Alleanza pagante per Lega e UDC, quella a sinistra si rivela un fiasco

Da una parte, a destra, un’alleanza che si è nuovamente dimostrata strategica. Dall’altra, a sinistra, un’alleanza che, al contrario, ha prodotto un balzo indietro importante per l’area sia in termini di schede che di voti. Tutto ciò, con una sostanziale stabilità al centro dello scacchiere politico.
Sono questi i tre punti fermi della domenica elettorale ticinese, con lo spoglio per l’elezione del Consiglio di Stato. Una domenica da cui è emersa pure un’altra novità di rilievo: l’ottimo risultato raggiunto dal movimento Avanti con Ticino&Lavoro, fondato solo qualche mese fa da Amalia Mirante dopo la «scissione» con il partito socialista. Senza dimenticare, ovviamente, i cinque protagonisti della giornata di oggi: i consiglieri di Stato eletti. Su questo fronte, senza sorprese, la novità più importante riguarda l’entrata in Governo di Marina Carobbio (PS), che affiancherà dunque i quattro colleghi uscenti e riconfermati: Norman Gobbi e Claudio Zali per la Lega, Christian Vitta per il PLR e Raffaele De Rosa per il Centro.
Una conferma per Lega e UDC
Nel 2019, la lista d’area di Lega e UDC aveva ottenuto il 27,86% dei voti (e il 22,8% delle schede). Quattro anni più tardi, l’alleanza si è quindi nuovamente dimostrata strategica, permettendo senza sorprese al movimento di via Monta Boglia di confermare i suoi due seggi in Governo. Cifre alla mano, la lista di Lega e UDC ha ottenuto il 27,46% dei voti (e il 21,15% delle schede), lasciando per strada solo 0,4 punti percentuali e confermandosi come l’area politica più importante in Ticino nell’elezione per l’Esecutivo.
Una delusione a sinistra
Sul fronte opposto, a sinistra, l’alleanza ha invece prodotto un vero e proprio flop in termini di consensi. Nel 2019, quando socialisti ed ecologisti non correvano insieme, i due partiti avevano raggiunto, rispettivamente, il 17,06% e il 4,33% dei voti. Insieme, dunque, contavano il 21,39% dei voti. Un risultato nemmeno sfiorato quattro anni più tardi. A conti fatti, la lista «Socialisti e Verdi» ha ottenuto il 17,36% dei voti (e il 15,07% delle schede), con una perdita di consensi per l’area pari a 4,03 punti percentuali.
Il Centro come nel 2019
A mantenere le posizioni, rispetto alla tornata elettorale del 2019, è stato il Centro. Quattro anni fa l’allora PPD raggiunse il 18,23% dei voti (e il 14,4% delle schede). Dopo il cambio di nome, il Centro ha sostanzialmente eguagliato quel risultato, ottenendo il 18,3% dei voti (e il 13,63% delle schede).
Un piccolo calo per il PLR
Un risultato meno soddisfacente, invece, l’ha raggiunto il PLR, che rispetto a quattro anni fa ha registrato una leggera perdita di consensi. Nel 2019 i liberali radicali raggiunsero il 24,49% dei voti. Oggi si sono fermati al 22,81% (e il 18,88% delle schede), con una flessione in termini di voti di 1,68 punti percentuali.
Risultato storico per Avanti
Tra le novità di rilievo della giornata di oggi, come detto, figura sicuramente il buon risultato di Avanti con Ticino&Lavoro. Al termine dello spoglio la formazione politica di Amalia Mirante ha raggiunto il 5,08% dei voti (e il 3,19% delle schede). Un risultato importante, soprattutto alla luce del fatto che il movimento è stato fondato solo pochi mesi fa. E un risultato che ovviamente non ha permesso al movimento di entrare in Governo, ma che, se venisse confermato anche domani per l’elezione del Gran Consiglio, si tradurrà in seggi. Diversi seggi.
Tutti gli altri
Ad attendere i risultati di domani, relativi al Parlamento, sono ovviamente anche tutti gli altri «partitini». Per loro, infatti, la «vera» partita si gioca per l’elezione del nuovo Gran Consiglio che si insedierà a maggio. E a questo proposito va segnalato il risultato di HelvEthica Ticino che, nella corsa per il Governo, ha totalizzato il 2,38% dei voti. Un risultato migliore di tutti e tre i «partitini» già presenti in Gran Consiglio.
Tra questi, il miglior risultato è stato raggiunto da Più Donne, con l’1,86% dei voti, ossia praticamente lo stesso risultato del 2019. A seguire c’è il Partito comunista-POP a quota 1,76% dei voti (nel 2019 raggiunsero l’1%). E, infine, l’MPS (1,51% dei voti) e i Verdi liberali (1,49%).
Da segnalare, in questo senso, che tutti i «partitini» hanno raggiunto e superato la soglia naturale dell’1,11% dei voti necessaria per entrare in Gran Consiglio. Ciò significa, in soldoni, che se questi risultati venissero confermati anche domani, da maggio avremmo un Parlamento ben più frammentato, con potenzialmente 12 formazioni politiche rappresentate nel Legislativo cantonale.
