La reazione

Avanti con T&L risponde all'UDC: «Marketing elettorale un tanto al chilo»

Amalia Mirante rispedisce al mittente la richiesta dei democentristi di firmare la «Dichiarazione di Ascona»
©Chiara Zocchetti
Red. Ticino&Svizzera
28.10.2026 19:42

L’UDC Ticino negli scorsi giorni ha invitato pubblicamente i presidenti degli altri partiti a sottoscrivere la «Dichiarazione di Ascona», approvata dal Congresso democentrista il 24 ottobre, con la seguente richiesta (qui trovate il comunicato integrale dell'UDC): «Impegnarsi a non proporre né votare aumenti di imposte, tasse e balzelli nella legislatura 2027–2031»; precisando «i destinatari sono invitati a restituire la dichiarazione firmata oppure a motivare per iscritto la decisione di non sottoscriverla».

Ebbene, oggi è giunta la piccata risposta di Avanti con T&L, firmata dalla co-fondatrice Amalia Mirante. «La risposta è no e basterebbe così. Ma siccome pare che esigiate anche una motivazione scritta, eccola»: «Un termine “entro e non oltre”, l’obbligo di giustificarsi in caso di rifiuto, l’annuncio che le risposte saranno rese pubbliche e (...) la riga già pronta per la mia firma sotto le vostre: questo non è un invito al confronto, è un compito in classe con il sorvegliante che passa tra i banchi», si legge nella lettera aperta.

Per Avanti con T&L, «il gioco del “firma qui, oppure spiega a tutti perché non firmi”» va lasciato «ai ragazzi delle scuole medie (con il massimo rispetto)», poiché «gli elettori, anche i vostri, meritano qualcosa di meglio». E ancora: «Con quale autorità l’UDC fissa condizioni e scadenze agli altri partiti? Nessuno vi ha nominati revisori della serietà altrui».

Per il movimento, insomma, la mossa dell’UDC – promettere oggi come si voterà per quattro anni senza conoscere il contesto e senza proporre soluzioni concrete – è solo «un giochetto elettorale». Per Avanti con T&L serve invece «un’analisi seria della spesa», mentre «chiedere agli altri di firmare un principio senza mettere sul tavolo un solo numero è marketing elettorale un tanto al chilo, non politica finanziaria seria».

La risposta completa

Abbiamo ricevuto la vostra lettera del 27 ottobre, con la quale ci chiedete di aderire alla “Dichiarazione di Ascona”, documento in cui vi impegnate a “non proporre né votare alcun aumento di imposte, tasse o balzelli a carico di cittadini e imprese per tutta la legislatura 2027–2031”. Vi rispondiamo entro il termine, come pretendete e pubblicamente: visto che siete stati voi a dirci che le risposte sarebbero finite sui giornali, vi risparmiamo la fatica. La risposta è no e basterebbe così. Ma siccome pare che esigiate anche una motivazione scritta, eccola. Un termine “entro e non oltre”, l'obbligo di giustificarsi in caso di rifiuto, l'annuncio che le risposte saranno rese pubbliche e, in fondo alla pagina, la riga già pronta per la mia firma sotto le vostre: questo non è un invito al confronto, è un compito in classe con il sorvegliante che passa tra i banchi. Il gioco del “firma qui, oppure spiega a tutti perché non firmi” lo lasciamo ai ragazzi delle scuole media (con il massimo rispetto). Gli elettori, anche i vostri, meritano qualcosa di meglio, francamente. L'idea, del resto, non è nemmeno nuova: è la copia del giuramento antitasse che una lobby americana fa firmare ai candidati da quarant'anni. Importarla ad Ascona non la rende più seria. Con quale autorità l'UDC fissa condizioni e scadenze agli altri partiti? Nessuno vi ha nominati revisori della serietà altrui. Rispettiamo i vostri elettori come quelli di chiunque altro, ma il rispetto non si trasforma in obbedienza, e una lettera su carta intestata non fa di un partito un'istituzione. Il disavanzo di 98,5 milioni nel preventivo 2027, e i deficit ancora più pesanti negli anni seguenti, non si curano con una frasetta a effetto. Promettere oggi come si voterà per quattro anni, senza sapere che cosa deciderà Berna sui tagli federali, quanto peserà la riforma del finanziamento sanitario, come andranno l'economia e le entrate, non è serietà: è un giochetto elettorale. “Contenimento della spesa” è una formula che si può sottoscrivere, certo. Ma quale spesa? Dove? A carico di chi, e con quali effetti su famiglie, lavoratori e le imprese che dite di voler proteggere? La vostra dichiarazione non lo dice. Chiedere agli altri di firmare un principio senza mettere sul tavolo un solo numero è marketing elettorale un tanto al chilo, non politica finanziaria seria. Avanti con Ticino&Lavoro ha scelto un'altra strada, sin dall’inizio. Il nostro primo atto in Gran Consiglio è stato quello di chiedere una spending review, un’analisi seria della spesa, affidata a un ente esterno e non politico. Nessuno, tanto meno l’UDC, ha sostenuto questa richiesta di puro buonsenso. Abbiamo sollecitato più volte una risposta e una presa di posizione e l’ultima volta, qualche settimana fa, con un'interpellanza abbiamo chiesto al Consiglio di Stato un piano di risanamento vero, prima della fine della legislatura: obiettivi, misure, tempi, conseguenze per chi vive e lavora in Ticino. È su questo terreno che siamo pronti a confrontarci con tutti, UDC compresa. Stiamo ancora aspettando… Grazie caro Presidente e Capogruppo per aver pensato a noi. Ma non firmiamo cambiali in bianco, a nessuno. Il nostro impegno è con le cittadine e i cittadini, ai quali presenteremo le nostre proposte sulle finanze cantonali, con le cifre, e su quelle ci faremo giudicare. Non sotto dettatura e non con una scadenza decisa da altri. Se l'UDC vuole davvero contribuire al risanamento dei conti, lo faccia senza annunci e senza giochetti.
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