Anche le capanne non se la passano bene

Sono sempre state un rifugio dalla frenesia della vita cittadina. Notoriamente le capanne del Luganese offrono l’opportunità di entrare in contatto con la natura e le tradizioni della nostra regione. Tuttavia, quest’anno sembra che siano sempre meno le persone desiderose di raggiungerle. Stiamo vivendo infatti un’estate senza precedenti: le temperature hanno raggiunto un livello record, con giornate (quasi tutte) che sembrano superare abbondantemente i 30 gradi e notti che raramente scendono sotto i 20. Tutti i cittadini stanno soffrendo per l’umidità e il calore e purtroppo le capanne ne stanno subendo le conseguenze.
Le sfide climatiche
In che modo, quindi, le capanne stanno affrontando questo cambiamento climatico? Verrebbe da pensare che, data la maggiore altitudine, – la Capanna Tamaro, ad esempio, si trova addirittura a 1867 metri sul livello del mare –, avvertano meno le temperature elevate e siano quindi affollate di cittadini e turisti accaldati in cerca di un po’ di refrigerio. Tuttavia, non sembra questo il caso. Volevamo quindi capire come le alte temperature abbiano influenzato questa stagione estiva. Il caldo, infatti, potrebbe avere influito non solo sul numero di visitatori, ma anche sulla situazione idrica. È ormai risaputo che la regione sta soffrendo di problemi di siccità. Problemi che hanno raggiunto anche le vette dei monti. Tra le dieci capanne nel Luganese, ne abbiamo contattate sei. Tre sono riuscite a fornirci alcune informazioni sull’andamento della stagione. Christine Sertori, la gestrice della Capanna Pairolo a Sonvico, ad esempio, ha premesso che ogni anno è sempre diverso; quindi, è difficile fornire cifre precise per rilevare dei cambiamenti. Ha comunque ammesso che, a partire da luglio, è stato registrato un calo significativo del numero di visitatori. Colpa del caldo? Sì, ma non solo. «Un leggero calo a luglio è prevedibile, dato che è il periodo in cui le persone iniziano ad andare in vacanza dopo la fine dell’anno scolastico, ma il caldo ha sicuramente influito molto sul fatto che abbiamo lavorato meno in ogni settore della capanna. E le persone preferiscono tuffarsi nell’acqua fresca del lago». Inoltre, la mancanza d’acqua si sta rivelando un problema: la fontana ha ormai pochissima acqua. Un fatto, questo, che ha spinto Sertori proprio di recente a valutare se limitare l’utilizzo delle docce. Anche la Capanna Monte Bar a Corticiasca, una delle più popolari tra i luganesi, sta riscontrando gli stessi problemi. Il suo gestore ci ha spiegato che, a partire dall’inizio dell’estate, si è registrata una «flessione negativa» a causa del caldo. Ha ammesso però che la capanna è priva di zone ombreggiate e che, per questo motivo, ha perso gran parte della clientela giornaliera che era solita venire a pranzo. In particolare, «abbiamo perso circa il 50-60% dei clienti occasionali durante il giorno e il 30% dei pernottamenti. Nessuno sta sopportando bene questo caldo». Hanno inoltre dovuto chiudere tutte le fontane all’aperto e limitare la durata delle docce a un massimo di 2 minuti. I problemi di siccità si stanno però diffondendo a macchia d’olio, al punto che all’Alpe Pietrarossa, un agriturismo in Val Colla, l’acqua deve essere trasportata in elicottero per abbeverare le loro 180 capre. Infine, Fausto Curti, gestore della Capanna San Lucio a Bogno, sembra meno preoccupato del caldo, visto che «non ho avuto alcun problema durante questa stagione». Ma, c’è un ma. Un calo dei visitatori nei giorni feriali c’è stato comunque. Il morale della favola? Quello che la stragrande maggioranza delle persone si aspettava. Il caldo, oltre ad avere ripercussioni negative su molti, sta mettendo a dura prova anche le attività commerciali. Anche se la temperatura in questi alloggi può essere – o sembrare – più fresca, non è comunque sufficiente per motivare le persone a fare escursioni che durano ore sotto il sole cocente.