Airlight Energy, tutti a casa

BELLINZONA - Tutti a casa. Da subito. I vertici della Airlight Energy Manufacturing SA hanno deciso oggi di interrompere cautelativamente con effetto immediato tutti i contratti di lavoro con la trentina di dipendenti della società con sede a Biasca attiva dal 2007 nel settore delle energie rinnovabili.
La società, si è giustificato il Consiglio di amministrazione comunicando nel pomeriggio la misura ai sindacati UNIA e OCST, non è attualmente in grado di aderire alle richieste formulate dal personale, ovvero il versamento dei salari di maggio entro il 6 di giugno e la concessione di garanzie sui salari futuri e sull'attività in generale. La scorsa settimana, ricordiamo, con un ritardo di quasi un mese erano stati saldati gli stipendi di aprile.
Ma ora, ufficialmente per evitare un peggioramento della situazione finanziaria societaria e nonostante nuovi capitali siano nel frattempo giunti, i vertici hanno intrapreso una via drastica. La SA si è altresì detta disponibile a liberare dai termini di disdetta il personale che avesse già trovato un'altra occupazione. Secondo nostre informazioni ai dipendenti sono stati bloccati gli account informatici; il personale ha pure dovuto depositare le chiavi della sede e i telefoni cellulari aziendali.
Con l'invito a non più presentarsi sul posto di lavoro domani. Per quello che, nonostante le nubi che da mesi si stavano addensando sulla ditta rimane comunque un epilogo clamoroso, il segretario sindacale responsabile della sezione del Sopraceneri di UNIA Igor Cima è furente. «La decisione è stata comunicata senza neppure convocare la commissione del personale e senza il minimo rispetto per i lavoratori , che sono anzitutto delle persone», dichiara contattato dal CdT. «Le modalità, considerando anche quello che di fatto è un allontanamento immediato, danno molto fastidio», aggiunge il sindacalista che da mesi sta seguendo una situazione aziendale sempre più complicata. «Ora si scarica tutto il problema sulle spalle dello Stato», conclude.
Da noi sollecitato quando i sindacati avevano dato il loro ultimatum minacciando la messa in mora dell'azienda, il presidente della Airlight Energy Holding SA Marco Zanetti, a cui fa capo la Airlight Energy Manufacturing SA datore di lavoro dei dipendenti, aveva annunciato un futuro roseo. Gli investitori, aveva detto, sono pronti a immettere nuove risorse per garantire la continuità dell'attività, la quale sarebbe in procinto di passare alla cassa grazie alla certificazione del maxi-impianto solare su cui Airlight Energy sta concentrando le sue attività da anni in Marocco. Che la società navigasse in cattive acque lo si sapeva pubblicamente da quando il giornale ha svelato il pressing dei sindacati sulla società a causa del nuovo ritardo nel versamento dei salari (CdT del 12 maggio).
Ma nel corso degli anni le avvisaglie della crisi non sono mancate. Senza praticamente fare utili, in quasi un decennio Airlight Energy ha investito almeno 140 milioni di franchi nell'ambito di un'attività di ricerca e sviluppo caratterizzata soprattutto da frequenti ricapitalizzazioni, avvicendamenti nel CdA e, tra le altre cose, l'uscita dell'Azienda elettrica ticinese che era tra i fondatori.
