«Abbattere la pensilina? Dispiace, ormai è un’icona»

Le città guardano avanti. Cambiano aspetto, evolvono. È nella loro natura essere sempre in movimento. Soprattutto quando un’infrastruttura nasce per essere provvisoria, come la pensilina di Lugano, l’opera architettonica progettata da Mario Botta un quarto di secolo fa per dare una «casa» a uno degli snodi più importanti della mobilità pubblica cittadina. L’anno prossimo la pensilina verrà abbattuta. Al suo posto sorgerà un nuovo progetto e il piazzale ex scuole cambierà ancora una volta volto. Neppure un’infrastruttura realizzata da un «archistar» resiste dunque alla forza di cambiamento. Ma Lugano fa bene o male a rinunciarvi? Secondo chi l’ha creata, non ci sono problemi. «Ritengo che sia già durata fin troppo», aveva detto Botta al CdT diversi anni fa. «Era un progetto provvisorio, d’emergenza», aveva ribadito.
Eppure… eppure oggi, che si è a un passo dalla demolizione, c’è anche chi, tra i suoi colleghi, si dispiace, «perché talvolta un’architettura nasce come semplice infrastruttura e, quasi senza che ce ne accorgiamo, diventa un luogo», commenta Mino Caggiula, l’architetto che ha portato a termine e «ha in canna» diversi progetti a Lugano. «Le città devono poter cambiare – riprende Caggiula - Ma ogni trasformazione dovrebbe anche interrogarsi su ciò che, nel frattempo, è diventata memoria collettiva. Non tutte le architetture che meritano di essere ricordate devono necessariamente essere conservate, ma prima di demolirle dovremmo chiederci se appartengono ancora soltanto al loro autore o se sono ormai diventate della città». Sulla stessa lunghezza d’onda si esprime Gianni Biondillo, scrittore e architetto all’Accademia di Mendrisio. «Non conosco le condizioni di salute della pensilina, né il progetto urbanistico che andrà a sostituirsi – premette Biondillo -. Ma la pensilina ha un disegno talmente particolare e interessante che mi chiedo se non ci sia un modo per integrarla nel nuovo progetto». Questo perché «non è soltanto un’opera architettonica, ma nel tempo si è trasformato in un pezzo urbano, in un qualcosa che segna fortemente quella fetta di città». Biondillo è insomma sincero. «Un piccolo dispiacere c’è. Non perché bisogna per forza conservare tutto, è nella natura delle città cambiare, ma perché un occhio più attento a quella struttura glielo si poteva forse dare». Caggiula la pensa allo stesso modo. «Dopo quasi un quarto di secolo, quella struttura ha ormai superato la sua sola funzione. È diventata un’icona, un punto strategico nel cuore di Lugano, un nodo intermodale ma anche un luogo di incontro quotidiano. È persino entrata nel lessico dei luganesi: ‘Troviamoci alla pensilina’», osserva l’architetto, prima di aggiungere. «La pensilina è una struttura funzionale, legata a un preciso momento della città. Ma è stata progettata da Mario Botta, uno dei grandi maestri del nostro tempo, architetto che ha portato internazionalmente la cultura creativa del nostro territorio e che, attraverso l’Accademia, ha contribuito in modo determinante alla formazione di generazioni di architetti».
Cambiare ed evolvere per una città sembra insomma quasi doveroso. Ma quando si deve sostituire un’infrastruttura diventata un’icona, per usare le parole di Caggiula, nonché «figlia» di un «archistar», non solo ci si confronta anche con la memoria collettiva, ma ci si ritrova sprovvisti anche di una toponomastica. Detto altrimenti, come chiameranno i luganesi ciò che arriverà dopo la pensilina? Oggi nessuno conosce la risposta. Quel che è certo è che gli architetti Fiorenzo Tresoldi e Federica Maltecca dello studio Tresoldi Architetti Associati di Locarno non la pensano come Caggiula e Biondillo. «La pensilina – affermano - è nata per sorgere in quel luogo specifico, non avrebbe senso spostarla altrove, qualora si facesse un pensiero di questo genere, qualora, detto altrimenti, si decidesse di salvarla». Questo perché «i costi di smontaggio e montaggio sono tali da smontare qualsiasi teoria ecologica. Se si decidesse di spostarla altrove – continuano - le si allungherebbe solo l’agonia. La celebre tenda realizzata da Botta per il 700° della Confederazione oggi si trova all’Europa Park in Germania e si sta arrugginendo ogni giorno di più». Ancora più netto il giudizio di Benedetto Antoni, architetto ed ex direttore della Divisione della pianificazione territoriale del Dipartimento del territorio. «La pensilina ha una forma da periferia, è un bene che verrà tolta dal centro città. Volendo la si potrebbe riusare in un qualche magazzino industriale».
