Asili ed elementari, il calo si sente: la demografia non aiuta la scuola

Due mesi fa, il primo rapporto dell’Osservatorio docenti - organismo istituito sul finire del 2024 dal Dipartimento educazione, cultura e sport (DECS) per monitorare le dinamiche demografiche e le implicazioni che queste comportano per il sistema scolastico - aveva già messo a fuoco la realtà: le aule ticinesi cominciano a svuotarsi. E, in futuro, lo faranno sempre di più.
Quest'oggi, lo stesso grido d’allarme è stato confermato da un altro rapporto: Scuola ticinese in cifre, lo studio statistico nel quale, ogni anno, sono pubblicati i numeri del sistema formativo cantonale.
Meno bambini nascono, meno scolari ci saranno. Inevitabilmente, la crisi delle culle diventa, qualche anno dopo, crisi sui banchi. Soltanto in parte attenuata dall’arrivo di giovani famiglie di migranti - già oggi, peraltro, il 30% degli studenti in Ticino è di nazionalità straniera (16.528 su un totale di 55.763).
Il «significativo calo demografico tocca soprattutto gli iscritti alla scuola dell’infanzia, passati dagli 8.192 del 2003-2004 ai 7.875 del 2023-2024 - scrive nel rapporto la direttrice del DECS Marina Carobbio - Una tendenza analoga, per quanto per ora meno importante, si rileva anche nella scuola elementare (passata in 20 anni da 16.087 a 15.563 allievi). Questi dati sono fondamentali da tenere presenti, perché nei prossimi anni avranno importanti ripercussioni su tutto il sistema scolastico».
Ultimo quinquennio difficile
In realtà, nella scuola dell’infanzia, l’emorragia di iscritti è stata molto rapida soprattutto nell’ultimo quinquennio. Nell’anno scolastico 2018-2019, infatti, gli asili ticinesi erano frequentati da 8.656 bambini. Diventati 7.875 nel 2023-2024: il 9,1% in meno.
«La scuola è molto di più di cifre e percentuali: è crescita, relazione, comunità, il cuore della società di domani - afferma Marina Carobbio - Dietro ogni numero di allievi, docenti, diplomi si nascondono persone, vissuti, situazioni particolari, emozioni e tanto altro ancora. Questo va sempre ricordato, perché la dimensione qualitativa e umana della scuola non può essere colta nella sua essenza se la si guarda esclusivamente attraverso gli occhiali della statistica».
Ciò detto, «vale anche il contrario: discutere di scuola o del sistema educativo basandosi unicamente su vissuti personali, su percezioni individuali o su episodi isolati, conduce facilmente a visioni parziali e distorte della realtà complessiva». Il dato oggettivo è indispensabile, anche per saper «riconoscere in tempo le sfide emergenti e per individuare possibili percorsi e soluzioni informate in grado di orientare, con cognizione di causa, il sistema educativo».
Solidità confermata
In ogni caso, la solidità complessiva del sistema scolastico ticinese esce confermata anche dalle statistiche, sia in termini assoluti sia nel confronto intercantonale. Il tasso di maturità liceale (33,2%) rimane, ad esempio, stabile e si conferma, assieme a quello di Ginevra, il più alto a livello nazionale. La quota di maturità professionali, in cui il nostro Cantone deteneva già il primato a livello nazionale, si consolida al 23,3%. Anche il primato svizzero della quota complessiva di attestati di maturità entro i 25 anni d’età (58,5%) spetta ancora, e di gran lunga, al Ticino. «Mentre nella totalità degli altri cantoni, su 10 allievi solo da 3 a 5 ottengono un attestato di maturità liceale o professionale entro i 25 anni, in Ticino raggiungono questo traguardo quasi 6 allieve e allievi su 10», si legge nel rapporto.
Dati meno brillanti emergono dai raffronti sulla spesa pubblica per l’educazione: quella ticinese (1,4 miliardi nel 2022) «rimane tuttora stabilmente, e di gran lunga, tra le più contenute in Svizzera, sia rispetto alla spesa pubblica complessiva di Cantone e Comuni (24,5%, 19. posto su 26), sia rispetto al prodotto interno lordo cantonale (4%, 24. posto su 26). «Tra tutti i settori di spesa analizzati, l’ambito della formazione è l’unico in cui la spesa per abitante è inferiore all’importo medio speso dagli altri Cantoni svizzeri (-9%)».
Tra le novità che spiccano nel rapporto del DECS reso noto, fa riflettere la crescita di studenti nelle scuole private: dal 5,7% del 2003-2004 al 7,4% del 2023-2024 (complessivamente, 4.147, quasi la metà dei quali distribuiti tra elementari e medie inferiori). «Una quota che continua a rimanere contenuta rispetto a quanto accade in altri Cantoni e in altri Paesi - dice Carobbio - ma che deve comunque interrogarci sulla centralità che vogliamo assicurare alla scuola pubblica»
