per Maroggia anche l’occasione per ricordare e per certi versi ripartire dal gigantesco incendio che in novembre ha distrutto il mulino. Non è un caso se una delle opere più interessanti sia stata realizzata proprio sulle sue rovine. È opera di Kelly Halabi ed emblematica è la scelta di proporre in quel luogo la citazione in inglese di una frase pronunciata più di 700 anni fa dal teologo Gialal al-Din Rumi: Where there’s a ruin there’s hope for a treasure. Dove ci sono delle rovine c’è la speranza di trovare un tesoro. E neppure un caso è probabilmente il fatto di aver scelto proprio Halabi, cresciuta in Libano, per intervenire in quel luogo. «La distruzione e i palazzi in macerie - ha spiegato l’artista, che oggi era a Maroggia per la presentazione alla stampa della Triennale - è parte del paesaggio dei luoghi che hanno caratterizzato la mia infanzia. E guardandoli, prima ancora della tristezza, quel che più attira la mia attenzione è sapere che ognuno di essi ha una storia».



Vedere l’invisibile
La Triennale sarà in grado di proporre venticinque creazioni. Alcune tra l’altro verranno realizzate nel corso della rassegna, mentre altre verranno svelate solo l’ultimo giorno. È il caso dell’opera del francese Zevs. Un’opera invisibile, perché realizzata con dei pigmenti non visibili ad occhio nudo. Il 5 novembre, quando il sole tramonterà e grazie a delle luci ultraviolette, la sua creazione sarà invece finalmente visibile. Altri nomi? C’è la Nevercrew (conosciuta da noi soprattutto per aver realizzato le balene a Lugano), Ravo, El Xupet Negre, Bane, PRO176, Dan Rawling (amico di Banksy), Blub (famoso in tutto il mondo per i suoi ritratti di personaggi famosi indossanti delle maschere da sub), Knox, Madame, Sonego, Yuri Catania (autore dei gattini di Rovio) e Nocurves, Raul, Seyok, Inoki, Plus, Keo, Serrena Maisto, Ozmo, Jack Braglia, Nespoon, Chrmeo, Chinagil, TV Boy, Big Tato e Zevs. La Triennale, giunta alla terza edizione, è organizzata dal Comune di Maroggia ed è curata da Artrust di Melano che dal 7 settembre ospiterà una mostra sul più conosciuto street artist al mondo: Banksy.
La mostra su Banksy, il misterioso genio che nessuno conosce
Si dice street art e, quasi immediatamente, si pensa a Banksy. È inevitabile. L’artista inglese è il più famoso street artist al mondo e le sue opere sono ormai entrate a far parte della cultura di massa. Artrust di Melano ha deciso di organizzare una selezione di opere del noto artista britannico che, dal 7 settembre e fino a dicembre, rappresenteranno probabilmente il fulcro della Triennale e il punto perfetto per poi iniziare il giro in paese alla scoperta delle opere degli altri artisti. Ma chi è Banksy? Nessuno lo sa. E chi lo sa non lo dice. È nato a Bristol - questo sembra appurato - nel 1973 o nel 1974, ma il resto è mistero. E nel corso degli anni sono state avanzate moltissime ipotesi. Si è pensato per esempio che fosse il musicista Robert Del Naja dei Massive Attack (anche loro di Bristol), mentre nel 2008 il «Mail On Sunday» chiese un parere addirittura alla Queen Mary University di Londra che, basandosi su metodi investigativi usati anche dalla polizia (stilando un «profilo geografico criminale»), giunse alla conclusione che il candidato più probabile ad essere Bansky fosse l’artista inglese Robin Gunningham.

Il concorso e il muro del lavatoio
Obiettivo della Triennale, come spiegato dalla capodicastero Cultura Romana Merzaghi, è anche dar spazio e sostegno ad artisti emergenti. Per questo è stato aperto un concorso per la realizzazione di un’opera murale da realizzare sulle pareti del lavatoio di Maroggia. Si sono fatti avanti più di 30 artisti da tutto il mondo e, dopo una prima selezione, tre progetti sono stati individuati come finalisti: Chenipe (di Belgrado), Chiara Capobianco (Roma) e Andrea Crespi (di Varese). Il pubblico potrà votare, da domani al 30 settembre, sul sito www.maroggia.art/bando oppure alla Cancelleria comunale. L’opera vincitrice verrà poi realizzata in ottobre.
