Addio a Casimiro Piazza, artista attento ai più fragili

«L’importante è che questa scuola possa continuare ad andare avanti», ci aveva confidato Casimiro Piazza oltre un anno e mezzo fa in occasione dei suoi 80 anni. «C’è solo da entrare e prendere le chiavi», perché «forse sto partendo, forse». Quest’anno l’artista ne avrebbe compiuti 82 a novembre, e forse avrebbe nuovamente voluto festeggiare il suo compleanno tra colori, vernici e opere ancora da finire. Se avesse potuto pensare a un regalo? Non di certo per sé, ma per gli altri. E l’eredità artistica che lascia è il segno più tangibile della sua generosità, così come la sua scuola di scultura e pittura aperta ormai vent’anni fa a Villa Luganese. Che l’artista avrebbe voluto lasciare in eredità – questo è il regalo – al Cantone così da continuare l’aiuto alle persone diversamente abili e agli allievi delle scuole speciali.
Casimiro Piazza è morto ieri e nell’arco della sua vita ha realizzato almeno 3.000 opere pittoriche e scultoree, oltre a partecipare a più di 300 mostre personali e collettive. I tanti riconoscimenti e apprezzamenti ricevuti negli anni non hanno però scalfito di un soffio quel che è sempre stato: un generoso, appunto. Un uomo che si è sempre messo al servizio degli altri, soprattutto dei più fragili. Quando l’abbiamo intervistato, Piazza non sapeva ancora se il suo regalo si sarebbe potuto realizzare. «Le discussioni sono in corso», ci aveva detto. «Ma possono entrare quando vogliono. Speriamo che decidano entro la fine dell’anno così almeno posso essere, forse, un po’ più tranquillo». Gli auguriamo di esserlo stato fino alla fine.
L’arte nel cuore e nelle mani
Casimiro Piazza ha sempre avuto l’arte nel cuore e nelle mani. Oltre che pastore di pecore nella zona sotto i Denti della Vecchia, già da bambino aveva iniziato a frequentare la bottega «dal Bernard» Giacomazzi nel vecchio nucleo del villaggio di Sonvico, dove il maestro falegname – così come è scritto nel libro del giornalista Raimondo Locatelli dedicato all’artista – lo aiutava a destreggiarsi con scalpelli e mazzotto per insegnargli i primi rudimenti del mestiere. A 11 anni realizza il suo primo dipinto, Natura morta. Un pastello su carta raffigurante un fiasco di vino e un bicchiere appoggiati sul tavolo di casa sua. Locatelli scrive ancora nel volume che «forse perché spronato da problemi cardiaci che lo inducono a riversare nell’arte un’ansia interiore e la voglia di superare momenti critici, Casimiro si dimostra instancabile nella sua vita, pensando anche agli altri, devolvendo parte degli introiti della vendita di quadri e sculture a persone o associazioni bisognose». Non è insomma un caso che dal 2005 in poi, con l’apertura della Scuola di scultura e pittura a Villa Luganese, «si apre – scrive ancora Locatelli – il periodo probabilmente più significativo e denso di contenuti e valori della sua attività di artigiano-artista».
«La notizia mi ha colto di sorpresa e mi ha rattristato molto – ci dice il vicesindaco e capodicastero Cultura Roberto Badaracco –. Negli anni, con Casimiro ho tessuto un rapporto di profonda amicizia e reciproca stima. Di lui mi ha sempre colpito l’estrema generosità, la disponibilità verso il prossimo e una rara sensibilità che lo portava a commuoversi subito di fronte alle necessità dei meno fortunati. Una persona rara, d’altri tempi. Ho solo una preoccupazione: mi auguro che la sua opera non termini con la sua morte, ma che possa continuare tramite altre persone. Ci mancherà tanto la sua figura».