Ticino

Arriva la moratoria sui vigneti di Merlot

Fino al 2030 non si potranno costruire nuovi impianti di uve Merlot – La novità valida a livello cantonale è stata presentata da Federviti in occasione del primo bilancio sulla vendemmia 2026 – Al centro delle riflessioni i cambiamenti climatici, a partire dalla siccità che ha segnato tutta l’estate
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
20.08.2026 20:00

C’è sempre un rovescio della medaglia, anche in viticoltura. La pesante siccità che ha segnato l’estate 2026 potrebbe infatti tradursi, paradossalmente, in una delle migliori vendemmie degli ultimi vent’anni, almeno sotto il profilo qualitativo. «Per i rossi, Federviti ipotizza una maturazione molto favorevole, tanto da ritenere questa vendemmia potenzialmente tra le migliori dell’ultimo ventennio», ha spiegato il presidente di Federviti, Dario Cadenazzi, durante il tradizionale appuntamento che precede la vendemmia.

Se sul piano qualitativo le prospettive sono incoraggianti, lo stesso non si può dire per i volumi. A pesare è stata soprattutto la siccità, «una criticità sempre più presente nella viticoltura ticinese e che imporrà sempre di più uno spirito di adattamento». A Locarno, tra gennaio e luglio, è caduto quasi il 50% di acqua in meno rispetto alla media. Per le viti significa stress idrico; per i viticoltori, invece, stress emotivo e un carico di lavoro supplementare. In alcune zone, come il Mendrisiotto e l’Alto Ticino, particolarmente colpiti, si è dovuto ricorrere a interventi di emergenza, con botti per irrigare piante e terreni. «La siccità è una brutta bestia», gli ha fatto eco Stefano Bollani, presidente di Federviti Biasca e Valli. Anche perché, in queste condizioni, «l’uva pesa tra il 20 e il 30% in meno». Per i viticoltori questo si traduce inevitabilmente in una perdita di guadagno. La speranza è che la pioggia caduta in queste ore possa attenuare, almeno in parte, la carenza di volume.

Il prezzo dell’uva

Di positivo c’è che il prezzo delle uve è stato confermato a 4,20 franchi al chilo. Pur non essendo vincolante, rappresenta «un giusto compromesso» raggiunto tra i diversi attori della filiera, «un segnale che le parti hanno a cuore il vino ticinese», ha chiosato Cadenazzi. Ed è proprio guardando a situazioni come quelle vissute quest’estate, sempre meno eccezionali, che l’irrigazione potrebbe entrare sempre più in linea di conto. Di fronte alle crescenti difficoltà imposte dai cambiamenti climatici, Cadenazzi ha sottolineato come la sua introduzione in alcune zone non sia più soltanto un’ipotesi, ma una prospettiva sempre più concreta. Un processo che può contare anche sul sostegno finanziario del Cantone, come conferma il capo della Sezione dell’agricoltura, Daniele Fumagalli: «Gli aiuti ci sono già: si tratta dei fondi destinati agli investimenti per le migliorie strutturali, una parte dei quali resta comunque a carico dell’agricoltore. Per questo, ogni singolo produttore valuta se e quando affrontare questi investimenti. La Sezione dell’agricoltura accompagna gli agricoltori mettendo a disposizione consulenza tecnica e di economia aziendale, oltre ai relativi contributi».

Moratoria sul Merlot

Ma la siccità è soltanto uno degli elementi che hanno reso complessa l’annata 2026, che si concluderà con la vendemmia dei rossi a ridosso della metà di settembre. Cadenazzi ha infatti indicato una serie di altre criticità: dalla Popillia japonica, «una minaccia concreta per la viticoltura che ha prodotto i primi danni economici significativi già nel 2026», alla grandinata del 9 giugno che ha colpito il Mendrisiotto, «uno degli eventi più pesanti della stagione, con danni stimati tra il 20 e il 100% del raccolto e conseguenze che saranno valutabili soltanto nel lungo termine», fino al calo dei consumi. «Il mercato del vino resta delicato», tanto a livello ticinese quanto a livello svizzero, dove nel 2025 si è registrata una flessione dei consumi del 3,3%.

È in questo difficile contesto che, d’intesa con il Cantone, è stata introdotta una moratoria selettiva sui nuovi impianti di Merlot fino al 2030, per contenere la produzione in una fase di domanda debole e di pressione sui prezzi. «L’obiettivo è riequilibrare il mercato, proteggere il reddito dei viticoltori e preservare il valore del vino ticinese», ha spiegato Cadenazzi.La misura non costituisce un blocco generalizzato: restano possibili la ricostituzione dei vigneti esistenti, gli impianti in forte pendenza e la coltivazione di varietà diverse dal Merlot, purché sostenute da una reale domanda di mercato.

«Adattarsi al cambiamento»

Un quadro complesso, dunque, che pone una domanda inevitabile: come può la viticoltura ticinese prepararsi alle sfide dei prossimi anni? «Un viticoltore deve essere lungimirante e propositivo, capace di affrontare le sfide del futuro e di adattarsi a condizioni che stanno rapidamente cambiando. Alcuni sistemi di allevamento della vite e alcune varietà coltivate finora potrebbero infatti non essere più adatti alle nuove condizioni climatiche». E anche il modello produttivo potrebbe dover cambiare. «Oggi, un’azienda non può più basarsi esclusivamente sul Merlot vinificato in rosso: da un lato, il mercato dei vini rossi è in calo; dall’altro, si affacciano nuove opportunità, come i vitigni PIWI, che in determinate situazioni possono rivelarsi particolarmente interessanti». Richiedono infatti meno trattamenti e, per alcune varietà, offrono una maggiore capacità di adattamento alla siccità e alle alte temperature.