Asilo e statuto S, il PLR incalza il Governo: «Costi a cascata anche per il Ticino»

Il possibile adeguamento dell’assistenza sociale per i rifugiati ucraini titolari di statuto di protezione S finisce al centro di un’interrogazione presentata in Gran Consiglio da Patrick Rusconi (PLR), con i cofirmatari Alessandro Speziali e Matteo Quadranti. I deputati chiedono al Consiglio di Stato quali passi concreti siano stati compiuti nei confronti della Confederazione e degli altri Cantoni «alla luce dei costi crescenti nel settore dell’asilo». Secondo quanto riportato dalla stampa, a livello federale e intercantonale sarebbe in corso una riflessione per «avvicinare o equiparare il livello delle prestazioni» per i titolari di statuto S a quello previsto per i cittadini svizzeri e per gli altri beneficiari dell’aiuto sociale nel settore dell’asilo. Una prospettiva che, per i firmatari dell’atto parlamentare, rischia di avere conseguenze dirette sui conti pubblici.
Statuto S, «serie di diritti estesi»
Nell’interrogazione si ricorda come lo statuto S garantisca già oggi una serie di diritti estesi, tra cui soggiorno, alloggio, assistenza sociale, cure mediche, scolarizzazione e accesso diretto al mercato del lavoro, oltre a misure di integrazione finanziate dalla Confederazione tramite il Programma S. Un ulteriore aumento delle prestazioni sociali per questo gruppo, sostengono i deputati liberali radicali, avrebbe «effetti diretti e potenzialmente rilevanti sui conti cantonali e comunali». Il tema si inserisce in un contesto caratterizzato da un aumento significativo delle persone con statuto S in Svizzera e dalla proroga del regime almeno fino al 2027.
Pressioni economiche
Una dinamica che comporta costi importanti legati all’alloggio, all’aiuto sociale, alla sanità e all’integrazione. Secondo i parlamentari, «un’equiparazione piena delle prestazioni sociali agli standard ordinari di assistenza rischia di accentuare ulteriormente la pressione finanziaria» sugli enti pubblici. Pressione che, viene sottolineato, si fa sentire sempre più anche a livello locale. I Comuni sono infatti chiamati a rafforzare i servizi sociali, gestire situazioni complesse sul territorio e coordinarsi con le reti di aiuto alimentare e materiale, mentre i margini finanziari restano limitati.
«Costi a cascata per il Ticino»
Nell’atto parlamentare viene inoltre richiamata la recente interruzione unilaterale da parte dell’Italia dei trasferimenti Dublino, che avrebbe generato «costi a cascata» anche per il Ticino. Dalla fine del 2022, la Svizzera ha dovuto infatti trattare 2.540 domande d’asilo di persone precedentemente registrate in Italia, con costi aggiuntivi medi stimati in circa 75.000 franchi per persona a carico della Confederazione. Per quanto riguarda il nostro Cantone, nel solo 2025 38 persone inizialmente registrate in Italia sono state prese a carico nella procedura ordinaria con permesso N, generando spese quantificate nell’ordine delle «centinaia di migliaia di franchi» all’anno. Costi che, evidenziano i deputati, derivano anche dalla copertura solo parziale garantita dai forfait federali per presa a carico, accompagnamento e assistenza sociale.
In altri Paesi nella direzione opposta
Infine, i firmatari osservano come in altri Paesi europei si stia andando in direzione opposta: in Germania i nuovi arrivati riceveranno meno sussidi, mentre Norvegia e Polonia hanno già limitato gli aiuti ai casi più vulnerabili. Alla luce di questo scenario, Rusconi, Speziali e Quadranti chiedono al Governo come si stia attivando «in modo fermo e coordinato» presso la Confederazione e nelle conferenze intercantonali competenti per difendere gli interessi finanziari del Cantone.
Le domande al Governo
1. Quali prese di posizione formali ha già
trasmesso il Consiglio di Stato alla Confederazione sul progetto di
equiparazione delle prestazioni sociali per i rifugiati ucraini con
statuto S, e con quali richieste precise in termini di copertura integrale
dei costi per i Cantoni?
2. Il Consiglio di Stato ha chiesto
esplicitamente al Consiglio federale e alla SEM che ogni aumento delle
prestazioni sociali per le persone attualmente con statuto S sia
accompagnato da un aumento proporzionale – o integrale – dei forfait e dei
contributi federali destinati al Ticino? In caso affermativo, con quali
importi e con quale urgenza temporale?
3. Nelle conferenze intercantonali competenti
(in particolare CDOS, CDS, conferenze in materia di migrazione e asilo),
il Consiglio di Stato ha già promosso o sostenuto una linea comune che
imponga alla Confederazione la copertura completa dei maggiori oneri
legati all’evoluzione dell’attuale statuto S? Se sì, in quali sedi e con
quali decisioni concrete adottate dai Cantoni?
4. Alla luce dell’esperienza con l’Italia
sul dossier Dublino – che ha già fatto esplodere i costi nel settore
dell’asilo anche per il Ticino – il Consiglio di Stato ha chiesto in modo
esplicito, in sede federale e intercantonale, che la Confederazione assuma
al 100% gli oneri aggiuntivi derivanti da decisioni unilaterali di Stati
terzi e da eventuali ampliamenti delle prestazioni per lo statuto S? In
caso contrario, perché no?
5. Quali mandati politici concreti ha
conferito il Consiglio di Stato ai propri rappresentanti nelle diverse
conferenze intercantonali per difendere gli interessi finanziari del
Ticino su questo dossier (p. es. «nessuna equiparazione delle prestazioni
senza piena compensazione federale», «no a nuovi oneri strutturali per i
Cantoni»), e come intende verificare che tali mandati vengano
effettivamente portati avanti?
6. Quali ulteriori passi politici intende
intraprendere nei prossimi mesi?
