Bacino di Val Malvaglia, un’operazione che preoccupa

«Da tempo non registravamo così tante nuove affiliazioni». Urs Lüchinger, da quasi 30 anni alla testa della Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca (FTAP), sembra visibilmente soddisfatto. «Lo scorso anno si sono iscritti 330 nuovi soci». Un segnale positivo che si aggiunge a un altro dato rassicurante: nel 2025 i quantitativi di pescato sono da ritenere più che soddisfacenti. Insomma, la Federazione gode di buona salute, anche se non mancano alcuni capitoli spinosi, su tutti lo svuotamento del bacino di Val Malvaglia, un’operazione tecnica di manutenzione, prevista nei prossimi 2-3 anni, che preoccupa gli amanti della pesca per le sue implicazioni sull’ecosistema acquatico. «Il tema sarà al centro del dibattito», spiega Lüchinger. Il quale anticipa: «Accanto alle due soluzioni già note, si è aggiunta una terza variante che verrà presentata e discussa per la prima volta durante l’assemblea» prevista oggi alle 16 al Camping TCS di Olivone. «La prima variante, quella invisa a noi pescatori, al WWF e a Pro Natura, prevede l’apertura dello scarico di fondo della diga», spiega il presidente. I sedimenti verrebbero così liberati in modo repentino e concentrato, con il rischio di eliminare tutti i pesci e altri esseri viventi dell’Orino fino al Brenno, del Brenno fino alla confluenza con il Ticino e poi lungo il Ticino fino alla foce, con possibili effetti anche sul lago Maggiore. La seconda via percorribile, quella preferita dalla Federazione, permetterebbe invece di salvaguardare 17 chilometri di fiume. «In questo caso, circa 200 mila metri cubi di sedimenti fini verrebbero smaltiti turbinando l’acqua alla centrale di Biasca nell’arco di due o tre anni. In questo modo, l’acqua sarebbe conforme alla sostenibilità ambientale e non recherebbe gravi danni ai corsi d’acqua e al Lago Maggiore». «La terza opzione, presa in considerazione solo da un paio di mesi su proposta delle Officine idroelettriche di Blenio che controlla il bacino, è simile a quella che sosteniamo noi», precisa Lüchinger. «Questa fase prevede come primo passaggio di mescolare l’acqua del bacino con i sedimenti fini in profondità; quindi, avviene la fase di pompaggio ai piedi della diga. In questo modo, la concentrazione dei sedimenti nell’acqua resta a un livello che l’ecosistema riesce a sopportare» spiega il presidente, che rimane perentorio sulla prima opzione: «Sarebbe catastrofica. Il consigliere di Stato Claudio Zali, all’assemblea, saprà darci qualche informazione in merito. Spero che il Cantone la contesti con forza. In caso contrario, ci opporremo mediante i mezzi a disposizione» chiosa Lüchinger.
Il nuovo regolamento
Negli anni scorsi, un tema discusso era stato il nuovo regolamento, entrato in vigore nel 2025. La normativa, lo ricordiamo, stabiliva un giro di vite per la pesca della trota fario, la cui quantità era diminuita per fattori climatici, alluvioni e deflussi minimi insoddisfacenti e, non da ultimo, la predazione degli uccelli ittiofagi. La nuova legge prevedeva, in sostanza, per i corsi d’acqua, tre novità. Le prime due - l’abbassamento del limite di catture giornaliere da 10 a 6 e l’innalzamento della lunghezza minima da 24 a 26 centimetri per la trota fario - erano state tutto sommati accettate dalla FTAP. La terza, il limite di 80 unità pescate sull’arco dell’intera stagione, aveva fatto storcere il naso. «Il contingente comprende l’intera categoria dei salmonidi, dunque anche i salmerini fontinalis, oltre che le trote. Secondo noi sarebbe stato meglio applicare il tetto unicamente alla trota fario. Il Consiglio di Stato ha deciso diversamente e ne abbiamo preso atto. Non è escluso che nei prossimi anni, qualora la presenza della fario dovesse crescere, si possa applicare la formulazione da noi proposta» dice il presidente.
Competenza sana
Un ulteriore tema che sarà affrontato nella riunione riguarda gli uccelli ittiofagi. In particolare, si parlerà dello smergo, il volatile definito «lupo dell’acqua», vorace di pesci dei corsi d’acqua. Per questo motivo, la FTAP si era detta favorevole all’iniziativa parlamentare di Fabio Regazzi (Centro) che chiedeva, in sostanza, di abbassare il grado di protezione del volatile. «Le novità, in questo senso, parrebbero andare verso un’approvazione dell’atto parlamentare. Lo chiediamo a gran voce, anche livello a federale e anche da parte della Federazione svizzera di pesca. Speriamo in bene», afferma Lüchinger. Dal 2026, infine, è obbligatorio conseguire il tesserino di «competenza sana», una sorta di diploma che certifica le conoscenze di base del pescatore. «Provo a ricordarlo a tutti, proprio perché qualcuno manca ancora all’appello, anche se sono pochi. Da quest’anno, anche se si va per laghi da 30 o 40 anni, è obbligatorio conseguire il certificato. So che per alcuni è un fastidio, visto che conoscono perfettamente “il mestiere”. Ma queste sono le regole e tutti sono tenuti a rispettarle», conclude
