Finanze

«A noi 13 milioni in più, a Berna 140»: per Christian Vitta la perequazione non regge più

Il canton Berna riceverà 1,7 miliardi di franchi contro i 112 milioni assegnati al Ticino: il tema dei meccanismi compensativi torna a far discutere in Gran Consiglio - Il responsabile del DFE critica il sistema - Archiviati i conti 2025 che hanno chiuso con un deficit inferiore al previsto
©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
09.06.2026 21:32

Sì ai conti del Cantone, ma con la consapevolezza che i prossimi anni saranno pieni di insidie e sfide finanziarie. A partire dal preventivo che arriverà in autunno. Il Parlamento, con l’appoggio di Centro, PLR, Avanti, PVL e l’astensione della Lega, ha infine approvato il Consuntivo 2025 al termine dell’esame dei Dipartimenti. Il bilancio dello Stato, quindi, chiude con un disavanzo d’esercizio di 32,5 milioni di franchi, a fronte di un disavanzo preventivato di 96,6 milioni. Un miglioramento possibile solo grazie a entrate straordinarie, come in particolare le quote sull’utile della BNS (80 milioni) e a un notevole incremento delle imposte di successione e donazione.

«Una battaglia persa»

Durante l’intero dibattito non sono mancate critiche all’azione del Governo, come già sottolineato dal plenum nella prima seduta di lunedì. Il capogruppo leghista Boris Bignasca, poco prima del voto, ha ad esempio osservato che l’Esecutivo non ha fornito risposte sufficientemente esaustive su vari temi, come il debito pubblico (superiore a 2,7 miliardi di franchi), il capitale proprio negativo e l’aumento durante l’anno in esame dei funzionari dirigenti. Ma ha anche puntato il dito sulla perequazione finanziaria, definita «una battaglia persa».

Ed è proprio sul tema della solidarietà finanziaria intercantonale che Christian Vitta ha fornito alcune risposte in aula. Sì, perché Paolo Caroni (Centro) – prendendo spunto dai calcoli dell’Amministrazione federale delle finanze resi noti proprio oggi – ha chiesto lumi al Governo su quali passi intende fare per cercare di aumentare i proventi della perequazione. Alla luce, soprattutto, di uno squilibrio sempre più evidente. Secondo quanto reso noto, infatti, nel 2027 fra i più grandi Cantoni beneficiari risultano Berna, che riceverà circa 1,7 miliardi di franchi, seguito dal Vallese con 897 milioni e da Argovia con 709. Al Ticino arriveranno «solo» 112 milioni, con un aumento di 13,7 milioni. E questo perché l’indice di forza finanziaria, uno dei fattori dei complessi calcoli della perequazione, è calato di 0,7 punti per il nostro cantone.

Torniamo quindi alla domanda di Caroni: che cosa fare? «Il Consiglio federale, purtroppo, sostiene la modifica dell’Ordinanza ma non con entrata in vigore il 1. gennaio 2027, come da noi auspicato», ha sottolineato Vitta. Come noto, infatti, la modifica posta in consultazione – sostenuta dalla maggioranza dei Cantoni – verteva sull’introduzione di un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse, elemento di primaria importanza per il Ticino. Tale meccanismo avrebbe permesso al sistema di considerare in modo meno iniquo le specificità dei Cantoni di frontiera, il cui mercato del lavoro è caratterizzato da un alto numero di lavoratori frontalieri e da salari inferiori alla mediana nazionale. Ma, appunto, il Consiglio federale ha deciso di tirare dritto e di non entrare in materia prima del 2030. Ovvero in coincidenza della revisione generale del sistema perequativo. «Gli sforzi effettuati porteranno qualche risultato a partire dal 1. gennaio di quell’anno», ha riconosciuto ancora Vitta in aula. «Ma bisogna anche essere onesti: la sola modifica dell’Ordinanza è insufficiente. Si trattava, per il Ticino, di un primo passo a corto termine ma le attese sono ben superiori», in particolare per quanto riguarda l’analisi del rapporto di efficacia e le modifiche che dovranno essere adottato. «Modifiche legislative», ha quindi avvertito il responsabile del DFE, «che a differenza dell’Ordinanza dovranno passare dalle Camere». Toccare la legge sulla perequazione nel Parlamento federale, «con tutti i Cantoni che cercheranno di posizionarsi in maniera strategica per ottenere dei vantaggi, non sarà esercizio semplice». Insomma, il compito – per il Ticino – sembra già sin d’ora improbo.

Sgravi indigesti

Eppure, nonostante molti Cantoni entreranno in competizione fra di loro cercando di accaparrarsi fette più sostanziose della torta della perequazione, qualche piccolo elemento di speranza c’è. «Stiamo lavorando su più fronti» in vista della revisione, ha annunciato Vitta. «Siamo ad esempio riusciti a inserire un membro del Ticino (un funzionario dell’amministrazione, ndr) nel gruppo di lavoro tecnico sull’efficacia della perequazione per il periodo 2026-2029». Un elemento importante, ha aggiunto, «perché finora non avevamo un membro attivo».

Insomma, il Ticino potrà portare la sua voce e le sue richieste direttamente nel gremio tecnico. Inoltre, si sta collaborando con il gruppo dei Cantoni beneficiari per preparare la scadenza del 2030. E questo perché «i Cantoni paganti cercheranno di modificare a loro vantaggio». L’obiettivo, quindi, è quello di aumentare il totale delle risorse disponibili, per poi cominciare la battaglia (ben più dura) sulla ripartizione. Per Vitta, inoltre, sarà importante il lavoro della Deputazione ticinese a Berna. A questo proposito, la settimana prossima è previsto un incontro a Berna con la «ministra» delle finanze Karin Keller-Sutter. Sullo squilibrio, infine, Vitta è stato parecchio critico. Nel 2027 «noi aumentiamo di 13, 7 milioni per arrivare a 112 milioni, il Canton Berna – che già riceveva 1,6 miliardi – si è visto aumentare la quota di 140 milioni a 1,7 miliardi. Questo non funziona più e continuiamo a ribadirlo. Canton Berna, tra l’altro, che ha già annunciato un pacchetto di sgravi fiscali, fatti con le nostre risorse».