Avviate le pratiche edilizie per una moschea

A pochi mesi dall’inaugurazione dell’ampliata moschea di Giubiasco, la comunità islamica ticinese potrebbe presto festeggiare un nuovo spazio di preghiera: all’albo di Lugano è infatti stata pubblicata una domanda di costruzione tesa a realizzare un «centro culturale» a Pregassona, a poca distanza dall’edificio che ospita la Migros di via Bozzoreda. Il centro culturale, o moschea (ovviamente senza minareto, la cui costruzione in Svizzera è vietata), sorgerebbe al piano interrato di una palazzina di cinque piani che ospiterà anche sei appartamenti ai piani superiori. Seppure l’architettura non sarà appariscente, si tratta di un passo importante per i fedeli musulmani, che alle nostre latitudini storicamente faticano a trovare spazi propri e devono convivere con la concreta possibilità di perdere i propri luoghi di culto. Istante del progetto è il presidente della Lega dei Musulmani in Ticino, Samir Gomaa. Alla Lega fa riferimento la moschea di Viganello dell’imam Samir Radouan Jelassi.
La questione dell’«invisibilità»
In Ticino si professano musulmane quasi settemila persone, e i praticanti possono fare capo a nove comunità, le prime risalenti agli anni Novanta. Da allora, come sottolineato dalla ricercatrice Tatiana Roveri, una delle coautrici di Re:spiri (un progetto che nel 2025 ha individuato, mappato e documentato le comunità religiose e spirituali presenti in Ticino), «gli attuali luoghi di culto islamici sono difficilmente riconoscibili in quanto tali e spesso situati in zone industriali e periferiche rispetto ai centri urbani. In Ticino, la totalità delle comunità musulmane, si riunisce in luoghi riadattati per lo svolgimento delle pratiche religiose, originariamente non concepiti né costruiti per scopi religiosi. Agli occhi dei più, questi luoghi adibiti successivamente alla pratica religiosa rimangono invisibili». Questa invisibilità, si legge ancora nell’articolo intitolato Le comunità musulmane in Ticino tra diversità, invisibilità e partecipazione sociale, può sollevare « questioni di inclusione e coesione». «Una tale immagine basata su meccanismi di esclusione e riduttiva della complessità - argomenta però la ricercatrice - è messa in discussione dai dati sociologici presentati» proprio nel progetto Re:spiri.
Una struttura discreta
In tal senso, la prospettata moschea di Pregassona sarà, oltre che un luogo di culto di proprietà della comunità, anche una piccola finestra sul mondo. Piccola perché l’intenzione, come si apprende dalla documentazione depositata, è di realizzare qualcosa di discreto. A progettare la palazzina è lo studio Beier Cabrini Architetti e il centro culturale si svilupperà su tre piani. Il piano terreno conterrà un atrio con una fontana destinata alle abluzioni dei fedeli e consentirà di accedere sia a uno spazio polivalente al primo piano «progettato per accogliere conferenze, incontri culturali, attività educative e momenti di preghiera», oltre a uno spazio riservato alle donne e a un ufficio riservato «destinato ai colloqui privati tra l’imam e i fedeli; sia al piano interrato che ospiterà uno spazio più grande «utilizzato in occasione di eventi con maggiore affluenza di persone».
