Lugano

Botte fuori dalla discoteca, giovane condannato

Dieci mesi sospesi per due anni a un 23.enne italiano residente nel Luganese riconosciuto colpevole dalla Corte delle assise correzionali di aggressione – Insieme ad altri tre ragazzi, che compariranno anche loro alla sbarra, ha malmenato un gruppo rivale in centro a Lugano – «Ho fatto una stupidata»
L’imputato ha ammesso i fatti e ha riferito alla Corte di volere voltare pagina.. (KESTONE/Christof Schuerpf)
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
25.06.2026 06:00

Sono le tre di notte del 30 luglio 2023. Fuori da una discoteca del centro di Lugano scoppia una rissa. In tutto si affrontano dieci giovani. Quattro da una parte (di cui uno minorenne), sei dall’altra. Due gruppi contrapposti, quindi. Ieri, uno di quei giovani, un 23. enne italiano residente nel Luganese, è comparso davanti alla Corte delle assise correzionali per rispondere del reato di aggressione. È il primo a finire alla sbarra. Gli altri tre giovani della sua «banda» che hanno affrontato dunque il gruppo contrapposto, quello formato dai sei ragazzi, arriveranno anche a loro a processo.

Due saranno accusati con ogni probabilità di aggressione. Il terzo di tentato omicidio per aver indirizzato uno dei suoi colpi verso il volto di un ragazzo appartenente al gruppo contrapposto. «Ho commesso una stupidata in una serata iniziata bene e finita male – ha detto ieri davanti al giudice Amos Pagnamenta, il 23. enne, prima di aggiungere –. Quando è iniziata una lite mi sono messo in mezzo».

Il giovane non ha contestato i fatti. Ha ammesso tutto quello che gli è stato contestato dalla procuratrice pubblica, Petra Canonica Alexakis. Tanto che insieme al suo difensore d’ufficio, l’avvocata Maricia Dazzi, si è accordato con l’accusa sulla pena: dieci mesi sospesi per un periodo di prova di due anni. Pena che è stata confermata dalla Corte.

Un processo svoltosi con la formula del rito abbreviato che è durato dunque pochissimi minuti. Così come è molto probabilmente durata qualche minuto la lite fuori dalla discoteca, il 30 luglio di 3 anni fa. L’imputato, come da lui ammesso in aula, a un certo punto si intromette nella rissa. Come ricostruito dalla procuratrice pubblica, tenta di colpire un ragazzo della fazione opposta con l’intento di dare man forte a un suo compagno, che già stava colpendo il ragazzo in questione con calci e pugni. Calci e pugni che cagioneranno alla vittima un trauma contusivo al volto (derivante da una frattura lievemente scomposta del pavimento orbitario sinistro e da una frattura della parete mesiale dell’orbita sinistra) e un trauma contusivo al polso destro.

Ma il 23.enne, - che ieri in aula ha detto di voler voltare pagina e una volta terminata la propria formazione, di mettersi in proprio - non si ferma qui. Sferra ancora diversi pugni, che questa volta vanno dunque a segno, alla parte superiore del corpo e al capo di un altro ragazzo. Tutto questo mentre la vittima viene tenuta ferma da un altro appartenente alla sua banda e viene colpita nello stesso momento anche con ripetuti pugni al volto dal minorenne. Scene di cruda violenza giovanile. Non più così rare ormai a Lugano.

In questo articolo: