Arriva l’acquedotto regionale, «ma non dismettete i pozzi»

Manca sempre meno all’entrata in funzione della captazione dell’acqua – poi potabilizzata – direttamente dal lago. Stando al cronoprogramma, nei primi mesi del prossimo anno, da Riva San Vitale partiranno le condotte che potranno rifornire gli acquedotti dei comuni del Distretto. Un «aiuto» indispensabile anche perché le ultime estati – particolarmente siccitose – hanno evidenziato i limiti dell’approvvigionamento idrico attuale. In diversi paesi, infatti, il soccorso dei Comuni limitrofi (che hanno fornito l’oro blu) non è stato sufficiente: si è dovuti arrivare a limitare il consumo di acqua. Un problema che un domani, con la piena attivazione dell’Acquedotto regionale del Mendrisiotto (ARM), non ci sarà più.
Da tempo, però, è pendente un interrogativo: che ne sarà dei pozzi di captazione attivi e che domani non serviranno più? L’auspicio è che non vengano dismessi. Proprio a tal proposito, nelle scorse settimane è stata fondata l’associazione «La goccia che conta» la quale, tramite una petizione, ha chiesto alle autorità comunali e cantonali di sospendere i piani di dismissione o cementificazione dei pozzi del Mendrisiotto che saranno esclusi dall’ARM. A dare ulteriore voce alla neonata associazione ci sono anche i deputati in Gran Consiglio Lisa Boscolo, Ivo Durisch (PS) e Matteo Buzzi (I Verdi) i quali hanno inoltrato al Consiglio di Stato la mozione «Una strategia per salvaguardare i pozzi e le riserve idriche del Mendrisiotto».
Il tema è attuale e sensibile, per più ragioni. «Le rivendicazioni di mantenere i pozzi, al di la del fatto che ci sia il progetto ARM, arriva da lontano – premette, da noi contattato, Durisch –. Da sempre chiediamo di tenere attivi i pozzi». Le motivazioni sono presto spiegate: «È questione di fonti in caso d’emergenze – specifica innanzitutto –, ma è pure una questione di tutela del territorio». Su quest’ultimo aspetto, il granconsigliere sottolinea che «si deve evitare una possibile trasformazione dei terreni adiacenti ai pozzi in aree edificabili. Soprattutto se si pensa alle zone altamente urbanizzate». Più in generale, Durisch commenta: «L’acquedotto a lago entrerà in funzione l’anno prossimo e bisogna considerare che i periodi di siccità verosimilmente non smetteranno, anzi». Ed è qui che potranno entrare in gioco i pozzi non più collegati alla rete: «Diventeranno strategici, soprattutto nell’ottica di fornire acqua all’agricoltura». Ma non solo: «Eventualmente, questi pozzi si potranno collegare a realtà industriali presenti nelle vicinanze. Non dico di fare una seconda rete industriale – specifica il nostro interlocutore –. In zona San Martino a Mendrisio, ad esempio, sono presenti industrie ad alto consumo di acqua. Potrebbero utilizzare l’acqua di questi pozzi». L’approvvigionamento idrico e le difficoltà che si vivono in determinati periodi dell’anno per il Mendrisiotto «sono sempre stati un tema. Auspichiamo – chiosa il deputato – che queste fonti vengano tutelate come bene primario».
«Poco lungimiranti»
Come detto, Lisa Boscolo, Ivo Durisch e Matteo Buzzi hanno recentemente inoltrato all’Esecutivo cantonale una mozione. «In un cantone che nei prossimi decenni dovrà necessariamente investire sempre maggiormente nell’adattamento ai cambiamenti climatici – si legge nel documento – appare poco lungimirante rinunciare definitivamente a infrastrutture idriche esistenti senza averne prima valutato attentamente il possibile futuro». Da qui la richiesta al Consiglio di Stato di «elaborare, in collaborazione con i Comuni interessati e gli enti competenti, un inventario dei pozzi di captazione esistenti nel Mendrisiotto» e, soprattutto, di «sospendere, nella misura delle competenze cantonali, la dismissione definitiva o cementificazione dei pozzi non inclusi nell’ARM fino a quando non sia stata effettuata una valutazione tecnica della possibilità di conservazione o riconversione».
I tre membri del Legislativo cantonale propongono altresì di «verificare la possibilità di creare una rete complementare di acqua non potabile utilizzabile, laddove tecnicamente possibile, per agricoltura, industria, irrigazione di aree verdi, servizi comunali e situazioni di emergenza». Infine, si chiede di definire una strategia di risanamento delle acque sotterranee inquinate, con particolare attenzione alle situazioni del pozzo Prà Tiro a Balerna e del pozzo Polenta a Morbio Inferiore.
