Alleanze e unità, così il PS pensa alle Cantonali

La decisione di Claudio Zali di ricandidarsi per le prossime elezioni cantonali, e la conseguente possibile rottura dell’alleanza tra Lega e UDC, ha definitivamente smosso le acque della politica ticinese. Non solo a destra. La direzione del Partito socialista ha infatti ribadito anche davanti al Comitato cantonale la volontà di creare un’area unitaria forte a sinistra. Alla Casa del Popolo di Bellinzona, Fabrizio Sirica è partito da un’evidenza: sui temi che contano, quelli che vanno a toccare i valori della società, i partiti e i movimenti progressisti (PS, Verdi, PC, MpS, Più donne) votano quasi sempre compatti. E in Parlamento «arrivano a pesare come il partito più grande», il PLR. Ma quest’area ha un problema: «Si muove in ordine sparso, senza una vera agenda condivisa. E a volte sembra godere di più dell’attaccarsi a vicenda che non a mettere in evidenza le contraddizioni della destra». Ecco perché, per Sirica, «c’è bisogno di unità» a sinistra. «Da qui nasce l’idea di una casa progressista, uno spazio consolidato negli scorsi mesi in cui si parte dai temi. Un luogo d’incontro per riunirsi regolarmente, per fissare priorità e coordinamento». Un progetto, ha precisato il co-presidente, «di medio-lungo termine e non è una narrazione elettorale. Ma non facciamo gli struzzi: siamo a un anno dalle Cantonali, e una riflessione va fatta». Se per la lista per il Parlamento il tema delle alleanze non si pone, ha aggiunto Sirica, «per il Governo il discorso è diverso. Sommando le percentuali delle liste progressiste per il Consiglio di Stato, l’area arriva a pesare il 22,5%. E sapete il PLR, quello che secondo i media potrebbe fare il secondo seggio in caso di rottura tra Lega e UDC, quanto pesa? Il 22,7%. Non voglio fare facili letture politiche, ma pongo una domanda: un insieme di partiti e movimenti che sui temi fondamentali vota molto spesso insieme, non è fisiologico che si chieda qual è il modo migliore per valorizzare il voto degli elettori che si riconoscono in quell’area? Quel blocco vuole stare in tribuna a guardare la partita oppure vuole perlomeno riscaldarsi e provare a giocarla?». La direzione del PS, ha aggiunto Sirica, sta ragionando in questo senso. «Siamo in dialogo con le varie forze. Se si vuole davvero stare nel campo delle elezioni, va fatto insieme, come area. Come singoli, invece, diventa molto più difficile. Non rinunceremo per nessuna alleanza alla nostra cultura politica, ma il tema non è snaturarsi, bensì riconoscere e valorizzare le rispettive differenze».
Sirica ha quindi posto l’accento su un altro tema caldo, il salario minimo. Il co-presidente ha confermato i punti dell’intesa raggiunti con il compromesso, così come le tempistiche: la firma sul rapporto arriverà settimana prossima, in tempo per essere votato nella prossima sessione di Gran Consiglio.
Laura Riget ha invece fatto il punto sulle iniziative per le casse malati votate in settembre, non senza qualche critica al Governo sulle tempistiche. Per la co-presidente, no ai compromessi a ogni costo, «significherebbe indietreggiare su qualcosa che abbiamo già vinto». Quindi, ecco le linee rosse: per il PS, al più tardi il 1. gennaio 2027 dovranno esserci miglioramenti concreti per i cittadini e non ci dovrà essere un vincolo giuridico tra finanziamento e attuazione, perché «vorrebbe dire far cadere tutto». Infine, non ci dovranno essere tagli alle persone più fragili per finanziare le iniziative.
