All’USI arriva il numero chiuso

Sono mesi intensi per l’Università della Svizzera italiana, chiamata da un lato a far quadrare i conti, specialmente alla luce dei risparmi annunciati dal Governo, e dall’altro a scegliere il nuovo rettore. Qualche indicazione in più dovrebbe arrivare alla fine di maggio, quando è fissata la riunione del Consiglio dell’università. Nel frattempo, però, tra le novità previste già per settembre c’è l’introduzione del numero chiuso per alcuni corsi di laurea. In particolare, come ha confermato al Corriere del Ticino Gabriele Balbi, rettore ad interim dell’USI, oggi gli studenti dell’ateneo ticinese sono 4.749, tra bachelor, master e dottorandi. Parecchi, quindi. Al punto che, per questioni di spazio, si è deciso di intervenire mettendo un «tetto» alle iscrizioni, perlomeno per le facoltà che presentano un numero di studenti particolarmente elevato. «Lo scorso anno abbiamo dovuto mettere sul tavolo la questione degli spazi e della logistica. Tant’è che per la prima volta, già nel 2025, abbiamo deciso di introdurre un numero chiuso su alcuni programmi a partire dall’anno accademico 2026/2027», spiega Balbi, snocciolando anche i numeri. «Abbiamo previsto 190 iscritti per il bachelor in Economia in lingua italiana, e 150 iscritti per il bachelor in Comunicazione». Numeri chiusi, prosegue il rettore ad interim, «che riguardano gli stranieri, dato che per il bachelor tutti gli studenti che provengono da una scuola superiore svizzera hanno accesso garantito». Per gli stranieri, per decidere chi potrà accedervi o no, varrà l’ordine di iscrizione. Sempre da settembre, il numero chiuso interesserà anche due master: quello di Finanza e quello di Management. Per ciascuno dei due, il limite è stato fissato a 70 studenti. A differenza del bachelor, però, le facoltà selezioneranno gli studenti seguendo una serie di parametri stabiliti e validi per tutti, valutando ad esempio il percorso accademico pregresso, la media e il curriculum vitae.
Il nodo delle tasse universitarie
Rimane ancora aperta, invece, la questione finanziaria. Il taglio di 5,5 milioni di franchi al contratto di prestazione - deciso dal Consiglio di Stato nell’ambito dell’applicazione delle iniziative popolari sulle casse malati - preoccupa l’ateneo. Anche perché, come sottolineato da Balbi, ai 5,5 milioni annunciati la scorsa settimana si va a sommare il milione già tagliato lo scorso dicembre. «Si arriva perciò a un totale di 6,5 milioni, che su un budget di 130 milioni si sente eccome». A tutto ciò, come spiega la presidente del Consiglio dell’USI Monica Duca Widmer, si va ad aggiungere il piano di risparmi della Confederazione, che ha deciso di ridurre i contributi federali previsti a partire dal 2027. «Per compensare le minori entrate, l’indicazione arrivata da Berna è quella di intervenire sulle tasse di iscrizione, correggendole al rialzo per gli studenti stranieri. Un input simile, del resto, è arrivato la scorsa settimana anche dal Consiglio di Stato». Di qui, le riflessioni in corso all’USI per capire come procedere ed eventualmente di quanto alzare la retta per gli studenti stranieri. Anche perché, lo ricordiamo, già dall’anno di fondazione, il 1996, l’ateneo prevede una retta differenziata: 2 mila franchi a semestre per gli svizzeri e 4 mila per gli stranieri. «Noi - ricorda Duca Widmer - siamo già l’università con le rette più alte della Svizzera, quindi dovremo ponderare bene le mosse per non rischiare di trovarci con un ammanco di studenti, che inevitabilmente si ripercuoterebbe anche sulle entrate». Già oggi, prosegue la presidente, «per renderci attrattivi specialmente per gli studenti svizzeri cerchiamo di compensare le tasse di iscrizione offrendo borse di studio a studenti meritevoli che, per ragioni economiche, non dispongono delle risorse necessarie per sostenere le tasse di studio: non abbiamo mai voluto selezionare gli studenti “in base al borsellino”, ma in base alle loro teste. E così intendiamo fare anche in futuro, anche mettendo a confronto quanto deciso negli altri atenei». Ad esempio, l’ETH di Zurigo e il Politecnico di Losanna hanno già triplicato le tasse per gli studenti esteri, portandole a 2.190 franchi a semestre, mentre a San Gallo, l’aumento deciso è stato del 7%: un semestre costa 1.310 franchi per gli svizzeri e oltre 3.300 per gli alunni internazionali.
Un doppio esercizio
All’USI, come detto, una decisione è attesa entro la fine di maggio. E il cambiamento scatterà dall’anno accademico 2027-2028. Il nuovo regime, tuttavia, potrebbe restare in vigore soltanto per una manciata di anni. «L’ordine di marcia che ci è arrivato da Berna e da Bellinzona è il medesimo, ma cozza con il nuovo pacchetto di accordi con l’Unione europea, che prevede la parità di trattamento tra studenti svizzeri ed europei in termini di tasse di iscrizione», spiega Duca Widmer. Che evidenzia: «Qualora dovesse passare ancora dal voto popolare, il pacchetto con l’UE potrebbe entrare in vigore non prima del 2030. Ma a quel punto, per noi, sarebbe tutto da rifare». Le tasse di iscrizione eventualmente alzate oggi per gli stranieri, quindi, potrebbero dover essere nuovamente abbassate tra pochi anni. «Per noi si tratta in pratica di un doppio esercizio, e non è affatto scontato».

