Politica

Anziani e partecipazione ai costi spitex, la decisione solleva ancora polemiche

La misura in vigore a partire da aprile fa discutere la politica - Domande di Ivo Durisch al Governo
©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
18.03.2026 06:00

A partire dal 1. aprile, tutti i fornitori di prestazioni di cure a domicilio (spitex privati e pubblici così come gli infermieri a domicilio) dovranno prelevare un contributo all’utente calcolato in base alla durata delle cure ricevute. Il contributo, come comunicato a inizio marzo dal Consiglio di Stato, è fissato a 50 centesimi ogni 5 minuti di cura, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. Una decisione che segue le indicazioni contenute nel Preventivo 2026 approvato dal Parlamento. In un comunicato, il Governo spiegava che – oltre a rafforzare la stabilità finanziaria del settore e a tenere sotto controllo i costi – «il contributo diretto dell’utente incoraggia una maggiore attenzione alle prestazioni ricevute e alla loro effettiva necessità, promuovendo una maggiore consapevolezza rispetto alle cure erogate e al loro utilizzo».

Dubbi e prese di posizione

La modifica legislativa – che comporta come visto maggiori costi per gli utenti, anche se va sottolineato che i beneficiari di prestazioni complementari AVS/AI potranno chiedere il rimborso – sta sollevando un polverone di polemiche e atti parlamentari. L’associazione degli spitex privati, ad esempio, ha scritto alla Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, sottolineando come «l’introduzione di una fattura da pagare» rappresenti «un ostacolo insormontabile» per molti pazienti, in particolare quelli più fragili. Sul tema della partecipazione degli utenti ai costi si è mosso anche il Partito socialista. Prima con una mozione promossa da Ivo Durisch, che chiede espressamente al Consiglio di Stato di sospendere tale misura; poi con un’interpellanza appena inoltrata dallo stesso capogruppo socialista. «I tempi di evasione di una mozione sono spesso lunghi, dunque ho deciso di procedere con un’interpellanza, più rapida», spiega Durisch al Corriere del Ticino. Il deputato ricorda anche che la partecipazione degli utenti ai costi inserita nel Preventivo 2026 era stata bocciata in votazione popolare nel 2017 in seguito a una raccolta firme. «Chiedere di razionalizzare i bisogni a una categoria di persone già fragile, è un bel dire», rileva ancora il capogruppo. «I bisogni sono bisogni. Punto». Nell’interpellanza, si chiede dunque al Consiglio di Stato di quantificare esattamente il numero di persone che usufruiscono di prestazioni di assistenza e cura a domicilio riconosciute dalla LAMal, e quante hanno diritto a prestazioni complementari AVS/AI. Domande sono state poste anche sul risparmio annuo stimato dal Cantone, e quale base di calcolo è stata utilizzata. Non solo: secondo Durisch, la misura potrebbe avere degli effetti perversi sia sui pazienti, sia sul sistema sanitario e sociale. «Intravvedo due rischi», sottolinea. «Il primo è che l’utente, visti i costi, rinunci a delle cure necessarie. Ciò potrebbe comportare l’aggravarsi delle condizioni di salute, che si ripercuoterebbero sul sistema sanitario anche in termini di costi». L’altro rischio è di natura economico-sociale. «La misura va a colpire le persone che non possono fare a meno delle cure», prosegue Durisch. «Abbiamo stimato una fattura mensile che va dai 150 ai 450 franchi per alcune categorie di pazienti. Si tratterebbe di un aggravio insostenibile, anche perché i costi sono già elevatissimi». L’elenco, per il deputato, è lunghissimo: si va dalla cassa malati ai pasti a domicilio, passando per il materiale igienico ai sacchi della spazzatura. «Se a tutte queste voci di spesa aggiungiamo i 450 franchi derivanti dalla partecipazione ai costi, ammazziamo finanziariamente l’anziano. Che potrebbe quindi decidere di andare in casa per anziani». E questo, per l’interpellante, va contro quanto stabilito nella Pianificazione integrata LAnz-LACD 2021-2030. «La pianificazione prevede di mantenere l’anziano il più possibile a domicilio, anche per una questione di contenimento dei costi», osserva Durisch. Ma così facendo, si rischia di vanificare tutti gli sforzi