Aiuti sociali agli stranieri, la mozione di Mazzoleni spacca in tre la politica

Non uno, non due, ma ben tre rapporti sulla mozione presentata lo scorso anno da Alessandro Mazzoleni (Lega) dal titolo «Troppi aiuti sociali agli stranieri penalizzano i ticinesi; un approfondimento è indispensabile». La Commissione sanità e sicurezza sociale si è spaccata sul tema, tanto da portare in Parlamento tre idee diverse. La mozione, in breve, solleva la questione dell’accesso degli stranieri alle prestazioni sociali offerte dal Cantone. Mazzoleni evidenzia come una quota significativa dei beneficiari di questi aiuti sia costituita da persone di nazionalità straniera e propone di approfondire la possibilità di introdurre limitazioni o periodi di attesa per l’accesso a tali prestazioni. Un approfondimento che dovrebbe svolgere il Consiglio di Stato tramite un perito esterno. Lo scopo, per il deputato leghista, è duplice: garantire priorità e tutela ai cittadini ticinesi nell’accesso alle prestazioni sociali finanziate dal Cantone ma anche ostacolare il fenomeno noto come «turismo sociale», ossia l’accesso a prestazioni pubbliche da parte di stranieri senza un sufficiente radicamento sul territorio.
Pressione sul sistema
Il rapporto di maggioranza di Alain Bühler (UDC), firmato anche da PLR, Lega e Più donne, dà piena luce verde alla mozione. E questo perché, citiamo, «in un contesto in cui il sistema sociale ticinese è messo sotto pressione da dinamiche demografiche e da una crescente mobilità, un esame integrato e strutturato delle possibilità normative appare non solo legittimo e proporzionato, ma anche necessario». Non solo: «in assenza di una sintesi tecnico-giuridica globale che raccolga e armonizzi le molteplici disposizioni, sentenze e pratiche amministrative sparse, il rischio è quello di mantenere una frammentazione normativa che ostacola la trasparenza, l’equità e l’efficacia dell’azione pubblica». Avanti, dunque, con la mozione.
Dati molto chiari
Non la pensa così, invece, l’ala progressista del Parlamento. Socialisti e Verdi, infatti, nel loro rapporto di minoranza bocciano in toto la richiesta. «I dati del Consiglio di Stato mostrano una sostanziale stabilità negli ultimi cinque anni della distribuzione degli aiuti sociali tra cittadine e cittadini svizzeri e stranieri con i vari tipi di permesso, e questo per tutti i tipi di aiuti presi in esame. Sono dati che contraddicono l’ipotesi formulata dalla Mozione e ripresa dal rapporto di maggioranza, secondo la quale il Ticino sarebbe afflitto da un ‘‘turismo sociale’’ dilagante», scrivono. La mozione, inoltre, non porta alcun valore aggiunto. Anzi: «Affidare un incarico esterno non farebbe che duplicare informazioni e attività già disponibili».
All’appello manca il Centro. Il partito, pur condividendo gli intenti di fondo della mozione, ne critica la procedura. In particolare la scelta di affidare al Consiglio di Stato la nomina del perito esterno. «È più efficiente che sia la Commissione ad avere la conduzione di questo esercizio, anche per una questione di responsabilità», dice al CdT il capogruppo Maurizio Agustoni. «Dovremmo essere noi a scegliere il perito, così evitiamo di prestare il fianco a possibili discussioni e ‘‘litigi’’ politici sulla nomina».
