All'interno della raffineria c'è una missione che vale oro

Vogliamo fare tutto il possibile per essere dei cittadini responsabili di Mendrisio». Questa frase, a primo impatto, potrebbe anche non stupire. In fondo, potrebbe essere stata detta da un qualsiasi abitante del Magnifico Borgo e dei suoi quartieri desideroso di rispettare la comunità di cui fa parte.
Ma a pronunciarla non è stato un semplice cittadino, bensì sono stati i rappresentanti di una ditta che a Mendrisio dà lavoro a oltre 550 persone. Un’azienda leader mondiale di un settore tanto prestigioso quanto delicato come quello dei metalli preziosi. Argor-Heraeus è a Mendrisio da quasi 40 anni (dal 1988) e ha trasformato la sua presenza sul territorio in una sorta di missione. Una missione continua. Tradotto: la ditta vuole restituire al territorio ciò che il territorio le dà. Spiegato con le parole del CEO Robin Kolvenbach: «Vogliamo essere dei produttori responsabili e vogliamo sviluppare questa visione, usando la nostra forza per migliorare».
La sostenibilità è così diventata parte integrante del lavoro quotidiano. Altrettanto preziosa, ci viene spiegato dal responsabile del settore sostenibilità Angelo Rizzella. E perseguita con altrettanta meticolosità di quanta ne viene dedicata ai metalli preziosi. Abbiamo visto con i nostri occhi come sono gestiti l’oro, l’argento, il platino e il palladio che giungono nella sede mendrisiense, e non possiamo che confermare la specularità delle due missioni.
Dare e ricevere
Nei giorni scorsi Argor-Heraeus e Città di Mendrisio hanno reso noto un progetto comune che porterà alla realizzazione di vari interventi a favore del verde e della biodiversità su tutto il territorio comunale. Il piano – che dovrà essere approvato dal Legislativo – è possibile grazie a una donazione da parte dell’azienda che si inserisce proprio nella sua missione a favore della sostenibilità. Ma la collaborazione con Mendrisio è soltanto una delle espressioni dell’impegno di Argor-Heraeus. L’impegno si può sintetizzare con l’equazione del dare e ricevere. «Il nostro engagement iniziale era sostanzialmente circoscritto all’interno delle nostre mura e riguardava la limitazione delle nostre emissioni di gas a effetto serra Scope 1 e 2, che abbiamo già ridotto dell’89%, ma vogliamo arrivare al 90% entro il 2033, la riduzione generale del nostro impatto, e l’adozione di progetti per eliminare il metano entro il ’29-’30», illustra Kolvenbach. In corso, c’è altresì un’iniziativa che vuole ridurre progressivamente l’uso di acqua.
Questione di ali e battiti
Poi, quasi come passo progressivo naturale, si è allargato lo sguardo verso l’esterno. Lo si è fatto approcciando un nuovo tema: la biodiversità. L’obiettivo dichiarato era quello di «capire come influenzarla positivamente», sapendo di poter agire in sfere diverse e sempre più ampie: dal sito dell’azienda, al Borgo, a tutta Mendrisio, al cantone. Ma come si misura la biodiversità? Per capirlo è stata coinvolta una ditta esterna, arrivando a scegliere una tecnologia con sensori bioacustici per stabilire la presenza di insetti impollinatori in una determinata zona. Come si riesce a farlo? Spiegato in termini semplici, si registrano e analizzano i suoni e i segnali acustici emessi dagli organismi viventi e dagli ecosistemi, in questo caso i battiti delle ali degli impollinatori. «Abbiamo un piano d’azione che si prefigge di ripristinare delle superfici degradate o cementificate equivalenti al 30% della superficie impattata dal nostro sito a Mendrisio entro il 2030 – illustra Rizzella – . L’iniziativa risponde all’obiettivo del Global Biodiversity Framework. Come primo passo, abbiamo calcolato il punteggio MSA (Mean Species Abundance) del sito dovuto alla pressione da uso del suolo: un indicatore che esprime l’abbondanza media relativa delle specie originarie rispetto a quella di un ecosistema di riferimento indisturbato». Le misure pianificate puntano a migliorare tale punteggio, a favore della biodiversità. «Nel 2025 abbiamo rigenerato con successo 890 metri quadri di superficie del sito. Come passo successivo, vogliamo rigenerare le aree degradate nelle vicinanze». Un passo che si sta compiendo di concerto con Mendrisio. «È un progetto in cui vincono tutti. Noi vogliamo creare effetti positivi nell’area in cui operiamo e la Città è un ottimo partner perché ha la stessa visione».
Le aree che saranno rigenerate in collaborazione con Mendrisio sono una quindicina. Ma gli effetti su Mendrisio non si limitano alle superfici da rigenerare. Coinvolgono anche la comunità, che vuole essere prima messa a conoscenza della missione e poi, si spera, «contagiata». Per riuscire in questo intento sono stati organizzati dei concorsi, il primo interno, il secondo aperto a tutti. Il tema, naturalmente, è quello della biodiversità e tra i premi c’era la possibilità di visitare il Parco Valle della Motta. Il luogo del Mendrisiotto che forse incarna meglio di tutti la possibilità di rigenerarsi e trasformarsi riportando la natura ad essere protagonista. «Il desiderio è di sensibilizzare la popolazione, ma anche di valorizzare aree protette del territorio», sottolinea Rizzella. Sensibilizzare anche al «disordine», perché «la natura non è ordinata, dobbiamo imparare ad accettare che lo spazio verde possa essere meno ordinato rispetto al passato, ma non per questo meno utile o benefico. La sensibilizzazione è importante e speriamo di poter aiutare in questo cambio di mentalità», conclude Kolvenbach. Sempre nel rispetto dell’equazione dare per ricevere, ai vincitori del concorso pubblico in dicembre sarà data la possibilità di visitare il mondo normalmente avvolto dal mistero della ditta stessa.
